Inchiesta carcere, il processo si chiude con due condanne e un’assoluzione
Due anni all’ex comandante della polizia penitenziaria Antonio Ricciardelli, un anno e mezzo all’ex dirigente sanitario della casa circondariale Francesco Bertè. Assolto l’ex responsabile dell’Unità Psichiatrica Pietro Zoncheddu
Bergamo. Si è chiuso giovedì 20 novembre l’ultimo strascico del processo scaturito dalla mala gestione del carcere di via Gleno negli anni della direzione di Antonino Porcino. A processo erano rimasti l’ex dirigente sanitario della casa circondariale Francesco Bertè, 66 anni, difeso dagli avvocati Rocco Lombardo e Paolo Botteon, l’ex comandante della polizia penitenziaria Antonio Ricciardelli, 64 anni, difeso da Roberto Giannì, e l’ex responsabile dell’Unità Psichiatrica Pietro Zoncheddu, difeso da Barbara Bruni.
Per il primo il pubblico ministero Emanuele Marchisio aveva chiesto 5 anni, per il secondo un anno e 10 mesi e l’assoluzione per il terzo.
La condanna più alta è andata a Ricciardelli: 2 anni per un episodio che lo vedeva raggiungere, durante l’orario di servizio, l’ospedale Papa Giovanni per far visita alla nuora nel reparto maternità. Il comandante era però rimasto impantanato, così aveva chiamato tre guardie che, con il mezzo di servizio, lo avevano raggiunto e lo avevano aiutato a spingere il suo mezzo privato fuori dal fango. La condanna riguarda solamente l’appropriazione del carburante dell’auto del carcere, mentre per l’appropriazione della forza lavoro dei tre agenti della polizia penitenziaria il tribunale ha stabilito il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Ricciardelli potrà godere della pena sospesa se risarcirà il danno alla casa circondariale con 100 euro.
L’altra condanna è quella di Francesco Bertè: 1 anno, 6 mesi e 20 giorni, oltre a 1050 euro di multa, per aver falsamente attestato la sua presenza in carcere, dal 30 aprile all’8 giugno 2018, quando invece si trovava da un’altra parte. Dovrà anche versare un risarcimento di 4mila euro all’ospedale Papa Giovanni, che si è costituito parte civile. Gli stessi fatti, commessi fino al 24 aprile 2018, sono invece prescritti.
La procura contestava a Bertè e a Pietro Zoncheddu, in concorso con Porcino, di aver falsamente attestato che il direttore era affetto da uno stato d’ansia, inducendo così la commissione medica ospedaliera di Milano ad esonerarlo per ben 205 giorni. Il Tribunale ha disposto il non doversi procedere perché il reato è prescritto.
Infine Ricciardelli è stato assolto con la formula perché il fatto non sussiste per aver concesso, in due occasioni, un prolungamento dell’ora di colloquio tra l’ex procuratore di Brescia e il figlio detenuto Gianmarco Buonanno. Bertè è stato assolto, con la formula per non aver commesso il fatto, dall’accusa di essersi appropriato di farmaci custoditi nella farmacia della casa circondariale da consegnare gratuitamente al direttore Antonino Porcino.



