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Meno trasferimenti dallo Stato, ma richieste sempre più alte per il sociale: nei Comuni bergamaschi spesa pro capite di 143 euro

Una domanda che ha trovato risposte economiche appropriate pur nella perenne difficoltà degli amministratori nella raccolta di risorse: lo studio del Dipartimento Welfare della Cisl

“Una ‘spesa sociale’ che costantemente lievita alimentata da una domanda di protezione sociale e di istanze di bisogni sempre più diffusi e articolati in tutti i territori. Una domanda che nell’insieme ha trovato risposte economiche appropriate pur nella perenne difficoltà dei nostri amministratori nella raccolta di risorse, con trasferimenti centrali continuamente ridimensionati e la fatica nel tenere a freno l’imposizione locale”. Così, il dipartimento Welfare della Cisl di Bergamo sintetizza la tradizionale rilevazione della spesa sociale nei bilanci dei Comuni della Provincia, effettuata, come accade da 15 anni, sui dati 2024 delle amministrazioni orobiche.

Nel 2024 le entrate da trasferimenti hanno continuato a calare, segnando un -3,5%, assestandosi intorno ai 204 milioni di euro incassati complessivamente dalla totalità dei nostri Comuni, all’incirca 7 milioni in meno rispetto al 2023.

Lo scorso anno ha però registrato una situazione disomogenea: accanto ad una minoranza di Ambiti che hanno beneficiato di quote di trasferimenti più rilevanti (Valle Seriana, Isola Bergamasca, Alto Sebino, Seriate, Romano L.), tutti i restanti Ambiti hanno riportato riscontri negativi, in particolare l’Ambito di Grumello (-10,17%), il Basso Sebino (-13.57%), la Valle Cavallina (8,21%) e Bergamo (-11,76%).

Continuano a aumentare anche le entrate dai tributi locali: una crescita quest’anno meno sostenuta di quelli precedenti, ma pur sempre il 3% in più sull’anno precedente, consolidando il superamento di quota mezzo miliardo di entrate fiscali locali (euro 554,5 milioni ) per l’insieme dei 243 Comuni.

Nel capitolo della “Spesa Sociale” dei bilanci dei Comuni bergamaschi nell’anno trascorso, l’indicatore della “propensione sociale” si attesta sul livello del 17,6% e la “spesa pro-capite” si configura con 143,2 euro (era di 139 lo scorso anno).

I numeri dei bilanci comunali segnalano un incremento esponenziale negli ultimi quattro anni di tutti gli indicatori che periodicamente il Dipartimento Welfare monitora, una “spesa sociale” che costantemente lievita alimentata da una domanda di protezione sociale e di istanze di bisogni sempre più diffusi e articolati in tutti i territori. Una domanda che ha trovato risposte economiche appropriate pur nella perenne difficoltà degli amministratori nella raccolta di risorse.

Gli impegni di finanziamento della “Spesa Sociale” nel 2024 sfiorano così l’ammontare di 160 milioni di euro a carico diretto dei Comuni (cui bisogna sommare l’apporto proveniente da una serie di fonti regionali, nazionali e europee. Questo aumento di risorse riconosce e risponde di fatto alla crescita abnorme della domanda di protezione sociale dovuta a bisogni ampi e complessi (invecchiamento, denatalità, povertà, fragilità delle reti familiari, migrazioni, ecc.), una nuova figurazione della complessità e della varietà del bisogno che sta mettendo in crisi e stravolgendo l’equilibrio dello stato assistenziale.

Per la Cisl, allora, “diviene imperativo riflettere sulle implicazioni per il sistema di Welfare a fronte di una “emergenza” che diviene nel tempo “la normalità”, potenziale motivo di assuefazione dei fenomeni del disagio e della fragilità lasciando persone e famiglie in balia di se stesse”.

