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Fuoripista, la mostra che ci immerge nell’arte, nello sport e nell’inverno

Dal 12 novembre all’8 febbraio il gres art 671 di Bergamo ospiterà un’esposizione dedicata all’unione tra sport invernali e arte

Disegni sul ghiaccio incisi dai pattini, donne indigene sulle vette boliviane, i rumori malinconici di un ghiacciaio che si scioglie, il bosco esplorato dagli occhi di un atleta paralimpico. Queste sono solo alcune delle immagini e delle esperienze che la mostra Fuoripista ci invita a scoprire. Dal 12 novembre all’8 febbraio, in attesa dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026,  gres art 671 presenta a Bergamo un’esposizione dedicata agli sport invernali, con uno sguardo che spazia tra l’arte, il design, l’architettura e la ricerca.

Sostenuta da Fondazione Pesenti e Italmobiliare, la mostra presenta opere contemporanee, alcune delle quali inedite e commissionate per questo progetto, oltre a dipinti, installazioni, fotografie, video, lavori storici e materiali d’archivio. Il progetto, curato da 2050+ con gres art 671, celebra l’arte e lo sport insieme, a diverse altitudini e con diverse prospettive, dove gli artisti raccontano vette, neve, perseveranza, fatica, vittorie, sconfitte, geografie e molto altro. Il mondo della montagna come luogo di desiderio, esplorazione e scoperta, ma anche campo di indagine tecnologica, sociale e ambientale.

“La selezione delle opere in mostra restituisce la visione e la direzione artistica di gres art 671 – ha affermato Francesca Acquati, general manager gres art 671 – che indaga il multidisciplinare e il dialogo prezioso che si genera dall’affiancare opere antiche e contemporanee. In questa mostra per la prima volta compaiono opere d’arte e lavori di ricerca italiani inediti, prodotti e commissionati per l’occasione da gres art 671. Parte della missione di gres art 671 è sostenere e incoraggiare la produzione artistica contemporanea in Italia, investendo concretamente nel sistema dell’arte, offrendo agli artisti spazi di sperimentazione e ricerca”.

“L’imminenza dei Giochi Olimpici e Paralimpici – ha dichiarato Roberto Pesenti, presidente gres art 671 – è una straordinaria occasione per rafforzare la nostra missione presentando l’arte in dialogo con gli sport invernali e proseguendo il percorso di creazione di un polo culturale con una visione internazionale, capace di coinvolgere quanto più possibile i visitatori su temi di rilevanza contemporanea. Esempi di questo sforzo continuo sono i progetti realizzati con Icelab, Centro di Eccellenza Mondiale ISU del pattinaggio di figura, che è stato anche il primo passo del processo di rigenerazione urbana di quest’area conosciuta come “ex Gres”. Questa mostra, che vede una collaborazione sviluppata con l’Assessorato allo Sport per favorire il coinvolgimento dei giovani atleti, omaggia anche la recente nomina di Bergamo quale Capitale Europea dello Sport 2027″.

A Bergamo, a poca distanza dalle montagne dove il 2 febbraio 2026 passerà la torcia olimpica, Fuoripista riflette su come i paesaggi e i gesti dello sport invernale possano essere riletti attraverso una narrazione in movimento: sci, hockey, pattinaggio sul ghiaccio, bob vengono presentati al di là della pura performance, come indicatori di valori sociali ed estetici e come forme di espressione artistica. Attraverso una lente interdisciplinare, Fuoripista indaga l’inverno come un campo in trasformazione, sospeso tra l’ambizione sportiva, il turismo, le mutazioni climatiche e le percezioni culturali del paesaggio alpino, e analizza come neve, competizione e gesto sportivo siano stati costruiti, reinventati e oggi ridefiniti dalle innovazioni tecnologiche e dalle nuove modalità di partecipazione, sempre più ampie e trasversali.

A completare il percorso espositivo e in collaborazione con Fondazione Pesenti Ets, gres art 671 propone un programma pubblico di incontri e attività collaterali. Il Public Program coinvolgerà artisti e atleti olimpici e paralimpici, protagonisti di discipline legate alla neve e al ghiaccio, che condivideranno le proprie esperienze di competizione, sfida e trasformazione personale. Le loro testimonianze dialogheranno con le opere in mostra, restituendo una dimensione viva e contemporanea dello sport invernale come spazio di valori, inclusione e innovazione. Il calendario prevede talk e proiezioni, visite e una serie di incontri aperti al pubblico dedicati ai temi della montagna, della sostenibilità e della cultura sportiva.


Le opere

Organizzata in cinque sezioni – Olympics +, Sport Invernali, Micro-storie, Inverno Artificiale e Criosfera – la mostra intreccia opere contemporanee a opere storiche, provenienti da luoghi e preiodi diversi, che ampliano l’orizzonte culturale ed emotivo degli sport invernali: dipinti, installazioni, lavori di ricerca, fotografie, sculture, immagini in movimento, videogiochi, materiali d’archivio e strumenti tecnologici compongono un precorso immersivo e sorprendente.

Verranno esposti alcuni capolavori, come “Trappola per uccelli” di Pieter Brueghel il Giovane e “Una grande fotografia” (2021) di Andreas Gursky, sono in dialogo con una costellazione di microstorie che ampliano la geografia della neve. Tra queste, le esperienze delle Cholitas Escaladoras (fotografate da Todd Anthony nel 2019), gruppo di donne indigene Aymara che riscrive il significato dell’alpinismo sulle vette delle Ande boliviane; la testimonianza di Zahra Lari, prima pattinatrice artistica emiratina a gareggiare con l’hijab, divenuta simbolo di emancipazione per le atlete musulmane; le fotografie (2007 – 2025) di Kari Medig, realizzate all’interno dell’Afriski Mountain Resort, stazione sciistica arroccata sui monti Maloti del Lesotho, che sovverte l’immaginario eurocentrico dello sci come pratica esclusivamente occidentale.

