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Tra ritirati, ‘spariti’ e chi è ancora protagonista: che fine han fatto i talenti della ‘prima classe’ di Gasperini

Caldara non è l’unico ad avere già smesso di giocare a 31 anni. Da Gagliardini e Kessié ai vari Spinazzola, Petagna e Cristante: ecco cosa fanno ora i giovani esplosi in nerazzurro nella stagione 2016/17, quella che ha cambiato la storia della Dea

Sono passati ormai nove anni da quella telefonata in cui mister Gian Piero Gasperini avvisava il presidente Antonio Percassi dell’intenzione di voler lanciare tutti i giovani italiani nella delicatissima sfida contro il Napoli. Per il tecnico di Grugliasco era quasi un dentro-o-fuori dopo i 6 punti raccolti nelle prime 6 partite a Bergamo. Siamo nella stagione 2016/17, quella che ha iniziato il cambiamento della storia dell’Atalanta. E quel match del 2 ottobre all’allora Atleti Azzurri d’Italia è stato il primo passo.

Quella stagione fu la rivelazione per dei ragazzi cresciuti al centro Bortolotti e ceduti a peso d’oro nelle sessioni di mercato seguenti: Franck Kessié e Andrea Conti al Milan per quasi 60 milioni di euro complessivi, Mattia Caldara alla Juventus e Roberto Gagliardini all’Inter per 20 e 25 milioni. Un tesoretto che ha poi permesso di alzare il livello anche delle spese e di conseguenza l’asticella. Ma non furono i soli protagonisti di quel campionato magico concluso al quarto posto con 72 punti, record assoluto in A per la Dea sia come posizione che come bottino, senza dimenticare il ritorno in Europa dopo quasi trent’anni.

Che fine hanno fatto i talenti della ‘prima classe’ di Gasp

Purtroppo non si può affermare che quel gruppo rispettò del tutto le attese. Sono passati soltanto 9 anni, ma già due di loro hanno deciso di ritirarsi. Mattia Caldara e Andrea Conti, due figli di Zingonia, entrambi classe 1994, entrambi cresciuti nel settore giovanile, praticamente insieme. Le strade si sono separate con i prestiti in B: Trapani e Cesena il centrale di Scanzorosciate, Perugia e Lanciano per l’esterno destro.

Gasperini al suo arrivo a Bergamo ha trovato in Conti un giocatore già formato, forte dei minuti già accumulati in nerazzurro l’anno prima. Caldara, invece, contro il Napoli ha fatto il suo esordio assoluto in A e con la Dea — escludendo il tempo giocato col Catania a fine 2014 all’ultima giornata. 7 gol per Caldara, 8 con 6 assist per Conti. Percorsi diversi li hanno portati a riunirsi insieme al Milan, dopo che il centrale è passato per la Juve, ma senza mai giocare una partita ufficiale, se non amichevoli estive.

L’esterno è rimasto ingabbiato tra infortuni continui, fino alla decisione di smettere di giocare maturata nell’aprile 2025, dopo la scadenza del contratto con la Sampdoria: “Non riesco neanche più a piegarmi sulle ginocchia”, raccontava. Caldara lo ha seguito sette mesi dopo: “Il mio corpo mi ha tradito”, ha spiegato, raccontando dei problemi alla cartilagine della caviglia. Nel 2022/23 era stato titolare inamovibile in Serie A col Venezia, l’anno dopo con lo Spezia. In B, al Modena, l’ultima annata della carriera. Conti, dal canto suo, ha chiuso con la Sampdoria.

Caldara Milan

L’altro ‘classe 1994’ del trio di prodotti del vivaio dell’Atalanta, Roberto Gagliardini, è ancora protagonista in Serie A. All’Inter bastarono 13 presenze, la prima delle quali da titolare proprio in quella partita contro il Napoli, per convincersi a investire su di lui: è rimasto in nerazzurro per 6 anni e mezzo, con 190 partite e 16 gol, uno Scudetto, due Coppe Italia e una Supercoppa. Poi un biennio a Monza, il secondo senza mai giocare causa infortuni: rimasto svincolato, si è rimesso in gioco al Verona, con cui è ancora protagonista in Serie A.

