Rapporto ISPRA
Consumo di suolo agricolo: Confai lancia l’allarme
5 novembre 2025 | 09:10
Bolis: “Serve una svolta nelle politiche territoriali per fermare la perdita di terreno agricolo e difendere la sostenibilità ambientale”
“Il ritmo con cui ogni anno vengono sottratti nuovi ettari di terreno agricolo rappresenta una ferita permanente per l’ambiente e per la competitività del settore primario. L’ultimo rapporto ISPRA sul consumo di suolo conferma che il fenomeno è tutt’altro che sotto controllo e richiede un cambio di passo deciso nelle politiche di governo del territorio”: lo afferma Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, aderenti a CAI Agromec, commentando i dati del rapporto nazionale 2025 ‘Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici’.
Nel 2024, in Italia, oltre 78 chilometri quadrati di suolo naturale sono stati trasformati in superfici artificiali, un valore record per l’ultimo decennio.
Nel 2024, in Italia, oltre 78 chilometri quadrati di suolo naturale sono stati trasformati in superfici artificiali, un valore record per l’ultimo decennio.
“Dietro questi numeri – osserva Bolis – si nasconde la progressiva perdita di una risorsa non rinnovabile, con conseguenze economiche, ambientali e sociali sempre più gravi. La riduzione del suolo coltivabile non solo limita la capacità produttiva dell’agricoltura, ma compromette servizi ecosistemici fondamentali, come l’assorbimento di CO₂, la regolazione idrica e la tutela della biodiversità.”
In Lombardia, il consumo di suolo ha raggiunto 834 ettari nel 2024, con una percentuale complessiva di superficie artificiale pari al 12,22% del territorio complessivo.
Nella provincia di Bergamo, fatte le debite proporzioni, la situazione è analoga: 122 ettari di suolo naturale persi in un solo anno e una quota di territorio artificializzato del 12,02%. “Sono dati che non possono lasciare indifferenti – sottolinea Enzo Cattaneo, segretario provinciale di Confai Bergamo –. La progressiva impermeabilizzazione dei suoli riduce la capacità produttiva agricola e accresce la vulnerabilità del territorio di fronte a eventi climatici estremi, come alluvioni o siccità. È urgente attuare politiche di tutela e di rigenerazione che salvaguardino il valore economico e ambientale della risorsa suolo.”
Riprendendo alcune delle raccomandazioni contenute nel rapporto, Confai richiama l’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali sulla necessità di orientare lo sviluppo urbanistico e produttivo verso il recupero delle aree dismesse, la riqualificazione del patrimonio edilizio e industriale esistente e la riconversione ecologica degli spazi già compromessi, in linea con gli obiettivi europei di azzeramento del consumo netto di suolo entro il 2030.
“Il terreno agricolo – conclude Bolis – non è solo un fattore produttivo, ma un bene comune che garantisce cibo, paesaggio e qualità della vita. Difenderlo significa investire nel futuro del Paese e nella sostenibilità delle comunità locali.”
In Lombardia, il consumo di suolo ha raggiunto 834 ettari nel 2024, con una percentuale complessiva di superficie artificiale pari al 12,22% del territorio complessivo.
Nella provincia di Bergamo, fatte le debite proporzioni, la situazione è analoga: 122 ettari di suolo naturale persi in un solo anno e una quota di territorio artificializzato del 12,02%. “Sono dati che non possono lasciare indifferenti – sottolinea Enzo Cattaneo, segretario provinciale di Confai Bergamo –. La progressiva impermeabilizzazione dei suoli riduce la capacità produttiva agricola e accresce la vulnerabilità del territorio di fronte a eventi climatici estremi, come alluvioni o siccità. È urgente attuare politiche di tutela e di rigenerazione che salvaguardino il valore economico e ambientale della risorsa suolo.”
Riprendendo alcune delle raccomandazioni contenute nel rapporto, Confai richiama l’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali sulla necessità di orientare lo sviluppo urbanistico e produttivo verso il recupero delle aree dismesse, la riqualificazione del patrimonio edilizio e industriale esistente e la riconversione ecologica degli spazi già compromessi, in linea con gli obiettivi europei di azzeramento del consumo netto di suolo entro il 2030.
“Il terreno agricolo – conclude Bolis – non è solo un fattore produttivo, ma un bene comune che garantisce cibo, paesaggio e qualità della vita. Difenderlo significa investire nel futuro del Paese e nella sostenibilità delle comunità locali.”

