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Sanità, ambiente e terzo settore: ecco gli interventi del consigliere Davide Casati del Partito Democratico

Sono trascorse poco più di due settimane da quando il consiglio regionale della Lombardia ha bocciato la proposta di Legge popolare – sostenuta da 100 mila firme – presentata dal Partita Democratico per iniziare a ragionare su una possibile riforma di un sistema sanitario.

Abbiamo voluto raccogliere 100 mila firme per dare un segnale alla giunta Fontana e rimarcare che la sanità, per com’è stata organizzata in questi anni, presenta molte criticità. Abbiamo fatto una proposta di Legge per dire che alla maggioranza di prendere atto dei problemi che ci sono perché così non si può più andare avanti. Questo non vuol dire ovviamente dire che va tutto male, non dobbiamo dimenticare che viviamo in Lombardia dove sicuramente il servizio sanitario non è quello di altre regioni. Però ormai la Regione Lombardia è scivolata al sesto posto delle classifiche in Italia. Prima eravamo l’eccellenza, eravamo i primi in Italia, oggi siamo al sesto posto e non possiamo permetterci che il nostro sistema continui a scivolare verso il basso.

Quali erano queste proposte?

Abbiamo voluto modificare innanzitutto i principi fondamentali, abbiamo voluto eliminare il concetto di equivalenza che era stato introdotto con la recente riforma. Crediamo che il pubblico debba essere centrale e che sia la Regione che debba governare l’offerta sanitaria e poi fare sì degli accordi in sussidiarietà con il privato, accreditato per soddisfare le tante esigenze che ci sono. Mettere tutti allo stesso piano, lasciare al mercato la regolamentazione dell’offerta sanitaria – come è avvenuto in questi anni – pensiamo che abbia comportato delle disuguaglianze e un disequilibrio che non ha giovato a nessuno.

Quindi adesso cosa si farà?
Purtroppo la proposta di modifica della legge regionale del 2009 è stata bocciata. Abbiamo ancora due anni di legislatura, noi non molleremo, presenteremo ulteriori modifiche, ma sicuramente questo è un brutto colpo anche perché una mobilitazione di 100 mila persone era un po’ che non si vedeva.

L’inceneritore di Montello ha avuto da parte di Regione Lombardia una battuta d’arresto. Che cosa dobbiamo aspettarci ora?

Si è trattato di una battuta d’arresto positiva. Per la prima volta siamo riusciti, grazie ad una nostra mozione, a far esprimere il Consiglio Regionale contro il nuovo inceneritore proposto dalla Montello Spa. Per la prima volta abbiamo fatto prendere una posizione netta al Consiglio sul tema degli odori molesti che coinvolgono tutti i comuni attorno alla Montello. C’è stato un ciclo di audizioni nella quali abbiamo ascoltato tanti esperti e tecnici che hanno sostanzialmente confermato che non è necessario realizzare un nuovo impianto di incenerimento in quanto la nostra regione è già satura e la provincia di Bergamo è una di quelle messe peggio. Ovviamente adesso l’iter per l’autorizzazione è in capo alla Provincia. L’auspicio è che, quanto emerso in regione, possa aiutare la Provincia ad esprimere un parere che tenga davvero conto di tutta la normativa, da quella europea fino ad arrivare a quella regionale. E soprattutto modificare la normativa regionale, perché se oggi la Montello Spa ha potuto depositare un progetto per un nuovo impianto è perché la delibera della giunta regionale di pochi anni fa ha aperto questa possibilità.

Quindi possiamo stare tranquilli i cittadini?

No. Dobbiamo essere sinceri. Confidiamo che si possa modificare la normativa regionale per il futuro affinché non ci siano altre situazioni di questo tipo. Il progetto della Montello ora ha di fronte un percorso complicato: c’è il no politico da parte di Regione Lombardia e del Consiglio Provinciale, ma l’iter autorizzatorio è tecnico. Quindi bisogna capire la conferenza dei servizi in capo alla Provincia se riuscirà a trovare quegli elementi normativi che consentiranno di dire di no. Per ora il percorso è ancora lungo e non è facile.

L’ultimo argomento che vorrei affrontare con lei è il terzo settore, un tema che abbiamo già annunciato nell’ultima intervista con lei, a che punto siamo?

Abbiamo depositato quest’estate una proposta di legge, a mia prima firma, che vuole valorizzare, sostenere e promuovere il terzo settore. Terzo settore vuol dire cooperative, associazioni di volontariato, fondazioni e quel tessuto di relazioni e di azioni che tiene in piedi un po’ le nostre comunità, creando legami ed erogando servizi. Non c’è una normativa regionale che regolamenta sostanzialmente questo mondo. Solamente in Lombardia si stimano più di un milione e mezzo di volontari, 9 mila cooperative, 200 mila lavoratori e tantissimi servizi sociali che si fanno carico delle fragilità dei nostri paesi. La nostra proposta vuole mettere al centro questo settore. Abbiamo depositato il pacchetto il 27 di ottobre a Milano a tutti i corpi intermedi, a tutta la rappresentanza del terzo settore. La speranza è che nei prossimi mesi questa proposta arrivi in consiglio regionale, prima passando dalla commissione e poi arrivando in aula. Questa proposta ha stimolato però la maggioranza perché la Giunta ha annunciato che vorrà depositare una sua proposta di legge sul tema. Questo fa ben sperare. Ciò che vorremmo è che la proposta di legge della maggioranza, insieme alla nostra, possa poi trovare una convergenza e concretizzare qualcosa di positivo per il terzo settore.