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Lo sport come chiave di integrazione e crescita: il progetto ‘Alle(n)iamoci’ di Sirio

Un percorso che ha coinvolto bambini e adolescenti accolti in comunità, per promuovere inclusione e autostima – Il presidente della Fondazione della Comunità Bergamasca Osvaldo Ranica: “Lo sport è capace di unire e restituire fiducia”

Riscoprire fiducia in sé stessi e imparare a stare con gli altri grazie allo sport. È questo l’obiettivo del progetto ‘Alle(n)iamoci. Impara con lo sport mettendoti in gioco’, promosso da Sirio – Centro servizi per le famiglie, cooperativa sociale ONLUS di Treviglio, e sostenuto dalla Fondazione della Comunità Bergamasca.

Il progetto vuole favorire l’inserimento degli ospiti in attività sportive del territorio al fine di attivare, tramite lo sport, processi di socializzazione e integrazione, superando la vergogna e la fatica del mettersi in gioco nella realtà. “I traumi riportati in età infantile fanno sentire gli ospiti ‘diversi’. Spesso i loro processi di socializzazione, anche dopo l’inserimento in struttura, intercettano contesti devianti, oppure si ritraggono dalla vita sociale con un utilizzo estremo dei social. Uno stile di vita – sepolto in internet – che incide sulla salute fisica, sullo sviluppo cognitivo e psicosociale e ha conseguenze gravi sull’autostima (già minata dai traumi familiari) e sulle capacità di socializzare”, spiega Cinzia Mancadori, referente del progetto.

‘Alle(n)iamoci’ è iniziato a settembre del 2024 e si è concluso nel giugno 2025. Ha coinvolto 11 adolescenti (dai 14 ai 17 anni) e 3 bambini (dai 3 ai 6 anni). A bambini e ragazzi sono stati proposti corsi di nuoto e psicomotricità, pallavolo, boxe, danza moderna.

“Come cooperativa, favoriamo sempre l’inserimento sportivo dei nostri ospiti, ma sentivamo il bisogno di intensificare la presenza educativa. I nostri ragazzi si sentono spesso un po’ in difetto rispetto agli altri. Se non riescono ad essere accompagnati a inserirsi in un gruppo, c’è il rischio che interrompano prima l’attività sportiva proposta. Questo progetto ci ha permesso di prendere contatti con alcune realtà del nostro territorio e di avere un tempo condiviso in cui l’educatore è presente all’interno del contesto sportivo per favorire l’inserimento dei nostri ragazzi. Siamo riusciti ad incontrare gli allenatori, raccontare la nostra realtà e dare loro gli strumenti per entrare in una dinamica relazionale che non li facesse sentire in difficoltà”, ancora Mancadori.

L’esperienza ha dato ai ragazzi l’occasione di aprirsi ad altri coetanei, come quando – alla fine del corso di pallavolo – “abbiamo deciso di organizzare la pizzata conclusiva in comunità, che è stato un po’ come invitare tutti a cena a casa propria”.

Positivo il bilancio dell’esperienza: “Certamente continueremo. È vero, in comunità i ragazzi vanno e vengono, non sono sempre gli stessi, ma esserci aperti alle realtà sportive del territorio è sicuramente un valore aggiunto che coltiveremo nel tempo e aiuta a superare alcuni pregiudizi diffusi tra le persone, quando si parla di comunità”.

“Progetti come ‘Alle(n)iamoci’ rappresentano perfettamente lo spirito con cui la Fondazione sostiene le realtà del territorio: promuovere comunità inclusive, in cui nessuno resti ai margini”, ha commentato Osvaldo Ranica, presidente Fondazione della Comunità Bergamasca. “Lo sport è un linguaggio universale, capace di unire e di restituire fiducia a chi ha vissuto situazioni difficili. Siamo orgogliosi di aver contribuito a un’iniziativa che mette al centro la persona, valorizzando il ruolo educativo e relazionale delle associazioni sportive e degli operatori sociali della Bergamasca”.