Includere è curare
World Occupational Therapy Day 2025: 27 ottobre
Accessibilità e inclusione al centro della Terapia Occupazionale: il professionista che costruisce ponti tra persona, ambiente e partecipazione
In occasione della Giornata Mondiale della Terapia Occupazionale, trascorsa il mese scorso, vogliamo far conoscere e valorizzare il ruolo fondamentale di questa figura riabilitativa, troppo spesso poco conosciuta o sottovalutata. L’obiettivo è quello di accendere i riflettori su uno dei tanti temi a noi cari per la nostra professione: l’Accessibilità, intesa come diritto e opportunità per tutti di partecipare pienamente alla vita quotidiana.
Accessibilità e terapia occupazionale: un ponte verso la partecipazione attiva
Abbattere le barriere per costruire autonomia
In un mondo in cui l’inclusione è sempre più al centro del dibattito pubblico, parlare di ‘accessibilità”’ non è più una questione solo tecnica o architettonica, ma anche sociale, sanitaria ed etica.
La terapia occupazionale, disciplina sanitaria riconosciuta dalla legge italiana, gioca un ruolo cruciale nel progettare ambienti di vita accessibili, sicuri e capaci di favorire la partecipazione delle persone, indipendentemente dalle loro capacità o condizioni di salute.
Il ruolo della terapia occupazionale nell’accessibilità
Il terapista occupazionale è il professionista sanitario che lavora per permettere alle persone di svolgere in modo sicuro ed efficace le attività quotidiane – dalla cura personale al lavoro, dallo studio al tempo libero – anche in presenza di disabilità fisiche, cognitive o sensoriali. Il cuore della sua attività è il concetto di “occupazione significativa”, ovvero tutto ciò che per una persona è importante e contribuisce alla sua qualità di vita.
Ma per poter partecipare attivamente alla vita familiare, sociale e lavorativa, è indispensabile che gli ambienti siano accessibili, adattati o progettati in funzione dei bisogni della persona. E qui entra in gioco una parola chiave: ‘barriere’.
Abbattere le barriere: più che una metafora
Le barriere architettoniche, sensoriali e cognitive limitano l’autonomia di milioni di cittadini. Eliminare o ridurre queste barriere è un obiettivo primario previsto anche dalla normativa italiana, che negli anni ha prodotto diverse leggi a tutela delle persone.
Tuttavia, la sola applicazione normativa non basta. Serve un lavoro sinergico tra diverse figure professionali per rendere davvero accessibili gli spazi della vita quotidiana.
La partecipazione come obiettivo prioritario
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la partecipazione è la possibilità per ogni individuo di essere coinvolto nelle situazioni di vita. La partecipazione è strettamente connessa con l’accessibilità: se una persona non può entrare in un edificio, non potrà partecipare alla vita che lì si svolge, sia essa scolastica, lavorativa, familiare o culturale.
La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), adottata anche in Italia, sottolinea l’importanza del contesto ambientale nel determinare il livello di funzionamento e partecipazione di una persona. Un ambiente inaccessibile accentua la disabilità, mentre un ambiente accessibile può compensarla o eliminarla.
La collaborazione interdisciplinare: quando il lavoro di squadra fa la differenza
Per progettare ambienti realmente fruibili, è fondamentale, quindi, una collaborazione efficace tra il terapista occupazionale, amministrazioni quali i comuni e altri professionisti come ad esempio architetti e designer.
Il terapista occupazionale, grazie alla sua formazione sanitaria centrata sulla persona, agisce come mediatore tra il bisogno clinico-funzionale e le soluzioni pratiche. Può effettuare una valutazione domiciliare, osservare come la persona si muove e interagisce con gli spazi, identificare i rischi e proporre modifiche personalizzate che promuovano l’autonomia.
Ma, un ambiente accessibile non si limita alla casa. L’accessibilità va garantita anche negli spazi condominiali, negli edifici pubblici e privati e negli spazi urbani.
Ogni luogo può diventare una risorsa o una barriera, a seconda di come è progettato. Per questo motivo, i concetti di ‘Universal Design’ e ‘Design for All’ stanno guadagnando terreno in tutto il mondo.
Il concetto di progettazione universale prevede la creazione di ambienti, prodotti e servizi utilizzabili da tutte le persone, senza necessità di adattamenti successivi.
Non si tratta solo di progettare per persone con disabilità, ma di realizzare spazi fruibili da anziani, bambini, donne in gravidanza, persone temporaneamente infortunate, ecc.
Un ambiente accessibile deve anche garantire sicurezza. Il terapista occupazionale, nella valutazione ambientale, identifica anche situazioni di rischio come la possibile perdita di equilibrio o cadute, difficoltà nella gestione di attrezzature domestiche, inadeguatezza degli spazi di manovra, illuminazione insufficiente, assenza di supporti adeguati (es. corrimani, sedili doccia, tappeti antiscivolo).
Attraverso l’adozione di ausili, modifiche ambientali e strategie compensative, il terapista occupazionale può prevenire gli infortuni, soprattutto in persone anziane o con patologie neurologiche, e garantire la permanenza sicura al domicilio.
Investire in accessibilità non è solo un gesto di civiltà, ma anche una scelta economicamente sostenibile.
Gli ambienti accessibili riducono i costi sanitari legati a infortuni e ricoveri e migliorano la qualità della vita e favoriscono l’inclusione sociale e lavorativa.
Con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, il bisogno di ambienti adattati è destinato a crescere. Il terapista occupazionale può e dovrebbe essere chiamato a collaborare non solo nella clinica, ma anche nella progettazione urbana, scolastica e lavorativa.
L’accessibilità non si esaurisce nella realizzazione di una rampa o nell’installazione di un ascensore, ma si costruisce attraverso un approccio personalizzato e multidisciplinare, che mette al centro la persona, i suoi desideri, le sue abilità residue e il suo contesto di vita.
In questo processo, il terapista occupazionale rappresenta un ponte tra il bisogno e la soluzione, tra la salute e l’ambiente, tra la normativa e la realtà quotidiana.
In conclusione, solo attraverso una progettazione partecipata, etica e lungimirante, sarà possibile costruire una società davvero inclusiva, in cui la piena partecipazione e la sicurezza non siano un privilegio di pochi, ma un diritto di tutti.


