Insulta in dialetto un vicino di casa e finisce davanti al giudice di pace
Il 65enne dovrà rispondere di minacce: “Gli ho dato del bigol, non ne potevo più della musica ad alto volume”
Bergamo. Il vocabolo in italiano è abbastanza innocuo e serve a indicare un tipo di pasta di origine veneta. In dialetto bergamasco diventa invece più insidioso ed è stato utilizzato durante una lite di vicinato da un 65enne di Città Alta, intenzionato a dare dello stupido al rivale. Definirlo “bìgol” fino a qualche anno fa sarebbe stato sufficiente per una citazione in giudizio. Ma l’ingiuria risulta depenalizzata dal 2016. Lui davanti al giudice di pace dovrà però presentarsi lo stesso il 25 novembre, perché l’offesa verbale era a corredo di un atteggiamento ritenuto intimidatorio dalla Procura. Deve rispondere di minacce: stando alle contestazioni, il 65enne avrebbe infatti aggiunto “Vai a casa tua, guarda che va a finire male”, mostrando “i pugni vicino al volto” della parte offesa. Era il 14 luglio del 2023, l’altro lo aveva denunciato e così si era messa in moto la macchina della giustizia.
Gli attriti andavano avanti da tempo. Il 65enne si lamentava per la musica ad alto volume che arrivava, anche in ore notturne, dal piano di sopra, dove abita una donna. “Sono costretto a dormire con con i tappi”, confida lui. L’amico della signora, un uomo di 76 anni che frequenta quotidianamente l’appartamento, aveva avuto da ridire sui modi della protesta. E così era scoppiato il litigio. “Mi ha denunciato perché non mi vogliono in quel palazzo – dice -. Quello ha gridato in mezzo alla strada che dovevo tornare al mio paese. Ho reagito, è vero che gli ho dato del “bigol”, ma non l’ho minacciato”.
“Sono preoccupato perché non so come andrà a finire, visti i miei precedenti con la giustizia”, spiega il 65enne, che in passato s’è fatto dieci anni di carcere per rapine, furti e spaccio di droga. “Ma da 1995, quando sono uscito, non ho più rimediato nemmeno una denuncia”, sottolinea lui, invalido al 50% e in cura al Serd. “Nel paese della Valle Seriana dove sono nato ho lavorato prima come stradino, poi alla piazzola ecologica, ma poi i problemi di salute mi hanno impedito di proseguire”.
In Città Alta in molti gli vogliono bene. Un panificio lo ha ingaggiato per le consegne ai ristoranti. “C’è chi mi ha regalato il televisore, chi il frigorifero, un frate mi ha comprato il telefonino”, racconta il 65enne. Di finire di nuovo in tribunale “per così poco”, lui, che di conti alla giustizia ne ha pagati di ben più salati, non se l’aspettava: “Sono 30 anni che rigo dritto e ora per questa cosa ho preso un mezzo esaurimento”.



