Violenze, ogni giorno 10 donne chiedono aiuto. I carabinieri: “Non solo le vittime: chiunque sappia, denunci”
Il bilancio dell’attività del Comando provinciale in occasione del 25 Novembre: solo nell’ultimo mese oltre 170 denunce
Bergamo. Dieci donne bisognose d’aiuto ogni giorno. La proiezione è presto fatta: circa 3 mila all’anno. Solo nell’ultimo mese (dal 23 ottobre al 25 novembre) sono oltre 170 le persone denunciate all’Autorità Giudiziaria. Il dato emerge in occasione della Giornata nazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e traccia il bilancio delle attività svolte dal Comando provinciale dei carabinieri di Bergamo nell’ambito dei procedimenti penali relativi al “Codice rosso”. “L’elevato numero di procedimenti trattati in queste settimane testimonia l’immane sforzo richiesto a tutti gli Enti ed Istituzioni che, come l’Arma dei Carabinieri, formano la Rete Provinciale Antiviolenza e ogni giorno si impegnano ad affrontare un numero crescente di casi”. Le attività vanno dall’acquisizione delle denunce alla ricerca di indizi, dall’applicazione di misure cautelari all’adozione di misure di tutela nei confronti delle vittime, come la vigilanza e protezione della persona e del luogo in cui vive.
Gli interventi sono coordinati dalla Procura, in particolare dai magistrati del “Pool fasce deboli”. In tutte le compagnie bergamasche dei carabinieri c’è un referente specializzato sul tema: a Bergamo il Luogotenente VladimiroTasso (che è anche responsabile provinciale per la violenza di genere della rete nazionale), a Clusone il maresciallo capo Enrico Maria Fanzone, a Treviglio il maresciallo Marcella Villa e a Zogno il vicebrigadiere Maria Cristina Fuoco. Queste ultime due, laureate in psicologia, fanno notare quanto la formazione sia importante per approcciare nel miglior modo le vittime di violenze, che a Bergamo e Treviglio possono contare su una stanza protetta per raccontare il loro vissuto.
Fondamentale è poi la sinergia con la rete dei centri antiviolenza, i servizi sociali e le strutture sanitarie “per assicurare un percorso di protezione e ascolto alle vittime, incoraggiandole a denunciare”. Proprio questo è l’appello lanciato dal comandante Salvatore Sauco: “Avvicinatevi a noi, vedeteci come un punto di riferimento. Anche se avete solo il dubbio di essere incorsi in violenze, venite da noi e denunciate. L’appello è rivolto anche a tutti coloro che possono venire a conoscenza di situazioni del genere: amici, familiari, vicini di casa. Il vostro aiuto è fondamentale, se vogliamo andare ad intercettare sempre più situazioni altrimenti destinate a restare sommerse”.

Le denunce sono in aumento, anche perché le vittime sono mediamente più consapevoli. Questa, almeno, è la percezione diffusa tra gli addetti ai lavori. Tuttavia c’è ancora la tendenza a “normalizzare” certe condotte violente, a giustificarle in qualche modo. “La violenza è qualcosa di subdolo – aggiunge il colonnello Sauco – si nutre del timore della vittima ad aprirsi”. C’è ancora chi arriva a negare l’evidenza, tanta è la paura. “Anche davanti a noi forze dell’ordine”. I reati più diffusi sono i maltrattamenti i famiglia, poi lo stalking. “Meno le violenze sessuali”, secondo l’esperienza sul territorio dei carabinieri. Nei giovani si moltiplicano gli episodi di revenge porn, ovvero la diffusione non consensuale di immagini e video intimi. Immagini e video spesso diffusi con scarsa consapevolezza, senza nemmeno sapere che può configurarsi un reato.
Solo nell’ultimo mese sono state eseguite diverse misure cautelari legate a episodi di violenza. L’elenco è lungo: a Bergamo un 43enne è finito ai domiciliari con divieto di avvicinamento per aver perseguitato due donne, provocando ansia e cambiamenti nelle loro abitudini di vita. A Curno un 52enne è stato arrestato dopo la denuncia dell’ex compagna che lamentava messaggi minacciosi, appostamenti e pedinamenti: per lui è scattato il “codice rosso”. A Torre Boldone un 56enne è stato allontanato da casa per maltrattamenti fisici e psicologici verso la convivente. A Treviolo un 26enne è stato colpito da una misura di allontanamento e divieto di soggiorno per aver minacciato e maltrattato la madre.
Nel territorio di Treviglio, a Fara Gera d’Adda un 55enne peruviano è stato allontanato da casa dopo un anno di violenze e minacce contro la moglie nel frattempo rifugiata da parenti. A Verdellino un 42enne albanese è finito in carcere: nonostante una precedente condanna per persecuzioni verso la moglie, aveva ripreso a minacciarla dopo la scarcerazione impedendole qualsiasi tipo di relazione sociale.
Nell’ambito di Clusone, a Casazza un uomo è stato denunciato per maltrattamenti verso la figlia che voleva andare a convivere con il fidanzato. Ad Albino due casi distinti: nel primo un uomo è stato denunciato per violenze, anche con coltello; nel secondo un padre è stato deferito per maltrattamenti su madre e figlia minorenne, poi trasferita in una struttura protetta. A Lovere è stato denunciato un uomo che aveva minacciato l’ex compagna con un oggetto contundente: anche in questo caso la donna e la figlia sono state accolte in una struttura sicura.
Ad Almenno San Salvatore, i militari della compagnia di Zogno hanno infine allontanato un uomo per maltrattamenti contro la compagna. Per lui è scattato il braccialetto elettronico. E questo solo nelle ultime settimane.






