Bergamo, turismo record nel 2025: “Non si parli di overtourism”. Ma case vacanze e B&B registrano un +146%
I numeri del settore nei primi 10 mesi dell’anno: la città traina, ma la montagna è in crescita. La Polonia si conferma la nazione più rappresentata negli stranieri. Boom delle strutture extra alberghiere: “Cambiamento culturale”
Bergamo. Riscoprendosi sempre più internazionale, la Bergamasca può celebrare un nuovo anno d’oro per il turismo. Il settore nel 2025 macina record, ma si trova ad affrontare il boom dell’extralberghiero che, a questo punto si può davvero dire, ha cambiato gli equilibri dell’accoglienza.
Nei primi 10 mesi del 2025 risultati senza precedenti si sono registrati negli arrivi (+8% rispetto al 2024) e nelle presenze (+8,2%). Evidenze che affiorano dal report presentato giovedì mattina, 27 novembre, da Visit Bergamo. Si parla di poco meno di 100 mila nuovi turisti sul territorio, con una stima di circa 200 mila pernottamenti in più nelle strutture ricettive. Tutti dati che si riferiscono al ‘turista’ nel senso più tradizionale del termine: un viaggiatore che trascorre almeno una notte sul territorio.
A trainare è ancora il capoluogo, che raggiunge la doppia cifra con un +10,1% (arrivi) e +13,8% (presenze). “La città rimane il principale polo di attrazione – spiega Christophe Sanchez, amministratore delegato di Visit Bergamo -. Ma non si può parlare di overtourism: il rapporto tra presenze turistiche (circa 1,2 milioni) e residenti (120 mila) è di 10 a 1, ben lontano dai picchi registrati a Firenze e Venezia”.
La crescita del turismo nostrano, forse, acquisisce maggior valore se confrontata con il quadro nazionale. Le ultime rilevazioni nella penisola fotografano una situazione in cui gli arrivi sono cresciuti del 4% nell’ultimo anno. “I tassi di crescita in Bergamasca sono maggiori – ricorda Sanchez -. Questo, però, non deve nascondere il potenziale ancora inespresso: l’unico modo per allungare la permanenza dei turisti è raccontare il territorio rinforzando il dialogo tra le varie aree del sistema”.
I picchi di crescita, chiaramente, si sono registrati durante il periodo estivo (maggio-settembre), mentre l’andamento della stagione autunnale è in linea con gli scorsi anni. “Guardare alla divisione in zone offre diverse chiavi di lettura – spiega Aldo Cristadoro, ad di Intwig, società di data management che ha analizzato i numeri prodotti dall’ente -. Non tutte le aree crescono, in pianura e nell’Isola bergamasca si registrano piccoli cali: soffrono della crisi post Covid della vocazione turistica legata al business dopo l’affermazione dello smart working”.
Nei territori montani sono Val Brembana e Sebino a crescere in modo più sostenuto – con tassi superiori del 70% rispetto al 2019 -, mentre nelle valli Seriana e Imagna si registra un incremento organico. “In montagna – spiega Gloria Cornolti, responsabile del servizio Turismo della Provincia di Bergamo – si avverte ancora una forte stagionalità. Gli arrivi si concentrano in estate, negli altri periodi dell’anno si osserva uno smagrimento”.
Sanchez sostiene la necessità di valorizzare il “brand delle Orobie bergamasche, non la singola valle, un aspetto fondamentale per l’internazionalizzazione. È proprio nei territori montani che vediamo le maggiori possibilità di sviluppo sostenibile del turismo”.
La conferenza di presentazione del reportLa ricettività
Se l’andamento del settore alberghiero è rimasto pressoché stabile, dal 2019 le strutture extra alberghiere stanno vivendo un vero e proprio boom (+146%, + 26,8% rispetto al 2024). A fronte di 250 alberghi, in Bergamasca si contano 4.366 tra case vacanze, B&B e foresterie.
“Il problema nel settore alberghiero è l’offerta, non la domanda – sostiene Sanchez -. Siamo di fronte ad un cambio generazionale negli operatori stessi. Il viaggiatore moderno preferisce affittare una casa piuttosto che prenotare una stanza d’albergo, un fattore culturale che non ci deve spaventare: dobbiamo trovare la chiave per sfruttarlo e innalzare la qualità in questo settore”.
I turisti stranieri
Da ogni angolo del mondo per visitare Città Alta, le valli e i laghi bergamaschi. La quota di turisti stranieri ha ormai superato quella italiana, sia per arrivi (55,5% contro 44,5%) sia per presenze (57,3% contro 42,7%). Un trend iniziato nel 2022 e ora in consolidamento trasversale: è però la città a concentrare la quota preponderante dei flussi stranieri, trainando l’intero quadro.
I numeri sono in crescita sia per quanto riguarda il soggiorno medio dei turisti stranieri – dalle 1,96 notti del 2019 alle 2,18 del 2025 -, sia per il numero di arrivi. In cinque anni, dati alla mano, il numero di turisti stranieri è quasi raddoppiato: ora sono 779 mila, nel 2019 erano 490 mila.
La Polonia si conferma la nazione più rappresentata (85.491 turisti, quasi 15 mila in più rispetto al 2024). “Tra i fattori principali di questo primato si contano la crescita del Pil polacco e i tanti colleghamenti aerei con Orio”, spiega Cristadoro.
Scorrendo la classifica, rimangono invariate le posizioni di Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, con dati non così diversi rispetto allo scorso anno. Crescono, anche se in modo contenuto, le presenze a stelle e strisce. “Un mercato ricco, quello statunitense – ribadisce Sanchez -. Le stime raccontano di una notevole differenza di spesa sul territorio tra un americano e un turista europeo. Il nostro lavoro si muove proprio in questa direzione, aumentare la qualità dei turisti intercettando chi si può permettere una maggiore capacità di spesa”.
Il periodo natalizio
Le previsioni per l’ultimo mese dell’anno, con la stagione natalizia alle porte, rimangono buone. Tramite la piattaforma HBenchmark, Visit Bergamo monitora le strutture ricettive aderenti con un approccio che si basa sui dati, con indicazioni in tempo reale sulla pressione turistica, i prezzi medi e le prenotazioni.
In città sono associate al sistema la quasi totalità delle strutture: al 25 novembre, per il periodo delle festività si registra un tasso occupazionale del 40,9%, in crescita del 5,2% rispetto alla rilevazione fatta nello stesso giorno dello scorso anno (35,7%).


