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Il ritorno di Peluso a Zingonia: in Nazionale da nerazzurro, ora è la spalla di Palladino

A Bergamo da giocatore, prima con l’AlbinoLeffe e poi con la Dea: 115 presenze, poi il passaggio alla Juve. Dopo il ritiro nel 2022 si è unito allo staff del nuovo tecnico

Quando nel gennaio del 2013 Federico Peluso lasciò l’Atalanta per trasferirsi alla Juventus, la sua cessione fruttò quasi 6 milioni di euro e fu salutata come una plusvalenza da record: rivedendola 13 anni dopo, la prospettiva è inevitabilmente cambiata.

Ciò che non è mutato nel corso degli anni è ovviamente il legame che l’allora terzino sinistro di origini romane ha con il territorio bergamasco, quello che è tornato a frequentare professionalmente da pochi giorni, essendo uno dei collaboratori voluti da Raffaele Palladino nella sua nuova esperienza da tecnico nerazzurro.

Nato a Roma e cresciuto nel settore giovanile della Lazio nel mito di Sandro Nesta, si è imposto in Serie B nella Ternana per poi passare all’AlbinoLeffe nell’estate 2006, fortemente voluto da Sandro Turotti, direttore generale, che lo aveva conosciuto alla Pro Vercelli in Serie C2: due anni soltanto, ma di quelli intensi, soprattutto il secondo, concluso con la finale playoff persa contro il Lecce. In Serie A ci è comunque arrivato passando dal celeste-blu al nerazzurro, già con i gradi di ‘bergamasco acquisito’ visto il gol in semifinale al Brescia.

Federico Peluso ai tempi dell'AlbinoLeffe

È stato il primo a trasferirsi da uno all’altro club, non in maniera serenissima, per la verità, visto che i seriani lo avevano tenuto fuori rosa per 6 mesi, essendo in corso un braccio di ferro per la questione del rinnovo di contratto rifiutato. A gennaio 2009, poi, il nerazzurro. L’inizio di quattro anni intensi, visto che in mezzo c’è stata anche una retrocessione, con personale autogol nella decisiva sfida col Bologna nel 2010.

Con Colantuono, poi, la svolta della carriera. Un campionato straordinario in B replicato anche in Serie A, da stantuffo continuo a sinistra: talmente convincente che Prandelli tra agosto e settembre del 2012 decise di portarselo anche in nazionale, facendolo esordire contro l’Inghilterra in amichevole e lanciandolo titolare contro Malta, partita in cui arrivò a segnare anche un gol, l’unico in azzurro in 3 presenze.

Federico Peluso

A gennaio, poi, la sopracitata cessione alla Juventus, che cercava affidabilità dopo gli infortuni di Asamoah e Chiellini. Due scudetti conquistati con 31 presenze e 2 gol, poi otto stagioni al Sassuolo fino al ritiro, annunciato il 6 settembre 2022 a 38 anni, dopo 274 presenze in Serie A.

Già nelle ultime stagioni in neroverde ‘studiava’ da allenatore sotto la guida di Roberto De Zerbi, mentre frequentava i corsi (nel luglio 2023 ha conseguito l’abilitazione Uefa A), poi dopo una brevissima esperienza in televisione di un mese e mezzo ha accettato la chiamata di Palladino al Monza nell’ottobre 2022, dando il via al suo percorso all’interno dello staff dell’attuale allenatore atalantino come collaboratore tecnico.

I due sono stati insieme anche nell’avventura alla Fiorentina nella passata stagione e lo sono (e saranno) pure in nerazzurro: il ritorno a Zingonia, dopo 13 anni da quel saluto emozionato ai compagni nerazzurri, è stato di quelli inevitabilmente dal sapore speciale. D’altronde 115 presenze non si dimenticano: “Sarò sempre grato alla Dea, perché è stata la mia rampa di lancio”.

Ed è la stessa emozione che ora Peluso cerca di trasmettere ai giocatori ogni giorno, in queste prime sedute d’allenamento al Bortolotti: insieme all’allenatore in seconda Citterio, è punto di riferimento di Palladino, in campo – alcuni esercizi sono personalmente condotti da lui, sempre sotto lo sguardo attento del mister – e nella pianificazione del lavoro. Un coinvolgimento totale di un valore aggiunto, con un’atalantinità che mai sembra essere andata via.