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Cardiopatia ischemica: come riconoscerla e come prevenirla

Il ruolo del cardiologo nello sport e l’importanza dell’attività fisica personalizzata secondo il Dr. Simone Facchetti

La cardiologia applicata allo sport. In Habilita Sport Medicine, il centro medico di riabilitazione ortopedica e sportiva è presente un poliambulatorio specializzato in diverse discipline e con specialisti che lavorano a stretto contatto con chi pratica sport a tutti i livelli. Tra di loro anche il Dr. Simone Facchetti, cardiologo, con il quale abbiamo parlato di una patologia particolarmente diffusa: la cardiopatia ischemica.

Dottore, quali sono i sintomi specifici della cardiopatia ischemica?

“La cardiopatia ischemica è una patologia purtroppo molto diffusa nel mondo occidentale, dove le patologie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità. Questa patologia si può presentare in maniera acuta, con l’infarto del miocardio (un’ischemia acuta di un tratto del muscolo cardiaco che porta a morte dei cardiomiociti, solitamente dovuta a un trombo che occlude una delle arterie coronarie), oppure cronica, dovuta all’accumulo di colesterolo nelle arterie che prosegue nel tempo fino a comportare una riduzione del flusso di sangue al miocardio. Quest’ultima può decorrere sia in maniera asintomatica, sia con la presenza di dolore toracico detto ‘angina’. Questo dolore è molto particolare, dura al massimo 30 minuti, si manifesta come un senso di oppressione toracica (‘peso sul torace’) e può irradiarsi al braccio sinistro. Si può presentare sia dopo determinati sforzi, e si parlerà di angina stabile, oppure casualmente, e si parlerà di angina instabile (più grave)”.

Come viene diagnosticata questa patologia?

“La patologia se si presenta in acuto con l’infarto del miocardio viene diagnosticata in Pronto Soccorso tramite un elettrocardiogramma basale, dove saranno presenti i segni tipici della patologia, che condurrà ad una coronarografia dove si visualizza l’albero coronarico e si può anche andare direttamente a trattare tramite il posizionamento di stent. Per quanto riguarda la malattia cronica, invece, la diagnosi viene eseguita sia sulla clinica, col paziente che riporterà episodi di dolore anginoso, sia tramite esami strumentali di primo livello, come gli esami ematochimici, ECG basale e test da sforzo al cicloergometro”.

Quali rischi si corrono se non viene diagnosticata in modo adeguato?

“Il rischio più grande di questa patologia, se non adeguatamente gestita o comunque se non identificata precocemente, è la morte cardiovascolare improvvisa, dove si ha uno scarsissimo afflusso di sangue in tempi più o meno rapidi al miocardio che porta il muscolo cardiaco a non riuscire più a svolgere la sua funzione di pompa. Il grosso del lavoro infatti sta nell’identificazione precoce e nella gestione dei fattori di rischio”.

È possibile curare questa patologia? Si può fare prevenzione in modo efficace?

“Il grosso del lavoro sta nella prevenzione della patologia, andando ad agire sui fattori di rischio modificabili, trattando con i farmaci adeguati patologie quali diabete e ipercolesterolemia e lavorando sullo stile di vita, rimuovendo il fumo di sigaretta ed impostando una routine di esercizio fisico. Il miocardio infatti è un tipo molto particolare di tessuto muscolare, che però può essere allenato come qualsiasi altra parte del corpo. Questo si può effettuare anche nel caso ci sia già stato un evento cardiovascolare che ha portato a terapie mini-invasive o invasive quali stent o bypass, dove l’obiettivo è andare a riallenare il muscolo cardiaco in modo da avere una qualità di vita dignitosa e poter quindi affrontare tutte le sfide della giornata, senza il timore che torni il dolore toracico o che si debba effettuare qualsiasi altro intervento invasivo. Tutto ciò si può effettuare eseguendo un test ergometrico massimale, che da un lato può slatentizzare sintomatologia quale angina o mostrare dei segni tipici di cardiopatia ischemica, dall’altro ci porta a definire quella che è la frequenza cardiaca massima del paziente, in modo da poter creare un programma di allenamento personalizzato. Il fine è sempre lo stesso: indirizzare allo specialista di competenza il paziente in caso di fattori di rischio o di sintomi specifici, ed utilizzare l’esercizio fisico come farmaco, ad una dose che va personalizzata in base al soggetto (e qui interviene il test ergometrico massimale), sia per prevenire un evento cardiovascolare maggiore, sia per riabilitare il muscolo cardiaco e migliorare quindi la qualità della vita, riducendo l’incidenza di nuovi eventi e garantendo uno stile di vita consono per l’età del paziente”.

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