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Valerio Bettoni, presidente dell’ACI -La prima destinazione si chiama ‘sicurezza’

La sicurezza stradale come priorità: responsabilità individuale ed educazione per prevenire le tragedie

Dopo ogni weekend, con puntuale tragicità, i notiziari danno conto del numero di incidenti, feriti e morti e c’è una parola agghiacciante che ricorre e il suo nome è ‘strage’. Può sembrare eccessivo a prima vista: è purtroppo una drammatica realtà, documentata dalla media giornaliera di 8 morti e 600 feriti.

Il percorso è ancora lungo, ma volere è potere.

Bisogna pensarci quando ci si mette al volante. Più volte e ai vari livelli è stato osservato che anche lo stesso linguaggio in uso va corretto e migliorato: si dovrebbe evitare, ad esempio, di dire e di scrivere ‘vittime di incidenti della strada’. Più correttamente bisognerebbe parlare di ‘incidenti sulla strada’, perché il punto di partenza cruciale resta quello della responsabilità individuale di ogni utente, nessuno escluso. Noi dell’ACI in questi ultimi anni abbiamo accentuato ulteriormente gli sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica. Non possiamo limitarci ad impressionarci un po’: occorre un balzo in avanti nel prendere coscienza della gravità e delle conseguenze di ogni incidente.

Siamo convinti che l’educazione è il fondamento di ogni campagna di prevenzione e coerentemente con questa finalità l’ACI di Bergamo – che da anni organizza corsi di formazione nelle scuole per un migliaio di studenti – ha prontamente aderito alla campagna ‘Mobilità sicura’ a fianco della Provincia.

ACI

(dal libro ‘Strade sicure per tutti’ di Giuseppe Zois, edizione ACI, Provincia di Bergamo, ‘Mobilità sicura’)