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Processo fiera, i dipendenti Promoberg: “L’impiegata in bici che chiedeva rimborsi carburante, così scoprimmo tutto”

In aula i lavoratori hanno spiegato come si sono accorti della “gestione disinvolta” dell’ente, dal quale secondo l’accusa sparirono 900mila euro. Sentito come teste anche l’ex sindaco Gori, che informò la procura

Bergamo. La prima ad accorgersi che qualcosa non quadrava nelle note spese dei dipendenti della Promoberg fu una segretaria di direzione. Per quale motivo una collega che si spostava sempre in bicicletta aveva chiesto un rimborso carburante per circa 400 euro?

In tribunale, martedì 11 novembre, hanno sfilano i lavoratori della fiera di Bergamo, chiamati a testimoniare rispetto alla “gestione disinvolta” dell’ente dal 2006 al 2019 da parte dell’allora direttore Stefano Cristini, 59 anni, a processo per truffa aggravata, peculato, falso e favoreggiamento insieme all’ex segretario generale Luigi Trigona, 82 anni, a Diego Locatelli, 51 anni, all’epoca addetto alla cassa di Promoberg e al commercialista Mauro Bagini, 86 anni, ex presidente del collegio sindacale dell’ente. Secondo l’accusa, in quel periodo, dalle casse della fiera sparirono circa 900mila euro.

“Ho lavorato per Promoberg per 10 anni, in segreteria di direzione e organizzativa. Mi occupavo dei rendiconti da presentare alla Camera di Commercio per poter accedere ai bandi e per questo motivo avevo accesso ai vari documenti – ha spiegato Martina Locatelli -. Mi sono accorta della nota spese anomala e ne ho parlato in modo confidenziale con Enrico Pennacchio, che divideva l’ufficio con me e poi con alcuni colleghi. Abbiamo fatto delle verifiche scartabellando nei faldoni vecchi custoditi in magazzino e abbiamo scoperto che si trattava di qualcosa di sistematico, che andava avanti da anni: a metà mese arrivavano le richieste di rimborsi, alcuni erano veri, altri fasulli”.

Nell’udienza di martedì è stata sentita anche la persona che riferì delle presunte anomalie alla procura: l’ex sindaco Giorgio Gori, che sedeva nel consiglio di amministrazione della fiera in rappresentanza del Comune di Bergamo. “Nell’aprile 2019 ricevetti una richiesta di colloquio riservato da Donatella Tiraboschi e altri tre dipendenti della Promoberg. Mi raccontarono dei rimborsi spesa artefatti che erano stati emessi a nome loro e di altri colleghi. Una pratica che, si erano poi accorti, andava avanti da anni”.

Il sindaco nelle settimane successive venne informato che era stata scoperta una centralina di registrazione nella sala stampa della fiera per carpire le conversazioni, che la serratura del magazzino dove si trovavano i documenti archiviati era stata sostituita e che c’erano problematiche anche rispetto alla gestione della biglietteria del Palacreberg. Gori a quel punto si presentò in piazza Dante.

Donatella Tiraboschi ha lavorato in fiera per 20 anni (dal 2003 fino al 2023): all’ufficio stampa e comunicazione, all’organizzazione eventi e attività congressuale. “La collega della segreteria scoprì la nota spese sospetta nel dicembre 2018 e me la mostrò: la grafia era quella di Cristini. Così ne parlammo in un gruppo ristretto di colleghi e iniziammo a fare dei controlli più approfonditi, arrivando fino al 2006. C’erano anche i nostri nomi su alcuni documenti, note spese che non avevamo presentato e che erano state liquidante, anche se noi non avevamo preso nessun rimborso”. Della questione venne informato il consigliere Alberto Capitanio che si mosse “per tutelare l’ente e noi dipendenti – continua Tiraboschi -. Mi consultai con altre persone che mi misero in guardia sulla delicatezza della mia posizione e di quella dei colleghi. Eravamo spaventati, in fiera avevamo vissuto tutti un’esperienza lavorativa di crescita personale e professionale, non volevamo credere a quello che avevamo scoperto anche perché avevamo tutti molta stima di Cristini. Abbiamo quindi deciso di parlarne con il sindaco Gori”.