Il sindacato di via Carnovali, insieme alla categoria dei pensionati (FNP), ritiene che sia il momento di focalizzare attenzione e risorse sulle sfere di Anziani e non autosufficienza (la legge 33 rimane ancora senza finanziamenti); Famiglia e Minori; la Povertà (le risorse dedicate alla povertà sono diminuite del 20%), la Salute mentale e le sue implicazioni in continua crescita nel mondo della scuola e del lavoro.

“La prima cosa che chiediamo è avere maggiori risorse – dice Angelo Murabito, segretario provinciale della Cisl bergamasca. Il calo dei trasferimenti e l’aumento dell’inflazione hanno eroso alcuni fondi assistenziali pur in teoria rimasti inalterati. Serve promuovere il rafforzamento dei servizi di prossimità nelle aree dove la spesa è più bassa e potenziare i servizi di assistenza domiciliare caratterizzandoli in relazione alle peculiarità territoriali (per esempio, le valli, la città…). Il nostro obiettivo deve essere quello di lavorare per avere maggiore equità e omogeneità territoriale, per rinnovare le politiche sociali adeguandole ai bisogni delle persone e rendendole un volano per lo sviluppo, favorendo la promozione e la tutela della salute, politiche preventive di sostegno alla domiciliarità nonché ad interventi di inclusione socio-lavorativa. Per fare questo bisogna potenziare gli ambiti territoriali sociali, dotandoli di personale, diffondere la gestione associata dei servizi e l’integrazione tra servizi sociali e sanitari, aprendo a una effettiva partecipazione delle parti sociali, della società civile e dei cittadini da coinvolgere e ascoltare nella programmazione delle politiche sociali: una dimensione diversa quindi della gestione della cosa pubblica che apre ad una concezione di Amministrazione Condivisa”.

Per Mario Gatti, segretario Fnp Cisl Bergamo, “è ormai evidente a tutti che il contesto sociale sottolinei sempre più bisogni con il rischio di minori sostenibilità in termini di risorse: denatalità, invecchiamento della popolazione, famiglie sempre più fragili, solitudini, spopolamento, necessità di servizi prossimi alle persone sono i temi che richiedono e richiederanno sempre più investimenti e troveranno sempre meno trasferimenti dallo Stato, imponendo maggiore impegno alle istituzioni locali in prima linea. Fnp Cisl da tempo è impegnata nel confronto con i sindaci e con gli ambiti sociali per sostenere la necessità di un dibattito con le rappresentanze sociali, per costruire reti comunitarie, attivare sinergie, condividere conoscenze e competenze, mettere in comune le risorse, le potenzialità e le buone prassi. Dobbiamo proporre un nuovo modello di sistema di Welfare in risposta a una società che è rapidamente cambiata, che necessita di uscire dagli schemi tradizionali, abbiamo bisogno di una rinnovata capacità di lettura e di una visione più ampia e lungimirante con un cambio di passo verso una innovazione che accompagna e risponde alle trasformazioni in atto”.

Continua Mario Gatti: “Il sistema di Welfare del futuro, anche per la sua sostenibilità, deve evolvere il proprio asse di attenzione concentrandosi sulla promozione del protagonismo dei cittadini,…un protagonismo fondato sulla capacità della comunità locale e finalizzato alla cura, intesa questa come responsabilità verso l’altro e verso la cosa pubblica; i Comuni, gli Ambiti dovranno investire in pensiero e risorse per stimolare e sostenere intrecci di reti collaborative territoriali, di socialità, di aiuto reciproco, di forme di solidarietà in grado di supplire alla fragilità delle reti tradizionali e alle fatiche degli enti pubblici”.

“Inseguiamo la promozione del benessere della comunità – conclude Murabito – cercando di integrare il welfare territoriale con quello aziendale, affinché la contrattazione economica sui luoghi di lavoro e la contrattazione sociale sul territorio possano integrarsi. Aziende e territorio infatti sono sempre più elementi integrati e il cambiamento demografico e culturale che segue il mondo del lavoro rende sempre più importante uno sviluppo delle relazioni fuori le mura aziendali. Noi vogliamo esserci nella programmazione che rilanci lo sviluppo delle politiche di contrattazione”.