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“Possibili vie di fuga”, un’opera artistica per un uso consapevole della tecnologia

Un laboratorio di sperimentazione in cui arte, comunicazione e tecnologia si sono incontrate per dare forma a nuovi linguaggi visivi e narrativi al servizio delle aziende

Bergamo. Presentata “Possibili vie di fuga”, l’opera ibrida fisico‑digitale di Italo Chiodi (Accademia di Brera), realizzata con ADOK e presentata nell’ambito di “The power of new perspectives”, evento organizzato dall’agenzia di comunicazione bergamasca al Raddison Hotel a ChorusLife per esplorare come AI, realtà virtuale e realtà mista stiano trasformando i linguaggi della comunicazione e i processi aziendali. La collaborazione tra artista e impresa mette al centro l’uso consapevole di AI, VR e MR come linguaggi creativi e strumenti utili alle aziende, trasformando la tecnologia in esperienza e contenuto.
Moderato da Giacomo Biraghi, Innovation advisor, l’incontro ha riunito imprenditori, manager e professionisti per un pomeriggio di confronto, sperimentazione e networking dedicato alle nuove frontiere dell’innovazione.

“Riflettere sul modo in cui le aziende comunicano è oggi essenziale – ha commentato Giacomo Biraghi, innovation advisor -. L’innovazione non è solo una questione di strumenti, ma di visione. È nel dialogo tra arte, impresa e tecnologia che nascono nuovi linguaggi capaci di ispirare e generare valore. Proprio come è accaduto in tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche che hanno cambiato il modo di pensare”.

Durante l’incontro, i partecipanti hanno potuto sperimentare dal vivo esperienze immersive in VR e MR e assistere al racconto dell’artista Italo Chiodi, artista e docente all’Accademia di Brera, che ha condiviso la propria esperienza di collaborazione con ADOK nella creazione dell’opera ibrida fisico-digitale “Possibili vie di fuga”.

“La ricerca accompagna sempre il mio lavoro – ha raccontato Italo Chiodi -. Mi interessa la ricerca dell’opera stessa, il suo valore nel tempo. Un’opera deve avere una sua persistenza. Vedere trasformare le proprie immagini in numeri è stato incredibile: è come osservare un micro paesaggio prendere vita in una dimensione nuova”.
Il progetto artistico, sviluppato insieme al team ADOK, ha rappresentato un laboratorio di sperimentazione in cui arte, comunicazione e tecnologia si sono incontrate per dare forma a nuovi linguaggi visivi e narrativi.

“Con The power of new perspectives abbiamo voluto mostrare che la tecnologia, se usata con metodo e visione, può diventare una leva strategica di comunicazione,” ha dichiarato Simone Serughetti, CEO di ADOK. “Non si tratta di sostituire l’uomo con l’intelligenza artificiale, ma di amplificarne le capacità creative e strategiche. L’obiettivo è aiutare le imprese a usare questi strumenti per comunicare in modo più efficace, coinvolgente e coerente con la propria identità”.

Innovazione come cultura e metodo
Come nell’arte, anche nel mondo aziendale l’AI, la VR e la RM non sono strumenti riservati agli specialisti: diventano leve di innovazione e comunicazione quando qualcuno ne traduce la complessità in pratiche accessibili e utili.
È questo il ruolo di ADOK, che integra l’intelligenza artificiale nei propri processi e nei progetti dei clienti, con un percorso iniziato nel 2016 attraverso le prime riflessioni e sperimentazioni. Lo fa con un metodo proprietario, il Digital Thinking, che unisce analisi, strategia e creatività per generare soluzioni concrete, misurabili e durature.
L’evento si è concluso con un aperitivo di networking, occasione per i partecipanti di confrontarsi, condividere esperienze e creare nuove connessioni di valore.


Adok | Digital Thinking
Situata nel cuore di Bergamo, ADOK si distingue nel panorama della comunicazione grazie a un mix di passione, innovazione e professionalità. Risolviamo un problema di competenze trasversali nel mondo della comunicazione: ci occupiamo di consulenze di marketing, prodotti digitali, metaverso, virtual reality, branding, design, campagne pubblicitarie, eCommerce e formazione aziendale. Crediamo nella forza di una comunicazione creativa, etica e gentile.
Uniamo visione, numeri e competenze tecniche alla creatività, offrendo il vantaggio di un approccio integrato su marketing, comunicazione, digitale e offline. Crediamo nel Digital Thinking perché questo approccio ci permette di supportare in maniera inclusiva ed empatica tutti i tipi di sfide innovative e trasformazioni digitali che i nostri clienti incontrano sul loro percorso di business, anche le più delicate.
Troviamo soluzioni semplici, concrete ed efficaci destinate a chiunque abbia bisogno di far crescere la sua azienda. Vediamo nella tecnologia il grande alleato che semplifica i processi, scopre soluzioni nuove ed amplifica i messaggi. Ma non abbiamo perso il vizio di pensare analogico perché non c’è niente di più potente di una buona vecchia idea. Siamo un team che condivide i valori e l’approccio, un gruppo che unisce diverse competenze e passioni per centrare i nostri obiettivi e quelli dei nostri clienti.


