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Qualità della vita, Bergamo perde 4 posizioni e scende al 5° posto. Trento sale in vetta

La classifica del Sole 24 Ore: anche Bolzano, Udine e Bologna sopravanzano la provincia Orobica, che nel 2024 aveva chiuso al primo posto. Carnevali: “I nuovi indicatori ci spiegano dove siamo chiamati a migliorare”

Dopo il primo posto conquistato nel 2024, Bergamo cede lo scettro di città in cui si vive meglio. La classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita delle province italiane premia infatti Trento, mentre la nostra città perde 4 posizioni scendendo fino al 5° posto, sopravanzata anche da Bolzano (già pluri-campione in passato), Udine (al primo posto nel 2023) e Bologna, che in quest’ordine si posizionano al 2°, 3° e 4° posto della graduatoria.

Dall’analisi dei 90 indicatori statistici utilizzati, divisi in 6 macrocategorie, emerge come Bergamo si metta in evidenza soprattutto per il miglior dato nazionale assoluto in termini di migrazione ospedaliera ridotta al minimo (ovvero le dimissioni di residenti avvenute in un’altra regione), ma anche in termini di sostenibilità, essendo al 3° posto nazionale assoluto, dietro soltanto a Brescia e Treviso.

Inoltre, nella ‘tappa’ in cui vengono analizzati i dati di affari e lavoro, emerge come la provincia orobica sia quella con il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) più basso in assoluto e sia al secondo posto, dietro soltanto a Bolzano, nell’indicatore del tasso di mancata partecipazione al lavoro. In generale, in questa macro-categoria si piazza al 17° posto.

Per ricchezza e consumi, Bergamo si posiziona al 23° posto: dato curioso in questo ambito si segnalano in particolare il penultimo posto (106°) assoluto per disuguaglianza del reddito netto e il 3° per pagamenti delle fatture alla scadenza, ovvero la % delle fatture commerciali ai fornitori pagate entro la scadenza.

La nostra città si posiziona al 31° nella tappa relativa a demografia, salute e società (con il dato sull’istruzione che ha un peso notevole nella determinazione statistica della classifica), al 25° per qualità della vita delle donne e parità di genere, al 24° posto in termini di sicurezza e giustizia e al 34° per cultura e tempo libero in generale, con il dato sull’indice di sportività che la posiziona al 4° posto.

I dati e le analisi complete

Carnevali: “Dati che parlano di continuità e visione”

“Un risultato che testimonia la solidità del nostro territorio e la capacità di mantenere alta la qualità della vita in modo stabile e continuo – il commento della sindaca di Bergamo Elena Carnevali -. Da quattro anni siamo stabilmente tra le prime quindici città e province d’Italia e nella top five insieme a capoluoghi come Trento, Bolzano, Udine di regioni a Statuto speciale, con cui ci alterniamo le posizioni sul podio. Un dato che parla di continuità, equilibrio e visione di un sistema territoriale delle medie città che funziona”.

“Questo posizionamento – continua Carnevali – riconosce il valore di un impegno condiviso, che ha coinvolto istituzioni, imprese, terzo settore, mondo educativo e ospedaliero ma, soprattutto, le cittadine e i cittadini che ogni giorno contribuiscono, con il proprio lavoro e la propria partecipazione a costruire una città attenta, inclusiva e proiettata al futuro”.

“Essere nei primi posti della Classifica rappresenta un riconoscimento della capacità di reinventarsi, di costruire benessere diffuso anche partendo da momenti difficili quale è stato l’uragano Covid nel nostro territorio – spiega la sindaca -. Rimanere tra i territori di riferimento anche nel 2025 significa aver consolidato quella traiettoria, dimostrando che la qualità della vita si costruisce giorno dopo giorno, attraverso scelte strutturali e investimenti duraturi”.

“La classifica diventa utile anche per pianificare le politiche di governo perché offre, anche con l’introduzione di nuovi indicatori, gli ambiti che siamo chiamati a migliorare – conclude -. In primis il tasso di diplomati, laureati e la formazione continua centrali per la conoscenza e la competitività del nostro territorio, l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione nonostante un lieve miglioramento, la richiesta di sicurezza, la disuguaglianza dei redditi per cui siamo tutti chiamati a dare risposta, oltre all’offerta della casa, la mancanza di medici di medicina generale, la salubrità dell’aria. Come sindaca del capoluogo, vedo un territorio capace di coniugare pragmatismo e visione, che non smette di impegnarsi per offrire alle persone un contesto in cui vivere, studiare, lavorare e costruire il proprio domani”.

La Cgil Bergamo: “La classifica conferma le criticità”

Per Orazio Amboni, responsabile welfare della Cgil Bergamo, “il punteggio della sezione Salute conferma ciò che denunciamo da tempo: la sanità territoriale è in grande sofferenza. Migliaia di bergamaschi sono ancora senza medico di base”. Amboni sottolinea come i buoni risultati sulla mobilità passiva – pochi ricoveri fuori regione – “siano l’altra faccia della medaglia: l’investimento massiccio sugli ospedali ha sì aumentato l’attrattività, ma ha anche sottratto personale alla medicina generale, alle case di comunità, alla prevenzione e alle RSA, oggi in una situazione critica”.

Sul versante socio-economico, Bergamo conquista il primo posto per tasso di occupazione giovanile, ma – avverte Paola Redondi, responsabile Mercato del Lavoro della Cgil Bergamo – “non basta avere un lavoro per non essere poveri. Lo dice la nostra posizione crollata nella classifica delle disuguaglianze di reddito e lo conferma la difficoltà crescente ad accedere alla casa”.

Bergamo perde terreno sia sulla disuguaglianza (106° posto) sia sulle mensilità necessarie per acquistare un’abitazione (82° posto, contro il 53° dell’anno scorso). Secondo Redondi, il combinato disposto di bassi salari reali, costi della vita in crescita e fragilità familiari “colpisce soprattutto chi ha un solo percettore di reddito, chi ha livelli di istruzione più bassi e molte famiglie migranti”.

Alla base delle disuguaglianze future c’è il dato sull’istruzione: Bergamo si colloca tra il 75° e l’85° posto per uscita precoce dalla scuola, numero di diplomati e anni di studio medi. Preoccupa anche la partecipazione alla formazione continua, dove la nostra provincia scivola al 91° posto.

“Gli investimenti del Fondo Nuove Competenze e la riforma Gol hanno ampliato l’offerta – spiega Redondi – ma la partecipazione degli adulti rimane troppo bassa rispetto agli obiettivi europei”.