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Carrara, a processo l’architetto premiato: i “rendering fasulli” e le bordate del conte che lo accusa
Sopra il rendering, sotto l'opera realizzata

Al professionista Antonio Ravalli contestata la difformità delle simulazioni rispetto al progetto. La difesa: “Faremo valere le nostre ragioni, il giudice ha già rigettato una richiesta di decreto penale di condanna”. Udienza l’8 maggio

Bergamo. Quando ha saputo del premio assegnato all’architetto Antonio Ravalli per l’ampliamento dell’Accademia Carrara, il conte Piero Piccinelli dev’essere sobbalzato dalla sedia. Chissà, forse è andata davvero così, visto il tempismo: la notizia del riconoscimento arriva giovedì, e già il venerdì mattina ecco spuntare la comunicazione ufficiale della citazione a giudizio del rinomato architetto ferrarese, proprio a seguito di un esposto firmato… dal conte in persona.

Il premio, quello di Architettura 2025 per il “Miglior Edificio”, era appena stato celebrato quando l’avvocato Rocco Gargano, che assiste il nobile bergamasco, ha convocato la stampa per annunciare che la pm Letizia Ruggeri aveva disposto il rinvio a giudizio di Ravalli con l’accusa di falso ideologico. “Segno – ha commentato il legale – che le osservazioni contenute nell’esposto non erano così campate in aria”.

Il conte Piccinelli è comproprietario insieme al figlio dell’omonimo palazzo di fronte alla pinacoteca. Un vicino di casa molto attento alle questioni della Carrara. “Sempre sul pezzo”, secondo gli estimatori. “Un umarell seriale”, per i detrattori. A turbare il conte, 85 anni il prossimo 28 febbraio, non sono stati né i turisti né le code ai biglietti, ma il nuovo camminamento esterno inaugurato il 20 settembre insieme ai giardini dell’Accademia. L’intervento – costato 2,8 milioni di euro – serve a collegare i piani del museo e permettere ai visitatori di uscire senza rifare il percorso al contrario.

Secondo Piccinelli, il rendering del progetto mostrava un’opera discreta, che lasciava libera la facciata del museo. Osservando i lavori, però, il conte si è accorto che la struttura era più invasiva del previsto. Così ha chiesto accesso agli atti. Visionando le tavole, il collegamento risultava diverso da quello mostrato nel rendering: copre infatti la facciata e le finestre della pinacoteca. Non un semplice errore di rappresentazione, secondo Piccinelli e il suo legale: “Quel rendering – spiega l’avvocato Gargano – era inserito nella relazione paesaggistica come simulazione progettuale, quindi doveva rispecchiare lo stato dei luoghi come previsto dalla Legge”.

Nell’esposto il conte non va per il sottile, arrivando a sostenere che il progettista, “allo scopo evidente di convincere della necessità dell’opera”, rappresentava che la stessa avrebbe permesso di “risolvere, con il nuovo camminamento, i problemi legati alla completa accessibilità dell’edificio da parte di utenza con disabilità. Argomentazione – secondo Piccinelli – del tutto fuorviante, visto che l’Accademia Carrara è pienamente accessibile essendo presenti all’interno due ascensori”. Piccinelli, inoltre, riporta tutta una serie di valutazioni che, a suo dire, “intendono sminuire e minimizzare l’impatto che la nuova opera ha”, nel delicato contesto storico e paesaggistico in cui è inserita. Poco accessibili, per restare in tema, i vertici della Carrara che, contattati più volte, preferiscono non rilasciare dichiarazioni.

Ad ogni modo, il cuore della questione restano i rendering sospetti. Secondo la Procura, Ravalli avrebbe presentato al Servizio Edilizia Privata del Comune di Bergamo una relazione contenente una simulazione non conforme alle tavole ufficiali. Una discrepanza che avrebbe portato il dirigente comunale a certificare falsamente la compatibilità paesaggistica, aprendo la strada all’autorizzazione.

Oltre a questo primo esposto, ce n’è un altro datato maggio 2025 che indaga le volumetrie sull’ampliamento della Carrara: “Dalle verifiche commissionate dal mio cliente – spiega l’avvocato Gargano – risulta che il costruito è più grande dell’autorizzato”, ma la procura deve ancora esprimersi. Non solo, al Tar di Brescia è pendente un ricorso davanti al quale sono stati impugnati i titoli abilitativi. “Se in sede penale sarà accertato il reato di falso – illustra Gargano – questo inficerebbe la validità dell’autorizzazione e, a cascata, quella del titolo autorizzativo”. Alla fine, la domanda è una: che cosa rischia la Carrara? “La questione deve essere approfondita dal punto di vista amministrativo, ma in mancanza di titoli – sostiene il legale – Palazzo Frizzoni potrebbe anche ordinare la demolizione dell’opera, sanatorie permettendo”.

Antonio Ravalli, compagno dell’attuale direttrice dell’Accademia Carrara, Maria Luisa Pacelli (all’epoca dei fatti estranea all’istituzione) è difeso dagli avvocati Andrea Locatelli e Riccardo Bonetti. I legali fanno sapere che il 7 maggio scorso il gip Maria Beatrice Parati aveva respinto la richiesta di decreto penale di condanna avanzata dal pm (un provvedimento con cui il giudice condanna un imputato a una pena pecuniaria per reati di lieve gravità, senza andare a dibattimento). Un precedente che, se non altro, lascia ben sperare la difesa. “La Procura ha insistito chiedendo il rinvio a giudizio – sottolineano Locatelli e Bonetti -, ma confidiamo nelle nostre ragione e nel poter chiarire tutto in aula”. L’udienza è fissata il prossimo 8 maggio.

Inevitabile, il caso sta avendo un risvolto politico. “Quanto emerge conferma che le nostre domande erano legittime e le perplessità fondate”, dichiarano Arrigo Tremaglia e Ida Tentorio di Fratelli d’Italia, ricordando un’interrogazione presentata già nel settembre 2024 per chiarire le discrepanze tra rendering e realtà. “Ci fu risposto che era tutto conforme”. Dal Comune arriva la tipica replica diplomatica in casi come questo: “Abbiamo appreso dalla stampa informazioni di cui non abbiamo conoscenza diretta. Siamo fiduciosi nell’azione della magistratura e attendiamo gli sviluppi”.

A chiudere il cerchio, la voce della sindaca Elena Carnevali, nonché presidente della Fondazione Carrara, che sui social ha rilanciato la notizia del premio vinto dallo studio Ravalli: “Grazie a tutti coloro che nel 2022 intuirono che rinnovare i propri spazi per valorizzare il patrimonio significa non solo stare al passo con i tempi, ma saperne interpretare lo spirito”. Chissà cosa ne pensa il conte Piccinelli…