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Farmaci per dimagrire: riducono la fame e si può perde fino al 20 per cento del peso ma attenzione al ‘fai da te’

Semaglutide eTirzepatide: facciamo chiarezza con l’aiuto del professor Stefano Olmi e del dottor Davide Moioli

Ormai se ne parla dappertutto, sui social, sui giornali, in televisione, persino al bar. E sono migliaia gli italiani che li hanno già usati o li stanno usando, al punto che alcuni ristoranti starebbero pensando di creare dei menù ad hoc con porzioni dimezzate dedicate proprio a chi li sta assumendo. Parliamo della Semaglutide e della Tirzepatide, gli ormai famosi farmaci per dimagrire. In alcuni casi vengono presentati come se fossero la ‘pillola magica’ tanto attesa da chi è perennemente in lotta con il peso, in altri si richiama l’attenzione sui possibili effetti collaterali. L’ultimo a farlo è stato il cantante Robbie Williams secondo il quale gli avrebbero causato un abbassamento della vista. Facciamo chiarezza allora con l’aiuto del professor Stefano Olmi e del dottor Davide Moioli, rispettivamente Responsabile e Chirurgo dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e Oncologica e del nuovo centro AMICO (Ambulatorio Metabolico Integrato e Cura dell’Obesità) del Policlinico San Marco, nato proprio per offrire un punto di riferimento qualificato per il trattamento medico di problemi metabolici, sovrappeso e obesità.

Questi farmaci di cui si sente tanto parlare sono davvero così efficaci?

Assolutamente sì. Negli ultimi anni la ricerca ha consentito di comprendere meglio i meccanismi regolatori del peso corporeo, che coinvolgono una complessa interazione tra cervello, tessuto adiposo e apparato digerente. Da qui sono nati farmaci, inizialmente studiati e utilizzati da decenni per il diabete, che si sono rivelati un’arma potente anche contro l’obesità. Ad oggi le due molecole più utilizzate sono Semaglutide e Tirzepatide. Si tratta di una nuova generazione di farmaci appartenenti alla classe degli agonisti delle cosiddette incretine, ormoni prodotti dall’organismo in risposta all’assunzione di cibo e per la gestione della glicemia. Altamente efficaci nel trattamento del diabete tipo 2, oggi rappresentano un ottimo supporto anche nella gestione del peso corporeo. Inoltre, diversi studi suggeriscono che avrebbero anche effetto protettivo a livello cardiovascolare e nella gestione/trattamento del lipedema.

Nelle ultime settimane, però, sembrerebbero emergere diversi effetti collaterali dovuti all’utilizzo di questi farmaci.

Come ogni farmaco anche questi possono avere degli effetti collaterali, motivo per il quale necessitano di prescrizione (sarà lo specialista a valutare quale sia la molecola più indicata a seconda del caso) e vanno assunti sotto stretta osservazione medica, al fine di avere un monitoraggio adeguato di tutti gli aspetti. Gli effetti collaterali di questi farmaci si manifestano spesso a carico dell’apparato digerente, ma non sono quasi mai tali da dover interrompere il trattamento e in ogni caso gestibili se opportunamente seguiti da professionisti. Tra questi reflusso/nausea, a volte vomito, disturbi dell’alvo (stipsi e/o diarrea). Da segnalare come effetto collaterale grave ma estremamente raro  è la pancreatite acuta, verificatasi solo nello 0,4% dei casi. Nel percorso che abbiamo strutturato nelnostro ambulatorio AMICO, proprio per offrire la massima sicurezza possibile, i pazienti vengono seguiti attentamente sia nel pre con una valutazione che comprende esami del sangue ed ecografia addome, sia durante in tutto il percorso di perdita di peso.

E il legame tra farmaco e abbassamento della vista? C’è davvero una correlazione?

Attualmente una vera correlazione causa – effetto non è stata scientificamente provata, al punto che tale condizione non è segnalata tra gli effetti avversi nel foglietto illustrativo. Quello che si è visto è che ci può essere un effetto, in pazienti affetti da diabete e con retinopatia diabetica, di alterazione transitoria del visus dovuta alla repentina regolazione dei valori glicemici. Si tratta di un effetto transitorio con benefici a lungo termine sulla retinopatia stessa. Pertanto attualmente si è posta l’attenzione a uno stretto controllo dei pazienti con retinopatia diabetica. Come già detto, il tema vero è che ogni farmaco può avere degli effetti indesiderati; questo è il motivo per cui qualunque terapia va fatta sotto controllo di uno specialista che, al minimo segnale d’allarme, sa come gestire un eventuale effetto indesiderato. Il messaggio è che non vanno presi alla leggera ma fatti gestire da chi ha le competenze per poterli utilizzare in sicurezza.

Come funzionano?  Qual è il meccanismo d’azione grazie al quale favoriscono la perdita di peso?

Sia la Semaglutide sia la Tirzepatide mimano l’azione di un ormone naturale prodotto dal pancreas denominato GLP – 1 (Glucagon-Like Peptide-1). Questo ormone agisce sui centri del sistema nervoso centrale riducendo l’appetito, rallenta lo svuotamento gastrico, favorendo un senso di sazietà precoce e prolungato, migliora la regolazione della glicemia aumentando la sensibilità all’insulina, riducendo quindi i picchi di zucchero nel sangue. La Tirzepatide, però, ha anche un’altra azione poiché agisce non solo sul GLP-1, ma anche su altri recettori di un altro ormone, chiamato GIP (Glucose-Dependent Insulinotropic Peptide), anch’esso coinvolto nella secrezione di insulina. Pertanto vi è un’amplificazione dell’attività del GLP-1 che potenzia gli effetti sulla riduzione della fame, aumento della sazietà e regolazione della glicemia.

Per chi sono indicati? Li possono assumere tutti?

No, in entrambi i casi ci sono indicazioni precise per poterli prescrivere e quindi assumere: persone in sovrappeso con BMI superiore a 27 con comorbidità (diabete tipo 2, ipertensione, dislipidemia, OSAS, patologie muscolo-scheletriche documentate etc.) e persone con obesità di primo grado (BMI tra 30 e 34,9). Inoltre, possono essere utilizzati con successo nel cosiddetto weight regain (ripresa di peso) dopo intervento di chirurgia bariatrica, in pazienti per cui un intervento chirurgico non è eseguibile per comorbidità e nei casi in cui prima di poter accedere a un intervento di chirurgia bariatrica è necessario un calo ponderale significativo per ridurre i rischi.

Ma è vero che si devono rendere a vita, altrimenti si ingrassa di nuovo?

La durata di assunzione del farmaco dipende dal grado di sovrappeso e obesità e quindi dalla quantità di chili che si deve perdere. Quanto al timore di riprendere peso, una volta sospeso, per avere risultati duraturi – proprio come in qualsiasi percorso di cura dell’obesità, che sia nutrizionale o anche chirurgico – è fondamentale, associare al farmaco un’alimentazione equilibrata e attività fisica, approfittando del periodo di terapia per rieducarsi da un punto di vista alimentare e di stile di vita.