Vegini: “Christmas Design? Installazioni d’arte per mettere in luce la partecipazione”
La manifestazione si muove in uno spazio delicato, in cui un “dono alla città”, come lo chiama il suo ideatore Maurizio Vegini, contribuisce a definire l’immagine della città stessa, e al contempo la partecipazione diffusa richiede un forte coordinamento centrale
Ogni dicembre Bergamo si accende di luci e iniziative. È un fenomeno comune a molte città italiane, con proposte che tra loro spesso si somigliano. “Christmas Design”, giunto alla terza edizione, cerca di collocarsi in un territorio suo, come occasione per esporre visioni creative, per generare comunità, per attivare energie economiche private mettendo quasi a zero il carico sul pubblico.
Cresciuta velocemente, la manifestazione si muove in uno spazio delicato, in cui un “dono alla città”, come lo chiama il suo ideatore Maurizio Vegini, contribuisce a definire l’immagine della città stessa, e al contempo la partecipazione diffusa richiede un forte coordinamento centrale. L’evoluzione futura di quello che oggi si propone come un “modello di creatività collettiva” dipenderà anche dal contesto politico-amministrativo, da equilibri che non sempre favoriscono sperimentazioni “a trazione creativa” e a vocazione indipendente.
Di tutto questo, e dei meccanismi quasi da laboratorio urbano che animano Christmas Design, abbiamo parlato con Maurizio Vegini, anima della manifestazione, paesaggista dello studio GPT (Giardini Paesaggio Territorio) con esperienze che vanno dai Maestri del Paesaggio alla progettazione per grandi marchi internazionali.
Facciamo un passo indietro: come nasce Christmas Design?
L’organizzazione di eventi è una costola molto laterale della mia attività di studio. Christmas Design nasce nel 2023 dalla mia esperienza professionale e organizzativa, che arriva da lontano. Nel 2009 lavoravo tra Gardone Riviera e Salò con la Rassegna Internazionale del Paesaggio e del Giardino, che è stato il prodromo dei “Maestri del Paesaggio”. Ho diretto “Maestri del Paesaggio” in Piazza Vecchia per dieci anni, fino al 2020: poi ho sentito la necessità di un rinnovamento. Parallelamente, dal 2019 al 2022 ho curato gli allestimenti natalizi in Piazza Vecchia. Ma l’intuizione prima è del 2014, quando Sky utilizzò Città Alta in uno spot ambientato a Natale: lì ho capito che questo poteva essere un grande asset culturale e comunicativo per Bergamo. Il Natale non tanto come consumo, ma come occasione creativa.
Nel 2022 arriva la telefonata del sindaco Gori. È lì che il progetto prende forma?
Esatto. Quello è l’anno in cui ho fatto il grande allestimento a Milano per l’inaugurazione del Portrait di Ferragamo in corso Venezia. Nel settembre del ‘22 Gori mi invita per un caffè e mi chiede di immaginare qualcosa di nuovo per la città. Io però volevo farlo in partenariato pubblico-privato, perché lo pensavo come un dono a Bergamo. Per questo l’ho innestato nel DUC, Distretto Urbano del Commercio, di cui Nicola Viscardi era general manager. È nato così un modello organizzativo diverso da quello dei “Maestri del Paesaggio” e che si è dimostrato molto efficace nella formula del Christmas Design.
Christmas Design è presentato come “evento gratuito per la città”. Ma qual è il suo modello economico?
La gratuità non sta nei costi reali, ma nel sistema. Le opere sono finanziate dalle aziende, che sono le vere protagoniste: ogni azienda contribuisce con 1.600 euro, che l’ente pubblico, con i suoi partner, sostiene per ogni opera per l’organizzazione e la comunicazione istituzionale. Nel bilancio complessivo, il 95% è coperto dai privati, con risorse esterne al DUC. È una leva potentissima. I contenuti ce li mettono le imprese: designer, artisti, architetti trovano il proprio partner e producono l’opera. Alcuni si autofinanziano completamente. Quest’anno abbiamo anche vinto il bando cultura di Regione Lombardia: siamo arrivati 22esimi su 88 progetti finanziati. È un risultato importante.