In primavera ci aveva giocato FranckKessié, prelevato dalla Costa d’Avorio nel 2014 e dopo pochi mesi girato in prestito al Cesena: una stagione dominante in B lo ha posto da subito come uno dei capisaldi del nuovo ciclo Gasperini. Un’esplosione attesa, la sua: 7 gol, 4 assist, poi al Milan 37 reti in 223 presenze prima di un anno al Barcellona e, dopo aver vinto la Serie A, bissare in Liga. Dal 2023/24 gioca in Arabia Saudita all’Al-Ahli, con cui ha vinto anche la Champions League Asiatica — oltre che la Coppa d’Africa con la sua Costa d’Avorio nel 2024.

Grandi aspettative su di sé le aveva anche LeonardoSpinazzola, preso in prestito dalla Juventus per la seconda volta dopo la parentesi poco fortunata (5 presenze, 1 gol) nel 2014/15. Ripartito dal Perugia in B, ha iniziato la stagione in sordina, poi alla distanza è uscito sprigionando tutta la sua esuberanza in corsia mancina: la sua carriera è proseguita tra Juve, Roma e Napoli, con due Scudetti, una Conference League e soprattutto l’Europeo del 2021. Ancora oggi, 32enne, è protagonista in Serie A con la squadra di Antonio Conte, pur avendo convissuto con tanti problemi fisici.

Spinazzola

E poi c’è chi la decise, quella partita contro il Napoli: AndreaPetagna, colui che sembrava dover essere il vice di Alberto Paloschi, grande acquisto estivo preso per 6 milioni di euro, invece ne ha preso il posto grazie al suo enorme lavoro sporco e la forza fisica. Gli ha soffiato il posto nel giro di poche partite e non si è più guardato indietro, diventando il punto di riferimento. Più assist che gol nel suo biennio (16 contro 11), non male per essere la sua stagione d’esordio in A con una certa continuità, lui cresciuto nel Milan che veniva da 7 reti con l’Ascoli in B. Tra il 2018 e il 2020 ha giocato con la Spal in A segnando 29 gol, media di quasi 15 a stagione, si è rilanciato col Napoli senza brillare, poi dal 2022/23 è al Monza (con un anno in prestito al Cagliari), dove gioca tuttora in Serie B con un ruolo comunque di panchinaro.

Chi forse può dire, al momento, di essere al proprio livello più alto è BryanCristante, classe 1995, che arrivò a gennaio per rimpiazzare Gagliardini dopo sei mesi al Pescara e una parentesi al Palermo. Gasperini lo impostò come sottopunta per sfruttare quegli spazi aperti proprio da Petagna: 15 gol in un anno e mezzo. Nell’estate 2018 la Roma lo ha acquistato per 30 milioni di euro, in giallorosso ha raggiunto le 332 presenze indossando spesso anche la fascia di capitano, proprio con Gasperini in panchina, pure dopo esser tornato mediano.

Cristante Roma

Facevano parte di quella squadra altri che sarebbero stati colonne del ciclo Gasperini, a partire ovviamente dal PapuGomez, come Rafael Toloi in difesa e RemoFreuler a centrocampo, icone della storia atalantina, oggi ancora attivi rispettivamente al San Paolo in Brasile e al Bologna. Gioca ancora anche il portiere di quella squadra, EtritBerisha, non una sorpresa ma di certo una rivelazione: ha girato la A tra Torino, Spal ed Empoli, anche con qualche titolarità, poi dal 2025 gioca al BK Häcken in Svezia. Ed è ancora in Conference League.

E mentre JasminKurtic è tornato a casa sua, in Slovenia all’Olimpia di Lubiana, un altro pilastro come Andrea Masiello è ancora tesserato col Südtirol in Serie B, dove sfida il sopracitato Papu che è prossimo al rientro con il Padova dopo la squalifica per doping. Chiusura con menzione per comprimari come AlbertoGrassi, arrivato fino a 224 presenze in Serie A con Empoli, Parma, Cagliari, Spal e oggi alla Cremonese, oppure Marco d’Alessandro, protagonista più in Serie B che in A e oggi ancora nella rosa del Catanzaro, oppure l’esterno sinistro BoukaryDramé, che si è ritirato.