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Atalanta, a Marsiglia la vittoria della forza mentale e del coraggio. E quel gesto di Carnesecchi…
Foto Andrei Eduard Huiala

Solo tre squadre negli ultimi 30 mesi avevano vinto al Vélodrome: il portiere con quella corsa sotto la Virage Sud ha lanciato il primo messaggio della serata

Marsiglia (Francia). Conquistare il Vélodrome è roba per pochi. Nell’ultimo anno, solo il Lens ci è riuscito. Ampliando il raggio alle ultimi due stagione complete, si trova anche una vittoria dell’Auxerre più un paio del solito Psg. Nient’altro negli ultimi 30 mesi. È una di quelle che in gergo anglosassone viene definita statement win, cioè che porta con sé anche un messaggio deciso, quasi senza la concessione del diritto di replica. D’altronde l’ambiente è infernale, i 60mila spingono per davvero, valgono come uno, se non due uomini in più in campo. Serve una forza mentale non indifferente per non farsi sopraffare. Ecco, l’Atalanta quella forza ce l’ha e lo ha dimostrato.

Sembra quasi come se quella vittoria che mancava da 5 settimane non potesse arrivare in altro modo. E no, non è solo un riferimento al fatto che sia stata decisa da una giocata di classe del talento forse più cristallino che la Dea ha in rosa, almeno se parliamo di tecnica pura. È la capacità di capire i momenti, di leggerli, di approfittare di quelli buoni e di resistere in quelli complicati.

Prendiamo il rigore di De Ketelaere: laser in faccia, tiro angolato, respinto in corner. Sarebbe stato semplice uscire dalla partita, spegnersi per aver perso l’occasione. Il belga parzialmente lo ha fatto, non riuscendo a nascondere quel suo lato un po’ lunatico. L’Atalanta no, neanche per idea. Ahanor ha continuato a inserirsi e macinare km avanti e indietro come un forsennato, Krstovic ha perso la sua battaglia con il gol ma vinto i vari corpo-a-corpo con Egan-Riley. Giusto per citarne due tra i tanti, che però a differenza dei compagni non sono abituati in carriera a giocare la Champions League in determinati ambienti. Anzi.

Il primo messaggio lo aveva comunque mandato Marco Carnesecchi, entrando in quel modo durante il riscaldamento. Alla squadra ospite è riservata la metà campo sotto la VirageSud, il settore forse più rumoroso dell’intera Francia – con la Nord che comunque si piazza al terzo, massimo quarto posto della graduatoria – e il portiere nerazzurro l’ha presa di petto. All’ingresso per il riscaldamento, è scattato in avanti di corsa, arrivando da solo faccia a faccia con la curva, mentre Savorani, Rossi e Sportiello entravano alle sue spalle. Si è piazzato sulla linea di fondo per iniziare il suo riscaldamento in mezzo ad una pioggia di rumorosissimi fischi che coprivano i cori dei 453 atalantini. Messaggio chiaro: “Non siamo qui per avere paura”.

Carnesecchi Atalanta-Slavia Praga 0-0, la fotogallery

Già una volta l’Atalanta è uscita indenne dal Vélodrome, quello che Højbjerg, ieri capitano dell’OM, ha paragonato a “uno schiaffo di quelli che poi non ti fa dormire la notte per quanto è forte”. Solo se non sei forte abbastanza. Lo racconta la partita, il coraggio nell’attaccare e nel tenere il baricentro alto con le linee, l’energia messa nei contrasti. Concedendo qualcosa, perché è anche normale così, ma senza mai davvero subire l’iniziativa del Marsiglia. Solida, come piace a IvanJuric, ma questa volta finalmente anche concreta. E dove non arriva Lookman – o meglio, l’arbitro, che nega un gol per un fuorigioco che sembra tutto fuorché attivo – arriva Samardzic.

Certo, poi ci sono le occasioni mancate: il rigore di CdK che poi non calcia di destro dentro l’area, il pallone calciato in Virage Nord da Krstovic, Bellanova che va molle sul secondo palo al colpo di testa. I gol potevano essere di più, lo si dice da inizio stagione. Ne è bastato uno, almeno per questa volta. Ma è uno di quelli che pesa come un macigno. Perché il sollievo negli occhi dei giocatori è evidente, come nell’abbraccio di tutto lo staff tecnico al fischio finale.

Bellanova non lo nasconde: “Ne avevamo bisogno, ci siamo tolti un peso”. E anche Juric, pure se tende a non ammetterlo o comunque a darlo meno a vedere, probabilmente per sua stessa natura. Lui, umorale per diretta ammissione, scientifico nell’analisi di quei dati su cui batte il tasto per evidenziare come le prestazioni non sono mai mancate. Per lui vale un po’ di più vincere nella serata in cui in tribuna c’è RobertoMancini, considerando le voci che quest’estate ponevano il ct azzurro campione d’Europa nel 2021 come erede di Gasperini.

ivan juric atalanta

La posizione in realtà l’aveva già rinfrancata abbastanza chiaramente LucaPercassi nel prepartita a Sky, ribadendo come ci fosse “grande fiducia nell’allenatore e in tutto il nostro gruppo”, che in campionato “avremmo meritato più punti” e che “serve equilibrio per non perdere di vista la nostra realtà”. Parole forse di circostanza, ma che non fanno tirare così tanta aria d’addio almeno nell’immediato.

Poi, certo, ci sono le partite: se non dovesse arrivare una vittoria contro il Sassuolo, probabilmente tutto tornerebbe in discussione. Le sliding doors nel calcio sono all’ordine del giorno: senza quel gol di Samardzic, anche la lite di Juric con Lookman avrebbe forse tutto un altro significato almeno nelle percezioni. Brutto a vedersi, con colpe equamente distribuite: Ademola per la reazione maleducata, il tecnico per non aver soprasseduto. La vittoria permette non di sminuirlo, ma quantomeno di derubricarlo a “brutto episodio” prima che “caso dell’anno”. Già risolto, raccontano i protagonisti.

Perché i risultati alla fine sono la polarizzazione di tutto: come sottolinea Bellanova, non è tanto vincerne una che ti fa dare una svolta, ma la continuità. Quella che l’Atalanta cerca, dopo aver vinto una partita a cinque settimane di distanza dall’ultima volta. L’ottobre da incubo è terminato, è iniziato un nuovo periodo. E, forse, la Dea a Marsiglia ha ritrovato quelle certezze che possono farle rialzare definitivamente la testa.