È un modello molto basato sul network. È sostenibile?
Christmas Design vive solo di network. Noi siamo registi, non protagonisti. Gli attori sono le aziende, gli artigiani, le associazioni, gli artisti. Quest’anno, per esempio, Confartigianato finanzia due opere della sezione Christmas Design Artisan. E il Bosco di Natale è diventato il simbolo della coralità: un luogo, non un oggetto. Molte aziende lo sostengono, molti artigiani lo costruiscono, molte associazioni lo animano. Nel Bosco – progettato da Lucia Nusiner del nostro studio GPT – ci puoi mettere case, volontariato, animazioni, vita. È un hub ed è la sintesi del nostro metodo: tanti soggetti diversi che generano qualcosa insieme. L’auspicio è ampliare ancora la partecipazione: associazioni di categoria, grandi realtà istituzionali, nuovi partner culturali.
Quest’anno il tema è “Il Palcoscenico dell’Immaginazione”.
Sì, ma queste in realtà sono più suggestioni che temi. L’idea è di offrire un orizzonte poetico, non un vincolo. I temi li accogliamo quando hanno un senso. Sono felice, per esempio, che in città alta in questa edizione arrivino tre opere ispirate alla tradizione cristiana: Attesa, Nascita, Epifania, collocate tra Cittadella, Piazza Mascheroni e Piazza Vecchia. È una forma di ritorno alle radici culturali della città. Come commissione valutiamo più che altro l’eventuale non-opportunità di certe scelte: non diamo giudizi estetici, ma garantiamo che tutto sia rispettoso e contestualizzato.
Oltre alle installazioni, quali appuntamenti speciali accompagnano Christmas Design?
Quest’anno abbiamo voluto rafforzare la dimensione culturale della manifestazione. Ci sono due serate “Vitamina D” realizzate in collaborazione con la Fondazione Architetti Bergamo, dove designer e artisti raccontano le loro opere. A queste si aggiungono due appuntamenti TED Xmas, dedicati a temi come sostenibilità, trasformazione e immaginazione. E poi, il momento clou: il concerto “Light is Life” al Teatro Donizetti, un omaggio ai Pink Floyd della band Wit Matrix, che unisce musica e solidarietà, sostenendo famiglie in difficoltà.
Christmas Design attrae molte risorse private. Ma con l’amministrazione com’è il rapporto?
Il dialogo con l’amministrazione è sempre parte integrante del percorso. Come in ogni realtà complessa, ci sono valutazioni e compromessi. Ogni anno, il team valuta come proseguire: nulla è scontato. L’iniziativa, nata nel 2023 per concludere Bergamo Brescia Capitale della Cultura, ha avuto una seconda e ora una terza edizione, e il futuro sarà definito in base a come evolveranno condizioni e opportunità.
E con il pubblico della città?
A me piace molto il confronto. Con i Maestri del Paesaggio c’erano anche polemiche di cittadini, di personalità di spicco, ed erano segno di partecipazione. Negli ultimi anni c’è stata attenzione, ma meno feedback critico. Un direttore artistico ha bisogno di confronto, anche negativo, per crescere.
Se questa edizione potesse lasciare una sola eredità a Bergamo, quale sarebbe?
Noi lasciamo emozioni, non cose. Le opere non sono nostre: sono delle aziende, degli artisti, dei loro creatori. Noi generiamo un contesto, una cornice, gli altri fanno “il quadro”.
Dove porta, secondo lei, questo progetto nei prossimi anni?
Vorrei una manifestazione sempre più corale. Non un evento centrato sul protagonismo di un ente, ma un luogo di partecipazione, per niente elitario, dove ciascuno, anche le realtà piccole e piccolissime, possono affiancare i grandi gruppi mettendo a disposizione i propri talenti per arricchire la comunità.