Accanto ai lavori storici e alle narrazioni d’archivio, gres art 671 presenta per la prima volta tre opere inedite, nate da tre committenze dirette. Questo da un lato arricchisce l’esperienza del centro culturale bergamasco e la sua collezione, dall’altro amplia la prospettiva contemporanea della mostra. Protagonisti di questo importante capitolo sono: MASBEDO, con una video installazione che racconta la figura di Andrea Lanfri (ex atleta paralimpico della nazionale italiana di atletica leggera, oggi avventuriero e alpinista, detentore del Guinness World Record per il miglio corso in quota più veloce e primo pluriamputato al mondo a salire in autonomia su Everest) e affronta il tema dell’inclusione nello sport; Studio Folder, con un progetto di ricerca che reinterpreta e permette di visualizzare, attraverso una coreografia di pattinaggio di figura, dati spaziali, ambientali e statistici dei Giochi Olimpici Invernali; Numechi.studio (Giulia Bertolazzi e Cosimo Maffione), con due opere dedicate a IceLab Bergamo – centro di eccellenza internazionale per il pattinaggio di figura, situato accanto allo spazio espositivo – che trasformano il gesto atletico della campionessa Carolina Kostner in un’esperienza immersiva tra lo spazio e il corpo.

“La mostra è un viaggio che attraversa secoli e geografia nell’immaginario dello sport e dell’inverno – ha spiegato Ippolito Pestellini Laparelli, di 2050+ -. Arte, design, tecnologia e costume si intrecciano in una narrazione dove lo sport si fa forma d’arte e viceversa, mentre l’idea di neve si muove da una dimensione romantica ottocentesca a quella altamente tecnologica e artificiale della contemporaneità, un sistema in cui le reti e le infrastrutture diventano parte di un paesaggio complesso e in continua trasformazione, dalle Alpi al deserto. Senza nostalgie, Fuoripista restituisce uno spaccato in cui gli sport invernali spinti dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico siano diventati orizzonte condiviso e come il loro linguaggio abbia permeato la nostra quotidianità”.

“Fuoripista indaga gli sport invernali da prospettive non canoniche – ha proseguito Erica Petrillo, di 2050+ -, solitamente escluse dalle narrazioni ufficiali, che invece questa mostra si sforza di rimettere al centro. Emergono così delle costellazioni di voci intime, un mosaico di racconti visivi che ricalibrano il nostro sguardo sugli sport invernali, allontanandosi dalle geografie classiche della neve. Dalla Bolivia al Lesotho, dall’Afghanistan al Libano, Fuoripista propone un viaggio attraverso paesaggi e luoghi , spesso considerati atipici o periferici dal nostro sguardo occidentale”.

Aspetto di particolare rilevanza all’interno di tutti i progetti gres art è la scenografia della mostra progettata da 2050+: il percorso si snoda tra una serie di muri di mattoni prefabbricati in cemento, lascito della mostra precedente, modificati in ottica di sostenibilità e utilizzo circolare degli allestimenti. Disseminati tra le opere, inoltre, compaiono elementi tratti dalla cultura materiale dell’alpinismo, come corde, moschettoni e ganci, per evocare l’intreccio tra corpo, tecnica e immaginazione che lega l’essere umano al paesaggio montano.


Le cinque sezioni

Olympics + apre il percorso indagando l’evoluzione dei Giochi Olimpici Invernali. Dalle prime edizioni di Chamonix e Garmisch-Partenkirchen fino a Milano Cortina 2026, la sezione riflette su come il grande evento sportivo abbia trasformato i territori alpini in scenari mediatici, simbolici e geopolitici. Tra le opere, il nuovo progetto di Studio Folder che analizza l’impatto delle infrastrutture e delle narrazioni visive legate ai Giochi.

Sport Invernali esplora il parallelismo tra gesto atletico e gesto artistico. Le discipline, dal pattinaggio al bob, dal curling al salto con gli sci, diventano metafore di equilibrio, rischio e grazia. Le due opere commissionate a Numechi.studio si concentrano sull’IceLab di Bergamo, indagando le relazioni tra corpo, movimento e temperatura.

Micro-storie prosegue il viaggio attraverso geografie e narrazioni inaspettate, dove lo sport invernale diventa strumento di emancipazione. La sezione racconta, per esempio, il debutto della squadra giamaicana di bob alle Olimpiadi di Calgary del 1988, simbolo della sfida ai confini climatici e culturali, o la vicenda degli sciatori hazara dell’Afghanistan, che trasformano la neve in terreno di libertà e resistenza. Queste storie tracciano un atlante alternativo dell’inverno, dove le latitudini si mescolano e la neve diventa spazio di possibilità.

Inverno artificiale ripercorre la trasformazione del freddo in tecnologia. Dalle prime macchine per la neve artificiale alle infrastrutture per sci indoor costruite nel deserto, la sezione analizza come l’uomo abbia riprodotto e simulato l’esperienza della neve, fino alle sue versioni virtuali e digitali. Una storia di infrastrutture, energia e desiderio che svela l’altra faccia del paesaggio invernale contemporaneo e che permette anche a chi non vive in luoghi con neve e ghiaccio di praticare gli sport invernali.

Criosfera è la conclusione del percorso in cui la neve e il ghiaccio diventano tracce di un mondo in trasformazione: frammenti di ghiacciai, suoni glaciali e dipinti compongono un paesaggio sospeso tra presenza e scomparsa, un luogo di riflessione sull’impermanenza del freddo e sulla persistenza del suo immaginario.