Lunedì 10 novembre nella sede di Confindustria Bergamo, si è tenuta l’assemblea annuale di Federacciai per discutere dell’andamento e delle criticità della siderurgia italiana
“La partita della sopravvivenza dell’industria si gioca a Bruxelles”, così ha dichiarato il presidente di Federacciai Antonio Gozzi all’assemblea annuale dell’associazione, che si è svolta lunedì 10 novembre nella sede di Confindustria di Bergamo al Kilometro Rosso. Esponendo la sua relazione sulla produzione siderurgica, Gozzi ha insistito sull’urgenza di una vera politica industrialeeuropea a sostegno del settore, in quello che definisce “un mondo che sta cambiando a velocità supersonica”.
Oltre alla lettura del messaggio della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, all’assemblea hanno partecipato Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo Commissione Europea per la coesione e le riforme, Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo Commissione Europea per la prosperità e la strategia industriale, Emanuele Orsini, presidente di Confindustria. A fare gli onori di casa la presidente di Confindustria Bergamo Giovanna Ricuperati che ha rimarcato l’onore di ospitare l’assise di Federacciai a Bergamo.

Nel 2024, l’industria siderurgica italiana ha prodotto 20,0 milioni di tonnellate di acciaio, segnando una contrazione del 5,0% rispetto al 2023. Comunque, è bene osservare che nei primi nove mesi del 2024 vi è stato un aumento della produzione rispetto allo stesso periodo nel 2023. “Il settore siderurgico è vivo e vegeto”, ha affermato Gozzi, il quale tuttavia ha anche spiegato che l’industria italiana si trova in una fase delicata, in cui sono necessarie nuove regole per affrontare le criticità e le problematiche. Dazi, industria cinese, energia e sostenibilità sono solo alcuni dei temi caldi discussi all’incontro che, come ha sottolineato Gozzi, si è tenuto in un momento particolare, perché la commissione europea è in procinto di assumere misure importanti di salvaguardia e sostegno alla produzione siderurgica del vecchio continente.
Stéphane Séjourné ha detto che l’Unione Europea fino ad oggi è stata naif, ingenua: “In questo momento ci vuole una strategia di reindustrializzazione dell’Europa. Abbiamo bisogno di semplificazione, con l’acceleratore industriale a dicembre daremo un sostegno pratico per aiutare gli stabilimenti e offrire soluzioni per quanto riguarda la concessione di permessi. L’Europa è stata debole e ingenua, non è stata all’altezza per quanto riguarda un certo numero di decisioni”.
Il commissario europeo Raffaele Fitto“Non è un caso che tutti e due abbiamo accettato l’invito a essere qui e ascoltare le vostre proposte – ha rimarcato il commissario europeo Raffaele Fitto, riferendosi al collega Séjourné –. Siamo alla vigilia di un passaggio molto importante, l’approvazione a dicembre dell’acceleratore industriale europeo”. Per Emanuele Orsini, presidente di Confindustria: “Questa Europa va riformata. Credo che chi è a Bruxelles non si rende conto della percezione che abbiamo noi. Io sono un Europeista convinto, ma un’Europa come questa non serve”.
Gozzi ha rilanciato affermando che Séjourné è stato fin troppo gentile. “Il fatto che due vicepresidenti della commissione europea abbiano partecipato all’assemblea – ha poi dichiarato Gozzi – è significativo. Abbiamo qui due uomini che stanno partecipando attivamente a questo cambiamento delle direttive europee, ai quali sottolineiamo quali sono le condizioni abilitanti perché possa continuare ad esistere industria europea dell’acciaio”.
È dunque l’esistenza stessa del settore che deve essere protetta da nuove dinamiche, prima fra tutte dall’inarrestabile potenziale manifatturiera cinese. “Se non si cambiano le regole, la sovracapacità produttiva e la competitività della Cina rischiano di spazzare via in pochi anni quello che resta della produzione europea” ha avvertito Gozzi.
Le minacce provenienti da Occidente, invece, non sembrano rappresentare un problema in sé. I primi dazi sull’acciaio del 25% erano stati imposti dagli Stati Uniti già nel 2019 e, con il 50% del 2025, le esportazioni continueranno a diminuire. “Non è drammatico” ha dichiarato Gozzi, spiegando che la vera preoccupazione è la cosiddetta trade diversion, un effetto indiretto che i dazi possono avere sul commercio mondiale: se un paese come la Cina, che si conferma essere il vero elemento di sfida per l’Unione Europea, non riuscisse più a esportare negli Stati Uniti, rivolgerebbe la sua sovrapproduzione al mercato europeo utilizzandolo come ammortizzatore sociale, vendendo a prezzi bassi e lasciando poco spazio ai prodotti europei.
