“Non solo un pasto e un letto, occorre saziare l’anima”: il vescovo Francesco apre il Bernareggi a 40 persone in difficoltà
Il 14 novembre monsignor Beschi ha accolto un gruppo di persone in situazioni di marginalità per visitare il museo diocesano e pranzare insieme
“La bellezza da sola non basta, bisogna unirla all’amore”. Questo è l’auspicio espresso da monsignor Francesco Beschi, il vescovo di Bergamo, che nella mattinata di venerdì 14 novembre ha voluto invitare una quarantina di persone senza fissa dimora in piazza Duomo, per inaugurare il nuovo museo diocesano Adriano Bernareggi e per condividere poi un pranzo tutti insieme.
I signori e le signore, accompagnati dai volontari della Caritas, sono stati accolti dal vescovo e guidati in un percorso alla scoperta delle opere d’arte e dei luoghi della diocesi.
Prima dell’inizio della visita, il vescovo si è rivolto agli invitati con una riflessione sul concetto di bellezza. “In questo museo vedremo opere meravigliose, ammireremo la bellezza dell’arte – ha spiegato -. Ma la bellezza non è semplicemente quella esteriore. Se unita all’amore, la bellezza salverà il mondo, come disse uno scrittore in un bellissimo romanzo. Con la diocesi di Bergamo abbiamo pensato di mettere insieme la bellezza dell’arte all’amore, alla cura della persona. Penso che questa sia una cosa necessaria. Per inaugurare il museo abbiamo voluto coinvolgere le persone che stanno facendo fatica a vivere e portarle a contatto con ciò che la storia e l’arte sono riuscite a rappresentare”.
Gli ospiti presenti alla visita si trovano in condizioni di “grave marginalità” e sono seguite da diocesi e Caritas per i servizi di bisogno primario, tra cui il dormitorio del Galgario, le docce, e il “Punto sosta”, un luogo di accoglienza diurno. “Tra i primi ospiti del nuovo Museo Diocesano inaugurato da poco più di un mese – ha proseguito Beschi – ho voluto accogliere un gruppo di persone che vivono situazioni di povertà e fragilità. Sono volti e storie che quotidianamente incontrano la Caritas Diocesana e le diverse realtà della Chiesa di Bergamo che si prendono cura di chi è più in difficoltà”.
Le storie di queste persone sono tra le più diverse e complesse. “La povertà in generale è aumentata – ha spiegato Elena, volontaria della Caritas -. E non è solo una condizione di povertà in cui uno nasce. Sempre di più è anche una povertà che viene dal lavoro: c’è molta gente sottopagata che non riesce a reggere il costo della vita. Molti di loro hanno lavorato tutta la vita, ma hanno perso il lavoro e non sono riuscite a rialzarsi. Perdono la casa, vengono sfrattate e, con l’enorme aumento del costo degli affitti, non riescono a trovare un posto dove vivere”.
Giuseppe, un anziano di Bergamo, ha raccontato di aver lavorato come muratore e di aver smesso due anni fa. Ora vive dai frati. “Non sono necessariamente solo storie di gente che nasce già senza niente – ha raccontato Elena – molti hanno lavorato tutta la vita”.
La maggior parte delle persone che vivono in strada sono uomini, ma le donne sono molto in aumento. “Purtroppo le donne, piuttosto che vivere in strada, trovano modi alternativi per trovare un tetto, a un prezzo che possiamo immaginare – ha detto Elena, alludendo a drammatiche situazioni nelle quali le donne offrono favori sessuali in cambio di ospitalità -. Noi riempiamo i posti del dormitorio femminile, ma sono molte di più quelle che non hanno una casa loro”.
“Alcune delle persone che si trovano in queste condizioni di grave marginalità – ha affermato il direttore della Caritas Bergamo, Don Roberto Trussardi– non usufruiscono dei dormitori. Alcuni non vogliono venire, un po’ per un loro modo esistenziale di vivere, fanno fatica a seguire un percorso continuativo di recupero”.
La convinzione che le persone senza fissa dimora preferiscano dormire in strada è diffusa, ma spesso la realtà è diversa. “Forse è più un mito, una leggenda – ha rivelato Elena, volontaria della Caritas -. Penso siano pochi quelli che non vogliono restare a dormire, chi preferirebbe stare in strada? Penso nessuno. Secondo me stare in strada non è quasi mai una scelta, non è una preferenza”. Trovare un posto nel dormitorio, per di più, non è facile o scontato: per accedere ai servizi della Caritas è necessario avere i documenti e una residenza. “Ovviamente i posti sono limitati – ha proseguito Elena – spesso entrano più facilmente coloro che hanno già un progetto di reinserimento, per esempio che aspettano di entrare in una comunità”.

Don Roberto Trussardi ha definito la visita guidata al museo della diocesi “un momento di grande dignità. Crediamo che l’impegno della Chiesa nei confronti delle persone in condizioni di povertà non debba fermarsi a soddisfare i bisogni primari. I poveri, anche coloro che vivono nella grave marginalità, sono persone che, come tutti, hanno una propria dignità, dei desideri, ed è quindi importante dar loro l’occasione di fruire dell’arte e della bellezza”.
“Il museo Bernareggi si conferma spazio di bellezza aperto all’intera comunità – ha dichiarato Giuseppe Giovanelli, presidente Fondazione Adriano Bernareggi -. Di più, si propone come un luogo dove costruire un dialogo con tutti. È possibile farlo grazie all’arte, linguaggio universale che non esclude nessuno, tanto meno chi presenta situazioni di fragilità”.
“A poco più di un mese di distanza dall’apertura del nuovo Museo Diocesano si moltiplicano le iniziative per farlo sempre più conoscere ai visitatori” ha detto Don Davide Rota Conti, direttore Museo Diocesano Adriano Bernareggi. Nel mese di novembre, infatti, sono già previsti diversi appuntamenti, il cui programma si può trovare al sito del Museo e della Fondazione Bernareggi.