Simone Serughetti
Sono da sempre appassionato e affascinato dal funzionamento del cervello, dai comportamenti, dalle azioni e reazioni dell’essere umano.
Sono esperto di brand, marketing e di digitale e mi dedico senza sosta all’impegnativo compito di migliorare il mondo guidando professionisti e aziende nel tortuoso percorso delle competenze, dell’etica e della formazione continua.
Le mie competenze nascono nel mondo del brand, del marketing e della comunicazione e attraversando il mondo digitale approdano al web, all areata virtuale e aumentata e all’intelligenza artificiale.
Mi sono dedicato in modo trasversale a progetti in diversi ambiti (culturale, b2b, b2c ecc) perché sono fermamente convinto che la contaminazione sia un’aspetto fondamentale per un’arricchimento continuo.
Sono cofondatore e CEO di ADOK, agenzia di comunicazione digitale, già premiata a livello internazionale per il proprio lavoro creativo e di innovazione nel mondo del web.


Italo Chiodi
Italo Chiodi vive e lavora tra Bergamo e Alzano Lombardo, dedicandosi alla sua arte e alla sua continua ricerca espressiva. Nel corso degli anni, ha esposto le sue opere in numerose mostre collettive e personali sia in Italia che all’estero, consolidando la sua presenza nel panorama artistico contemporaneo.
Nato nel 1961 a Villa d’Ogna (BG), ha conseguito due diplomi in Pittura rispettivamente nel 1987 presso l’Accademia Carrara di Bergamo e nel 1992 presso l’Accademia di belle arti di Brera a Milano. Ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo un master (DEA) nel 2009 presso il Dipartimento di Disegno dell’Università di belle arti di Granada, in Spagna, e un dottorato nel 2013 con una tesi sull’apprendimento e lo sviluppo del linguaggio del disegno.
Oltre alla sua attività accademica, Italo Chiodi ha insegnato Anatomia artistica presso varie Accademie d’arte italiane (Milano, Lecce, Urbino, Napoli, Venezia e Palermo) a partire dal 1995. Dal 2000, è stato docente di Anatomia artistica e dal 2003 ha tenuto corsi di Disegno presso l’Accademia di belle arti di Brera. Dal 2011, ha ampliato il suo impegno nel campo dell’educazione artistica iniziando a insegnare Didattica dei linguaggi artistici e diventando coordinatore per il triennio nel Dipartimento di comunicazione e didattica dell’arte presso l’Accademia di belle arti di Brera.


Possibili vie di fuga Italo Chiodi
Un’esposizione unica tra opera d’arte e mondo virtuale

Questo straordinario connubio tra l’arte tradizionale e il mondo digitale offre uno spettacolo unico, in cui le opere dell’artista di Italo Chiodi prendono vita in un contesto virtuale e interattivo.
In un tempo tanto rapido come quello che stiamo vivendo nel nostro quotidiano, è importante cercare “possibili vie di fuga”. Cercare direzioni visive che possano offrire rallentamenti percettivi del mondo. Ridurre la velocità del tempo di fruizione per poter cogliere la bellezza di ciò che è intorno a noi, in uno spazio prossemico, che può offrire angolazioni differenti all’interno del paesaggio. Questo non è solo una condizione panoramica nel suo valore etimologico di visione del tutto, dall’alto, forse da troppo lontano, ma una partecipazione più diretta dell’“essere paesaggio”.
Ecco che l’opera esposta offre uno spaccato più ristretto di questo: 20 centimetri quadrati, o, come nella pietra rappresentata, di soli 5 cm. Osservato questo frammento come attraverso una lente di ingrandimento o, come nel visore, in una situazione immersiva, la percezione si trasforma, dando al pensiero maggiori stimoli ma soprattutto una persistenza retinica ed emotiva che può risvegliarsi in altre occasioni del vivere.