Dal momento della scoperta e per i sei mesi successivi, quando il direttore venne arrestato, “si respirava un clima di tensione e di pesante sfiducia. Tutto era cambiato. Cristini era sempre stato una figura molto autorevole, un punto di riferimento, sempre disposto ad aiutarci, gli volevamo bene. Poi, tra il 2015 e il 2016, ha iniziato ad avere atteggiamenti dispotici e padronali”.

Alla teste sono stati mostrati i rimborsi spese a suo nome dal 2010 al 2017 raccolti dalla Guardia di Finanza, per un totale di 9.493 euro, dei quali ne ha riconosciuto come autentico solo uno da 126 euro. Li ha sfogliati e li commentati: “Qui c’è una nota spese per dei biglietti per Gardaland. Io lì per la fiera non ci ho mai messo piede”.

La parte contabile, ha spiegato, era in capo a Diego Locatelli e Antonella Ghilardi. Loro due erano gli unici autorizzati ad accedere al locale cassaforte, dove venivano custoditi soldi e documenti. “Cristini aveva le chiavi della cassaforte?”, ha chiesto l’avvocato Nicolò Velati, difensore del direttore. “Lui aveva tante chiavi, non so se avesse anche quelle. Solitamente si rivolgeva a Locatelli, come facevamo anche noi”.

La lista dei rimborsi è stata mostrata anche a Martina Locatelli, che ha disconosciuto le note spesa carburante a suo nome: “Non ho mai preso l’auto aziendale e non mi spostavo quasi mai”. Lo stesso è successo a Sara Camozzi, dipendente della segreteria organizzativa. A suo nome ci sono note per 7.140 euro, delle quali solo 1.368 euro sono stati riconosciuti dalla teste: “Non ho mai chiesto rimborsi carburante per spostamenti avvenuti con le mie due auto, come scritto in alcune note. Andavo in trasferta a Napoli e a Bari per la fiera Creattiva ma lì Cristini decideva un budget e ci venivano dati dei contanti. Se poi spendevamo di più, presentavamo ricevute o scontrini e ci venivano rimborsati”.

Il nome di Enrico Pennacchio, responsabile della logistica, compare su note spese per un totale di 17.235 euro, delle quali ne ha riconosciute solamente due. Lui stesso consegnò alla Guardia di Finanza un video che riprendeva Cristini e Trigona parlare un sabato mattina nel parcheggio della fiera. La cosa lo insospettì, anche perché Trigona sapeva quanto stava succedendo dall’avvocato Enzo Adamo e l’allora segretario generale, secondo gli inquirenti, invece di fare un resoconto al Cda della Promoberg, aveva informato il diretto interessato.

Il nome del project manager degli eventi Mauro Baio, compare su richieste di rimborso spese per un totale di 43.768 euro “quasi tutti gonfiati”. Il teste ha raccontato che, una volta entrati in possesso delle note ricavate dai faldoni vecchi, i dipendenti temevano di subire conseguenze e così si erano confidati con Alberto Capitanio. Era stato lui a suggerire di confrontarsi con l’avvocato Adamo, il quale conosceva Trigona e disse che avrebbe proposto dapprima una conciliazione bonaria, poi che avrebbe detto al segretario generale, al direttore Cristini e al presidente Ivan Rodeschini di dimettersi entro 48 ore, altrimenti sarebbe andato in procura a denunciare. “Ma non successe nulla – spiega Baio -, così siamo andati da Gori”.

Enrico Scala dell’area tecnica definisce “quasi tutte false” le richieste di rimborso a suo nome per un totale di 15mila euro; Roberto Cino, impiegato addetto alla grafica, pur dichiarando di non aver mai chiesto un rimborso, compare in note spese per un totale di 4.922. Infine l’impiegata Elena Tiraboschi: le note a suo nome per 7.500 euro sono state ritenute dalla teste “gonfiate o false”.

Nella prossima udienza, fissata per il 18 novembre, verranno sentiti i restanti dipendenti di Promoberg.

Stefano Cristini