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“Tangenziale Sud nel Parco dei Colli? Cittadini che amano il territorio trattati come un intralcio”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino di Bergamo in merito al terzo lotto della Tangenziale Sud di Bergamo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino di Bergamo, in merito al terzo lotto della Tangenziale Sud che attraverserebbe il Parco dei Colli.

Come libero cittadino, leggo con sincero sconcerto le dichiarazioni di alcuni sindaci e consiglieri regionali che invocano la realizzazione di una nuova tangenziale nel cuore del Parco dei Colli, in nome della “valle tutta”. E con altrettanto sconcerto osservo gli attacchi con cui si tenta di screditare il dissenso – sempre più ampio – che si sta levando da parte della cittadinanza, contrapponendo in modo artificiale gli “interessi della valle” a un presunto “fronte del no”.

La verità è semplice: non esiste alcun fronte del no. Esistono molti cittadini che, nel pieno dei loro diritti democratici, esprimono preoccupazioni, dubbi e proposte su un’opera pubblica destinata ad avere effetti profondi sul loro territorio. È così che funziona una democrazia sana: c’è chi vede benefici e chi vede rischi. Ma questa dialettica richiede rispetto, non delegittimazione, e impone di ascoltare un dissenso oggi numeroso e motivato.

Mi chiedo allora: se davvero “i cittadini vogliono questa strada”, perché non è mai stato organizzato un incontro pubblico nei Comuni della valle o nei territori coinvolti? Di cosa si ha paura? Che emerga un dissenso ancora più ampio?

Non esiste neppure un “fronte ambientalista”. Esistono – lo ribadisco – cittadini che amano il territorio in cui vivono e trovano offensivo essere trattati come un intralcio. Tutelare l’ambiente non è un vezzo ideologico: è un principio costituzionale. Il Presidente del Parco dei Colli ha espresso con chiarezza la gravità dell’impatto previsto, definendo l’opera un’imposizione voluta da altri. E allora che dobbiamo pensare? Che si voglia delegittimare persino la nostra Costituzione?

La storia dovrebbe insegnarci qualcosa. Alla fine degli anni Sessanta si scelse di abbandonare i trenini delle valli anziché potenziarli: quella seconda via, parallela alla gomma, avrebbe potuto trasportare persone e merci in modo efficiente. Esistevano persino corse dirette da Milano a Piazza Brembana. Fu una decisione politica chiara: favorire la gomma al posto del ferro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: strade congestionate, inquinamento, mobilità difficoltosa, colonne interminabili di automobili con un solo passeggero a bordo. Una scelta rivelatasi fallimentare.

E oggi la politica sembra pronta a commettere lo stesso errore: 528 milioni di euro destinati a una nuova strada, mentre la Teb2 è ancora incompleta e i fondi per il trasporto pubblico vengono ridotti. Muoversi con i mezzi pubblici – perfino tra comuni limitrofi – è
spesso impossibile. Manca una visione, manca il coraggio di scegliere una via diversa da quella già dimostratasi perdente.

Perché non investire davvero nel trasporto pubblico? Perché non migliorare e ampliare i sedimi già esistenti, riducendo il traffico con costi e impatti inferiori? Perché non favorire forme di mobilità condivisa e sostenibile? Perché non discutere apertamente le alternative che tanti cittadini e diversi tecnici stanno avanzando?

A decidere le sorti del Parco dei Colli sarà ora Anas, che a breve si esprimerà. Nel frattempo, i cittadini hanno il pieno diritto – anzi, il dovere – di far sentire la propria voce. E non si tratta di “ambientalisti” contrapposti alla valle: si tratta di persone della valle e dei
comuni coinvolti che propongono molti sì, soluzioni concrete e domande legittime a cui la politica, invece di rispondere, sembra preferire la delegittimazione.

Vorrei anche condividere un pensiero basato sulla solidarietà tra cittadini: perché non iniziare davvero a praticare il car sharing? Potremmo risolvere problemi quotidiani praticamente a costo zero. Per condividere auto e passaggi non servono app o piattaforme: basta il buon vicinato. Pensiamoci: se chi percorre ogni giorno la stessa tratta condividesse l’auto con anche solo un’altra persona, il traffico si ridurrebbe all’istante.

Certo, richiederebbe un po’ di organizzazione, ma i benefici sarebbero enormi: costi individuali ridotti, strade più libere, inquinamento minore.

Per quanto riguarda i proclami sullo spopolamento delle valli, mi limito a dire questo: non sarà una nuova strada – che peraltro aumenterà i rischi idrogeologici e di allagamento – a invertire la tendenza. Né lo faranno il turismo mordi e fuggi o la crescita edilizia
dell’hinterland. A pesare davvero è la carenza di servizi essenziali: medici, ospedali, scuole, spazi culturali, luoghi di aggregazione. È questo che rende difficile vivere nelle valli, non l’assenza di una tangenziale.

Io stesso ho scelto di vivere ai piedi della Val Brembana per il verde che la circonda. Se l’obiettivo fosse trasformarla in una grigia
periferia, tanto varrebbe trasferirmi in città. Per me – e per tanti giovani che scelgono levalli – contano le loro peculiarità, non le comodità standardizzate. Su questo la politica dovrebbe riflettere seriamente.

In conclusione, se oggi esiste un fronte del no, non è certo tra i cittadini: è tra chi rifiuta il confronto e continua, fuori da ogni legittimità democratica, a non ascoltare.