L'intervento
Lavorare nell’epoca delle tecnologie: la sfida di chi abita l’innovazione a Bergamo
A Bergamo, questa trasformazione è palpabile. È la terra della manifattura e dell’innovazione, dove l’automazione industriale e la robotica avanzano nei reparti, dove l’intelligenza artificiale entra nei processi produttivi e nei servizi pubblici, dove perfino la sanità e la logistica si digitalizzano
A Bergamo, come in gran parte d’Italia, il lavoro ha sempre avuto un volto concreto: quello delle mani che producono, delle fabbriche che scandiscono il tempo delle valli, dei capannoni che illuminano la pianura al tramonto.
Oggi, però, quel volto sta cambiando. Il rumore delle presse e dei torni si mescola ai suoni silenziosi dei computer, ai dati che scorrono nei server, ai turni organizzati da piattaforme digitali.
Viviamo dentro le tecnologie: non solo le usiamo, ma le respiriamo ogni giorno, nel modo in cui lavoriamo, comunichiamo, ci muoviamo. Eppure, nonostante questa presenza continua, tendiamo a non vedere quanto profondamente esse ci stiano trasformando.
Quando la tecnologia diventa il nuovo caporeparto
Chi lavora oggi in fabbrica, in magazzino o nel settore dei servizi lo sa bene: sempre più spesso non è un capo umano a organizzare i turni o a valutare le prestazioni, ma un sistema informatico.
Un algoritmo decide le rotazioni, calcola le rese, misura i tempi. Sembra efficiente, imparziale. Ma in realtà, dietro quel linguaggio tecnico, si nasconde una nuova forma di potere. Un potere che non urla, non controlla con lo sguardo, ma traccia, registra, prevede. Non si tratta solo di tecnologia: si tratta di esperienza umana. Un lavoratore che sente di essere tradotto in dati, che deve correre per “rientrare nel parametro”, che viene valutato da un software, non vive solo un cambiamento di mestiere, ma un cambiamento del proprio modo di stare nel mondo.
Bergamo, tra industria e futuro digitale
A Bergamo, questa trasformazione è palpabile. È la terra della manifattura e dell’innovazione, dove l’automazione industriale e la robotica avanzano nei reparti, dove l’intelligenza artificiale entra nei processi produttivi e nei servizi pubblici, dove perfino la sanità e la logistica si digitalizzano.
Ma accanto alle eccellenze, crescono anche le nuove fragilità:
• lavoratori che si sentono sostituiti o invisibili;
• giovani che vivono in un’“intermittenza digitale”, tra stage, contratti a progetto e piattaforme;
• tecnici e impiegati che non spengono mai il telefono aziendale, perché la connessione non conosce orari.
La tecnologia, insomma, non è più un mezzo neutro, ma un ambiente in cui il lavoro e la vita si confondono.
Rimettere al centro la persona
Il sindacato, qui come altrove, non può limitarsi a contrattare tabelle e orari. Deve imparare a contrattare la tecnologia stessa: capire come viene introdotta, chi ne controlla l’uso, quali diritti e quali tutele devono accompagnarla. Significa chiedere trasparenza sugli algoritmi, formazione per i lavoratori, partecipazione nelle scelte che cambiano l’organizzazione del lavoro.
Bergamo, comunità del lavoro che resiste
La storia di Bergamo ci insegna una cosa: la comunità tiene. Nei momenti difficili, dalle crisi industriali alle fatiche della pandemia, la città ha saputo unirsi, reinventarsi, prendersi cura delle persone prima ancora delle macchine. Oggi, in piena trasformazione digitale, serve la stessa forza collettiva: la capacità di abitare la tecnologia senza subirla, di usarla per migliorare la vita e non per misurarla. Essere “bergamaschi” nel lavoro del futuro significa questo: non rinunciare alla concretezza, alla responsabilità, alla cura per le persone e per il territorio. Significa pretendere che l’innovazione non cancelli la relazione, ma la rinnovi.
Abitare l’algoritmo, non subirlo
Le tecnologie non sono un destino, ma un ambiente da abitare con coscienza.Sta a noi — lavoratori, sindacati, imprese e istituzioni — decidere che forma vogliamo dare a questo nuovo mondo del
lavoro.Non basta essere “connessi”: serve essere consapevoli. Solo così potremo fare della transizione digitale non una nuova forma di alienazione, ma una nuova occasione di giustizia e dignità del lavoro, proprio qui, nel cuore produttivo di Bergamo.
Savino Pezzotta, bergamasco, sindacalista e politico italiano, è stato segretario nazionale della Cisl.


