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Assolto pizzaiolo accusato dalla ex: “Non la maltrattava e non fu lui a incendiarle l’auto”

Le accuse incrociate tra i due, le telecamere installate da lei, la denuncia solo dopo il rogo della Lancia Y. La pm aveva chiesto una condanna a 5 anni, ma il Collegio ha ritenuto l’imputato non colpevole

Bergamo. Assolto. Il Collegio ha stabilito che M.L., pizzaiolo napoletano di 34 anni, non ha maltrattato l’ex compagna, non l’ha perseguitata e non ha incendiato la sua auto in una sera dell’estate 2022. La donna, 27 anni, aveva denunciato l’episodio dopo il rogo della sua Lancia Y, ma secondo i giudici l’autore non sarebbe l’imputato.

Le immagini riprese dalle telecamere installate dalla giovane, che temeva l’ex partner, mostravano una persona avvicinarsi all’auto. L’avvocato Rocco Gargano ha sottolineato che “non era il mio assistito”. La difesa ha ricostruito che quella sera l’uomo era con la nuova fidanzata e alle 23 si trovava a Scanzorosciate, dove abitava, come confermato dall’aggancio del suo cellulare alla cella della zona. L’auto era stata incendiata alle 00.12. A sostegno dell’alibi, il legale ha ricordato anche un selfie scattato alle 23.52: “dove si vede chiaramente che lui aveva la barba. Chi ha appiccato l’incendio, nonostante fosse travisato da una mascherina, la barba non l’aveva”.

Secondo il pm Anna Elena Mencarelli, i vestiti sequestrati in casa dell’uomo corrisponderebbero a quelli indossati dall’autore del rogo. L’avvocato Gargano ha replicato che “si tratta di una felpa scura e di un paio di sneakers bianche. Credo che più del 50 per cento degli uomini possieda capi simili a casa sua”.

La donna, inizialmente, non aveva raccontato i presunti maltrattamenti subiti: botte, schiaffi, pugni, tirate di capelli, sputi. Per la pm questo “testimonia come non ci sia un intento calunniatorio nei confronti dell’imputato”. La magistrata ha spiegato che la ragazza aveva sporto denuncia solo dopo l’incendio dell’auto, perché molto spaventata, e che successivamente aveva riferito anche episodi di violenza fisica e psicologica. “Addirittura le è stato mostrato un referto medico che lei non aveva nemmeno presentato. Provava paura, tant’è che ha installato le telecamere. Ci sono foto di capelli strappati, di lividi sulle braccia e sul collo”, ha evidenziato.

Il rapporto tra i due è stato più volte definito in aula “tossico”. La giovane ha accusato l’ex compagno di picchiarla, isolarla, controllarla, seguirla e insultarla. L’uomo ha invece sostenuto che fosse lei ad aggredirlo verbalmente e fisicamente e che facesse uso di alcol e cannabis anche durante la gravidanza. L’imputato ha ammesso di averla colpita in alcune occasioni, ma ha affermato di averlo fatto soltanto “per difendersi dalle botte di lei, che lo colpiva e lo graffiava”. La difesa ha aggiunto che “se si leggono le chat si può notare il tono aggressivo di lei, non è certo l’atteggiamento di una persona che ha paura”.

Nelle sue richieste il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 5 anni di reclusione. L’avvocato Nicola Stocco, legale della 27enne costituitasi parte civile per sé e per la figlia, ha chiesto a sua volta la condanna. L’avvocato Gargano ha invece chiesto l’assoluzione.

Dopo oltre due ore di camera di consiglio, il Collegio ha pronunciato la sentenza ed ha ritenuto l’imputato non colpevole per tutti e tre i capi d’imputazione che gli venivano contestati.