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Confindustria Bergamo, quale impresa per il futuro? Dall’ultima assemblea dell’era Ricuperati gli imprenditori attendono certezze
Un momento dell'assemblea 2024

Appuntamento nel pomeriggio di lunedì 3 novembre alla Chorus Life Arena: le imprese vogliono lasciarsi alle spalle l’incertezza del primo semestre dell’anno, dove solo l’export si è salvato. I temi dell’innovazione, dell’intelligenza artificiale e delle filiere strategiche

“Chissà, chissà domani. Orizzonti e sfide per l’impresa Futura”: nel titolo dell’assemblea di Confindustria Bergamo, in programma nel pomeriggio di lunedì 3 novembre alla Chorus Life Arena, c’è tutta l’incertezza che le nostre imprese hanno dovuto affrontare negli ultimi mesi.

Una parola che agli imprenditori ha fatto più paura di “crisi”, perché l’operare in un contesto fumoso, dalle regole poco chiare o aleatorie, ha tolto loro una delle principali armi per la competitività: la possibilità di programmare.

Le nostre imprese hanno un disperato bisogno di allargare lo sguardo, di tornare a ragionare sul medio-lungo periodo e non solo in una logica di reazione, sul qui e oggi: è questo quello che chiedono da sempre al sistema confindustriale, che dal canto suo ha messo in campo risorse ed energie per farsi non solo collettore delle istanze ma anche per proporre soluzioni reali e concrete.

Dall’assemblea pubblica, che si inserisce in termini temporali al centro di uno degli autunni più complicati dal punto di vista industriale, si aspettano risposte, magari anche rassicurazioni: sul tavolo della discussione le delicate sfide nazionali e internazionali, ma anche uno sguardo attento e introspettivo sul sistema locale, chiamato a svoltare su temi ormai imprescindibili come intelligenza artificiale e innovazione, a fare rete attorno alle filiere strategiche e all’attrattività del nostro territorio, a investire con decisione sulla formazione del capitale umano.

Perché deve essere chiaro: non c’è modo di parlare di competitività se mancano le competenze.

Le tematiche non si discostano molto da quelle che avevano caratterizzato l’assise di 12 mesi fa, a braccetto coi colleghi di Brescia: a differenza di allora, però, si è palesata in tutta la sua drammaticità una delle previsioni che più non lasciavano dormire sonni tranquilli agli industriali, vale a dire quella politica protezionistica basata su dazi spinti messa in campo da Donald Trump. 

Se nel primo semestre dell’anno l’ultimo baluardo dell’industria è stato il dato positivo sull’export (+4,5%), gli impatti delle tariffe americane sul lungo periodo potrebbero cambiare diametralmente anche questo scenario. Le imprese non sono rimaste a guardare, è vero, ma sperare di trovare in altri mercati dei validi e immediati sostituti di un mercato storicamente decisivo come quello a stelle e strisce va ben oltre qualsiasi ottimistica previsione: si è guardato al Sud America, rafforzando contestualmente i rapporti col mondo arabo, tramite nuovi accordi, investimenti e progetti.

All’assemblea bergamasca ci sarà ancora Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria: che sia quello della Chorus Life Arena il palco ideale per un affondo ancora più deciso sulla Manovra proposta dal governo Meloni? Chissà, come titola la giornata.

Un anno fa non era stata tenera con l’esecutivo nemmeno la numero uno degli industriali orobici Giovanna Ricuperati, che aveva chiesto a gran voce un cambio di passo sulle politiche industriali, strappando applausi convinti dalla platea quando aveva sottolineato i farraginosi meccanismi di accesso ai fondi del Piano Transizione 5.0.

Con il mandato che si esaurirà a giugno del prossimo anno, questa sarà la sua ultima assemblea pubblica da presidente: prima donna a guidare Confindustria Bergamo e prima di estrazione non manifatturiera, due soffitti di cristallo abbattuti nello stesso istante.

A dicembre si metterà in moto la macchina delle elezioni confindustriali, con i saggi che procederanno alle consultazioni tra gli associati per trarne le opportune indicazioni e arrivare, entro la prima decade di giugno 2026, alla designazione del successore. I rumors, sempre più convinti, parlano di un ritorno alla figura dell’uomo di fabbrica, più legato all’anima manifatturiera della nostra provincia: c’è chi suggerisce con convinzione di scandagliare i nomi all’interno del consiglio generale, chi addirittura è sicuro che il cerchio si debba stringere attorno agli attuali vicepresidenti.

Ancora una volta: chissà. Ma questa è un’altra partita.