Il presidente di Confindustria Emanuele OrsiniPer quanto riguarda la sostenibilità, Gozzi ha evidenziato che dal 1990 ad oggi la siderurgia italiana ha ridotto del 66% le proprie emissioni di CO2 e detiene la più bassa intensità emissiva di CO2 per tonnellata di acciaio prodotto in UE. Nel 2024, il 90% dell’acciaio prodotto in Italia è stato realizzato da forni elettrici alimentati da rottame ferroso, importante materia prima per costruire acciaio riducendo gli sprechi. Il contesto europeo, tuttavia, sembra essere impreparato e talvolta contraddittorio anche su questi argomenti.
“Il Green Deal europeo – ha spiegato Gozzi – ha prodotto ben poco. Le emissioni in crescita nel mondo superano 10/20 volte quelle ridotte a livello europeo. La regolamentazione ideologica ed estremista dell’Unione ha invece contribuito in maniera determinante alla perdita di competitività e di quote di mercato di molti settori dell’industria europea senza aver acquisito alcun vantaggio tecnologico in nessun settore della green economy. Il Green Deal finora è stato un formidabile assist fornito all’industria cinese dei pannelli solari, degli inverter, delle turbine e delle pale eoliche, degli accumuli e delle batterie, delle auto elettriche, che è diventata leader incontrastata a livello mondiale nella produzione di tutti questi oggetti. E ciò ha determinato una nuova e grave dipendenza strategica dell’Europa”.
Sull’ex Ilva “la situazione è grave e difficile”
Gozzi non ha mancato di soffermarsi sull’ex Ilva sostenendo che “la situazione è grave e difficile. Nessun operatore siderurgico italiano o straniero si è presentato all’asta”. Poi ha aggiunto: “Siamo ai titoli di coda. Un salvataggio in extremis per l’Ilva porterebbe a un ridimensionamento sostanziale dell’azienda, non sarà più un’azienda da 6 milioni di tonnellate e prevede una serie di condizioni abilitanti che oggi ancora non ci sono e vanno costruite”.
“Il piano industriale siderurgico non spetta al Governo”, ha detto Gozzi, sottolineando che “quello che deve fare è creare le condizioni abilitanti perché si faccia industria”. A chi chiedeva se il Governo avesse delle responsabilità e se siano stati fatti errori strategici, Gozzi ha risposto che “se si vuole dare un giudizio bisogna dare un giudizio sui governi, non solo su quest’ultimo, perché la vicenda dell’Ilva va indietro di molti anni, dobbiamo partire dal 2012 quando l’Ilva è stata espropriata ai Riva. Se ci sono stati errori strategici, sono stati tanti”.
Giorgio Gori: “È necessario intervenire sul costo dell’energia”
“Nel mio ruolo in seno al Parlamento Europeo ho dedicato costante attenzione in questi mesi al settore siderurgico, uno dei pilastri della manifattura europea, esposto in questa fase a sfide particolarmente complesse – ha commentato l’europarlamentare Giorgio Gori, vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia a Bruxelles -. Considero quindi positivamente la decisione della Commissione Europea di varare una misura di salvaguardia per contrastare la sovracapacità produttiva – sovvenzionata e quindi sleale – della Cina e di altri Paesi asiatici. Ma non sufficiente: credo sia necessario intervenire sul costo dell’energia, troppo elevato per questo e per tutti i settori che ne fanno un grande consumo per i loro processi produttivi, e altresì su una rimodulazione delle norme ambientali europee. Si tratta di fare salvi gli obiettivi di decarbonizzazione, ma di evitare conseguenze penalizzanti per il tessuti produttivo europeo. Infine, lavoreremo per valorizzare la qualità dell’acciaio italiano, già oggi prodotto con forni elettrici, senza ricorrere al carbone, nella misura del 90%, il più “sostenibile” al mondo”.
Durante l’Assemblea, oltre agli interventi istituzionali, si è tenuto un confronto con i settori collegati, tra cui energia, cantieristica e costruzioni, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra queste filiere. Hanno partecipato al dibattito Flavio Cattaneo, Amministratore Delegato di Enel, Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, Pietro Salini, Amministratore Delegato di Webuild.