la cura rivoluzionata
Vene varicose: oggi si curano con tecniche mininvasive, senza ricovero e senza dolore
Il dott. Camozzi racconta come laser, radiofrequenza e colla medica stiano cambiando l’approccio terapeutico alle vene varicose
Per molti anni il trattamento delle vene varicose – o insufficienza venosa cronica – si basava quasi esclusivamente sull’intervento chirurgico tradizionale, noto come stripping della safena.
Una procedura efficace, ma che richiedeva anestesia spinale, tagli chirurgici e un recupero post-operatorio spesso impegnativo.
Oggi, grazie ai progressi della tecnologia medica, questo scenario è profondamente cambiato: è infatti possibile curare le vene ‘malate’ degli arti inferiori con metodiche mininvasive, che non prevedono incisioni e che vengono eseguite in regime ambulatoriale, con anestesia locale o – in alcuni casi – senza alcuna anestesia.
Che cosa sono le vene varicose?
La vena varicosa è una vena dilatata in modo permanente, con valvole che non funzionano più correttamente e una parete indebolita.
Questo porta a un ristagno di sangue, gonfiore, sensazione di pesantezza, crampi notturni e, nei casi più avanzati, a problemi cutanei fino alle ulcere.
Le nuove tecniche: occludere, non togliere
Le tecniche più moderne non prevedono più l’asportazione della vena (come avveniva con lo stripping), ma la sua occlusione interna, ottenuta tramite energia termica o sostanze biocompatibili.
L’obiettivo è interrompere il reflusso patologico e permettere al sangue di circolare attraverso le vene sane.
Le metodiche oggi più utilizzate sono due:
1.Tecniche termiche: Laser e Radiofrequenza
Un sottile catetere, introdotto nella vena safena, emette energia termica che provoca la chiusura della vena.
Oggi si utilizzano laser di nuova generazione a 1470 nm (lunghezza d’onda), molto più sicuri rispetto a quelli impiegati in passato, grazie alla minore energia necessaria e alle nuove fibre “radiali”, che diffondono la luce a 360° riducendo al minimo i rischi.
2.Tecniche chimiche: Colla acrilica biocompatibile e schiuma sclerosante
La vena viene occlusa dall’interno attraverso l’iniezione di una speciale colla medica o di una schiuma sclerosante.
La colla acrilica rappresenta una soluzione particolarmente utile nei pazienti in sovrappeso o con arti molto voluminosi, perché richiede pochissimi giorni di calza elastica post-procedura.

Perché queste tecniche sono considerate ‘mininvasive’?
Perché offrono una serie di vantaggi concreti:
-nessun ricovero: il paziente rientra a casa poco dopo il trattamento
-assenza di incisioni: niente tagli, punti di sutura o cicatrici
-minimo trauma dei tessuti: quasi totale assenza di ematomi
-assenza di dolore post-operatorio
-ripresa immediata del cammino(anche 2 km già il giorno stesso)
-ritorno rapido alle attività quotidiane e lavorative
-rischio estremamente basso di lesioni nervose
-calza elastica solo per pochi giorni(da 5 a 12, e spesso meno con la colla acrilica)
Le indicazioni principali sono l’insufficienza della vena grande safena e della vena piccola safena.
Come funziona il laser?
Il laser è un’onda elettromagnetica che colpisce selettivamente i globuli rossi e l’acqua contenuta nella parete venosa, producendo un effetto termico controllato che porta alla chiusura della vena.
Nel corso degli anni la tecnologia ha fatto passi da gigante:
-dai primi laser a 810–980 nm si è passati al più moderno 1470 nm (lunghezze d’onda)
-dalle fibre “piatte” si è arrivati alle fibre radiali, più sicure
-le ultime versioni, chiamate DUO RING RADIALI, emettono l’energia in due punti diversi, aumentando la precisione e l’efficacia dell’occlusione

Per chi sono indicate le tecniche mininvasive?
Questi trattamenti sono adatti alla grande maggioranza dei pazienti, inclusi:
-persone anziane
-pazienti con patologie cardiache o respiratorie
-persone in sovrappeso
-pazienti in terapia anticoagulante
La minima invasività li rende accessibili anche a chi non potrebbe affrontare un intervento chirurgico tradizionale.
Complicanze possibili
Sebbene rare, possono verificarsi:
-infiammazione della safena con formazione di un cordoncino duro temporaneo (più comune nei pazienti molto magri)
-comparsa di leggere macchie scure sulla pelle
-rarissime trombosi venose superficiali o profonde
-possibile ricanalizzazione della safena (circa 1 caso ogni 2.500 interventi)
Si tratta comunque di eventi poco frequenti e spesso transitori.
Una rivoluzione silenziosa per la cura delle vene varicose
Le nuove tecniche mininvasive hanno cambiato radicalmente l’approccio terapeutico:
meno dolore, meno rischi, nessun ricovero e un recupero immediato, con risultati sovrapponibili alla chirurgia tradizionale.
Un progresso che rende oggi il trattamento dell’insufficienza venosa più semplice, più sicuro e più accessibile a tutti.

