Consumo di suolo, a Bergamo +15,91% in 2 anni: “Pesano i cantieri delle opere pubbliche”
I dati diffusi da Legambiente. In città conta anche l’impatto del Pgt Gabrielli Galfetti, in vigore fino al 2024. In provincia Orio al Serio soffre l’espansione dell’aeroporto, a Calcinate e Filago le nuove logistiche più grandi
Un suolo sano non solo custodisce un ecosistema complesso, ma favorisce una maggiore resilienza agli effetti della crisi climatica: se il suolo scompare, il verde si deteriora e l’ambiente urbano diventa più vulnerabile.
Nel rapporto Ispra 2025 sul consumo di suolo, diffuso da Legambiente in occasione della Giornata mondiale del 5 dicembre, la città di Bergamo si distingue per episodi di espansione urbana generati da una serie di interventi infrastrutturali come i cantieri per la realizzazione della linea Teb T2 verso Villa d’Almè.
Il capoluogo è il Comune più ‘mangiasuolo’ dell’intera provincia: il dato, espresso in ettari di suolo consumato in riferimento a quanto cantierizzato tra il 2023 e il 2024, segnala un +15,91%.
Una crescita che, considerata l’enorme mole di finanziamenti piovuta in città per il miglioramento del sistema di trasporto pubblico, non dovrebbe forse sorprendere. Mentre i privati negli ultimi anni hanno spesso cercato di rigenerare aree dismesse, il settore pubblico per costruire svincoli stradali e collegamenti ferroviari (ma anche ospedali e altre infrastrutture) si trova spesso costretto ad occupare più suolo del costruito. Senza dimenticare che un intero quadrante di Bergamo, con il Parco dei Colli e la Maresana, è di fatto e per fortuna totalmente naturale, con una quota di verde maggiore rispetto a tante altre città.
“La maggior parte del consumo di suolo nei piccoli Comuni è legata a grandi interventi localizzati – osserva Elena Ferrario, presidente della sezione provinciale di Legambiente -. A Bergamo, invece, si tratta di un fenomeno diffuso che in parte sarà riassorbito una volta chiusi i cantieri, ma che è anche frutto di un Pgt (quello in vigore dal 2010 al 2024, ndr) che era stato molto generoso con i metri quadrati di occupazione, espressione di una mentalità diffusa che ancora non ha assimilato la necessità di salvaguardare e rigenerare suolo”.
Il Pgt del 2010 era stato scritto, durante l’amministrazione Bruni, dall’architetto Bruno Gabrielli con la consulenza del professore Aurelio Galfetti. I due erano partiti da un punto fermo: la limitata capacità di spesa della pubblica amministrazione, spesso costretta a ricorrere a finanziamenti esterni o iniziative di privati tramite opere a scomputo per realizzare le infrastrutture. L’idea alla base del documento era dunque quella di trasformare alcune aree della città garantendo volumi significativi con l’obiettivo di permettere al Comune di fare cassa e favorire lo sviluppo del capoluogo stesso.
Il report Ispra non si limita però ai confini cittadini ed evidenzia come il consumo di suolo tenda ad affliggere anche i paesi di piccole e medie dimensioni, terreno fertile per gli operatori economici. Nel caso orobico l’allargamento dell’aeroporto e la realizzazione di nuovi insediamenti commerciali riguardano da vicino anche i comuni di Orio al Serio (+9,21%) e Seriate (6,46%), confinanti con il capoluogo. In angoli più remoti della provincia, invece, soprattutto nelle aree dell’Isola e della Bassa Bergamasca si segnalano nuove logistiche di grandi dimensioni a Filago (+9,27%), Osio Sotto (+8,47%) e Calcinate (+10,54%).
Un altro dato interessante che emerge dal rapporto è che il consumo di suolo non si distribuisce in modo omogeneo, ma tende a concentrarsi: sull’intero territorio regionale il 35% è infatti avvenuto all’interno di trasformazioni che hanno interessato appena 30 Comuni, che corrispondono solamente al 2% di tutti i Comuni lombardi.
“Tutelare la salute e l’estensione di suolo libero non è un’opzione, ma un percorso obbligato”, sostiene Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. “Il consumo di suolo non si fermerà in assenza di norme efficaci – continua Di Simine -. I dati regionali, assai preoccupanti, dovrebbero spingere l’istituzione regionale non solo a consolidare le tutele esistenti, ma anche a investire progettualità e risorse economiche sulla filiera della riabilitazione delle aree dismesse”.
“Lo sviluppo diseguale del consumo di suolo è frutto di dinamiche di mercato e di scelte infrastrutturali che il territorio è costretto a subire”, denuncia Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Il fenomeno – prosegue – mette in luce anche quanto il principio di discrezionalità dell’azione amministrativa sia troppo spesso inteso da alcuni comuni come una licenza di consumare suolo, soprattutto quando a spingere sono grandi gruppi, spesso multinazionali, della logistica industriale e del settore Big Tech legato ai data center”.


