Omicidio di Sara Centelleghe, la Corte d’Assise dispone la perizia medico-psichiatrica su Deep Badhan
Sentiti il medico legale, il comandante del Nucleo Investigativo e l’imputato, che si è contraddetto più volte tra vari “non lo so” e “non ricordo”
Costa Volpino. La Corte d’Assise del tribunale di Bergamo ha disposto una perizia medico psichiatrica nei confronti di Jashandeep Badhan, l’elettricista 19enne che il 26 ottobre 2024 ha ucciso Sara Centelleghe, studentessa della sua stessa età, aggredendola nel suo appartamento a Costa Volpino. Nonostante la ferma opposizione del pubblico ministero Gianpiero Golluccio e degli avvocati di parte civile, la Corte ha scelto di indagare più in profondità, accogliendo la richiesta del difensore del giovane indiano, l’avvocato Roberto Grittini.
Un’udienza emotivamente difficile, quella di mercoledì 26 novembre. Il primo al banco dei testimoni è stato il medico legale Matteo Marchesi, che ha eseguito l’autopsia sul corpo della ragazza, massacrato a colpi di forbice. Il gelo è caduto nell’aula, la mamma di Sara non ha smesso un attimo di morsicarsi le unghie e di asciugarsi le lacrime, mentre sul viso del papà si coglievano i segni di un faticoso autocontrollo, perso in un paio di momenti, quando si è lasciato andare a commenti fatti a voce troppo alta. “Mi vien voglia di ucciderlo”, ha detto in dialetto bergamasco, facendosi riprendere dalla presidente Patrizia Ingrascì.
Marchesi ha parlato di 77 ferite di cui “58 al volto e alla testa, le altre sul collo e sulle mani, dato che la vittima ha cercato di difendersi”. C’è poi una frattura della laringe, perché Badhan ha cercato di strangolare Sara, e diverse fratture del cranio, alcune provocate dalla punta delle forbici, altre “per la compressione contro una superficie dura che ha provocato uno sfondamento alla base”.
Il tenente Danilo di Fonzo, comandante del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Bergamo, ha ricostruito l’intera serata dell’omicidio, partita dalla chiamata al 112 dell’1.18 di S.D.M., l’amica minorenne di Sara Centelleghe che ha trovato il corpo. I primi ad arrivare sul posto sono stati i medici del 118 e i carabinieri del Radiomobile di Clusone. “Noi siamo arrivati alle 3.20 di notte e subito abbiamo notato delle tracce di sangue che dal pianerottolo arrivavano fino ai box del condominio – ha dichiarato Di Fonzo -. Erano impronte plantari di un piede con indosso solo un calzino, senza scarpe”. Seguendole, i militari sono poi arrivati all’altra ala del palazzo, dove l’elettricista viveva con la sua famiglia.
Il corpo di Sara era a terra, supino, nel corridoio “aveva il volto martoriato dai tagli. Nel corridoio e nella camera da letto c’erano schizzi di sangue sulle pareti. In cucina un cassetto aperto con impronte di sangue e sul comodino un apio di forbici con tracce ematiche e capelli sulle lame. Dietro la porta della camera c’era lo zainetto della vittima aperto, sporco di sangue, il materasso e la rete erano ribaltati, come se l’assassino stesse cercando qualcosa. Abbiamo provato a chiamare Sara ma il suo cellulare era spento”.
La ricostruzione dell’aggressione è agghiacciante, di una violenza inaudita.
L’ultimo contatto sul cellulare dell’amica della 19enne era una chiamata a Deep, così i carabinieri hanno deciso di sentirlo. Ma prima hanno acquisito le immagini della telecamera del bar di via Nazionale, sotto casa di Sara, e quelle della sorveglianza comunale, che punta sui condomini. Avevano ripreso S.D.M. aspettare davanti al condominio, poi spostarsi verso il bar e infine, dopo un’attesa di circa 15 minuti, rientrare nel palazzo.
Quando i carabinieri hanno suonato a casa Badhan sono stati ricevuti dal fratello. “L’imputato dormiva avvolto in una coperta sul divano-letto in sala. Accanto a lui c’era uno zainetto con dentro vestiti sporchi di sangue, il cellulare di Sara era nel cassetto di un comò. Lui aveva gli occhi arrossati ed ha subito preso una garza blu dal letto con la quale si è coperto una mano, gonfia e ferita”. Portato in caserma, Deep confesserà quando i carabinieri gli chiederanno come si è provocato quei tagli. Il Combur Test, che evidenzia la presenza di sangue, confermerà che a lasciare le impronte sulle scale è stato il piede del 19enne.
Dalla ricostruzione dei messaggi emerse che S.D.M. stava aspettando Deep per uno scambio di droga: 30 euro di cocaina in cambio di 3 grammi di hashish. Sara non sapeva nulla del loro appuntamento, stava dormendo nel suo letto.
La ricostruzione fornita in aula dall’imputato è stata costellata da “non lo so, non mi ricordo”. Per rinfrescargli la memoria il pubblico ministero lo ha invitato a guardare le fotografie del corpo della vittima. Un rapido sguardo, poi Badhan le ha spostate. Tante le contraddizioni durante la sua deposizione: al gip aveva detto di essere entrato in casa Centelleghe perché la porta non era chiusa a chiave, di aver iniziato a frugare alla ricerca di hashish e di aver colpito Sara perché lei si era svegliata all’improvviso, spaventandolo. Alla Corte ha invece detto di aver suonato il campanello e, quando la ragazza era andata ad aprire, gli aveva “urlato addosso, così ho perso il controllo, come un corto circuito nella mia testa”. Ha detto poi di essere salito nell’appartamento perché doveva incontrare S.D.M. e, alla contestazioni mosse dall’accusa rispetto ai messaggi che si era scambiato con l’amica di Sara, nei quali diceva esplicitamente che lo stava aspettando di fuori, non ha saputo replicare.
Alle domande del suo difensore, l’imputato ha invece risposto, sempre con un filo di voce, ma in modo più chiaro. Quella sera dice di aver assunto hashish, cocaina, alcol e cortisone. “Non stavo bene, mi tiravano tutti i muscoli del collo e della faccia, mi sono fatto accompagnare a casa dai miei amici. Cercavo dell’hashish per calmarmi, non riuscivo a dormire”.
“Ora guarda le foto di Sara – lo ha incalzato l’avvocato Grittini -. Che pensieri ti muovono?”. “Mi dispiace tanto, non volevo farlo. So che ho sbagliato ma in quel momento non ero me stesso”, ha detto il ragazzo.
Al termine dell’udienza i genitori e il fratello di Deep hanno cercato di avvicinare la mamma e il papà di Sara Centelleghe, probabilmente per scusarsi. Ma loro, provati dal dolore rivissuto dalle deposizioni dei testimoni, non hanno voluto incontrarli.
Il 18 dicembre verrà conferito l’incarico al perito.


