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Commercio in via San Bernardino: vendite in calo del 30%. La petizione: “Chiediamo sensibilità”
A sinistra, il sottopasso chiuso. A destra, Matteo Almigioni con le firme raccolte

Matteo Almagioni, titolare del Bugan Cafè, ha promosso una raccolta firme sottoscritta da quasi tutte le attività della via. Le istanze di Confesercenti al Comune: annullamento della Tari e delle tasse su insegne e dehors

Bergamo. Sono quasi vent’anni che Matteo Almagioni apre le porte del suo locale ai residenti e ai dipendenti degli uffici di via San Bernardino. Negli ultimi tre mesi, però, dopo la chiusura del sottopasso ferroviario ha visto la clientela ridursi, un po’ come tutte le altre attività distribuite lungo la strada.

Titolare del Bugan Café al civico 137, da non confondere con l’omonimo Coffee Lab di via Quarenghi, il commerciante ha così deciso di promuovere una raccolta firme per portare all’attenzione dell’amministrazione i disagi che gli esercenti della zona si trovano ad affrontare dopo l’apertura del cantiere di Rfi lo scorso settembre.

“Conosco tutti i commercianti, sono andato porta a porta a chiedere se volessero firmare – spiega Almagioni -. Ho letto nei loro occhi le fatiche di questi mesi: non siamo contro il Comune, sappiamo che il cantiere non è in mano a loro. Ma nonostante questo siamo stati tutti penalizzati dalla chiusura: vorremmo solo che la nostra voce fosse ascoltata”.

Alla raccolta firme ha già aderito una settantina di esercenti, i titolari di praticamente tutte le attività che si trovano lungo la via ad eccezione delle grandi catene. A sostenere la petizione, consapevole dei disagi dovuti alla presenza dei cantieri, anche Confesercenti Bergamo. “La difficoltà dei commercianti di via San Bernardino è un argomento che conosciamo bene – esordisce Cesare Rossi, vicedirettore dell’associazione -. Non vogliamo fare polemica, ma chiedere all’amministrazione un segno di attenzione e sensibilità a queste microimprese che si trovano in una situazione complicata”.

Il sottopasso ferroviario è stato chiuso al traffico lo scorso 1° settembre e nelle previsioni iniziali sarebbe dovuto rimanere sigillato 10 mesi, fino a luglio 2026. Rfi ha però già comunicato che buona parte dei cantieri in corso a carico della società potrebbe subire ritardi a causa di “scarse prestazioni rese dall’appaltatore”. Per il sottopasso di via San Bernardino la riapertura potrebbe così slittare al mese di settembre, ma mancano conferme ufficiali. Intanto lo scorso 12 novembre è stato aperto un passaggio protetto per ripristinare il collegamento pedonale con largo Tironi.

“Il cantiere ha cambiato in modo radicale la viabilità delle vie limitrofe e ridotto, se non azzerato, il passaggio di potenziali clienti – sottolineano da Confesercenti -. Nei nostri riscontri il disagio si traduce in una perdita media del 30% degli incassi rispetto agli anni precedenti”.

L’associazione chiede a Palafrizzoni l’annullamento della Tari e di valutare la temporanea revoca della tassa sulla pubblicità e del costo delle insegne. In più, nei casi di attività con dehors o chioschi, di considerare l’azzeramento delle imposte di utilizzo del suolo pubblico. “L’obiettivo nel lungo periodo – incalza Rossi – sarebbe ottenere anche un contributo compensativo per i mancati incassi. In Italia esistono precedenti in tal senso: crediamo che da questa situazione bergamasca possa nascere una proposta normativa che riconosca ristori alle attività economiche penalizzate da cantieri di rilevanza significativa”.

chiusura ponte via san bernardinoIl sottopasso ferroviario chiuso in via San Bernardino

Anche la minoranza cittadina è pronta a insistere sul tema. “Se allarghiamo il discorso al quartiere San Tomaso la situazione della viabilità è disastrosa”, attacca il consigliere Alessandro Carrara della Lega, che come partito d’opposizione sta preparando un ordine del giorno da portare in Consiglio comunale per chiedere alla Giunta Carnevali di valutare ristori per i commercianti. “Stanno vivendo cali di fatturato significativi, ci sentiamo vicini alle loro posizioni”, spiega Carrara.

“Serve che ognuno si prenda le proprie responsabilità – conclude Almagioni -. Nessuno di noi è alla ricerca di un guadagno personale, vogliamo solo fare il bene del quartiere e contribuire alla sua sopravvivenza”.