La lettera
“Fondo Abitare Under 35? I proprietari si rifiutano di stipulare contratti a canone concordato”
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un docente: “Il bando scoraggia la partecipazione. Se queste restano le condizioni, non si vuole realmente che i giovani vengano a Bergamo a vivere”
Bergamo. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Giuseppe Ventricelli, giovane docente di Scienze e Tecnologie Meccaniche, sul Fondo Abitare Under 35, il bando promosso dalla Giunta Carnevali pensato per favorire il percorso di autonomia abitativa delle nuove generazioni.
“Scrivo per portare all’attenzione pubblica una situazione che, a mio avviso, rappresenta un vero e proprio paradosso: un bando a cui molti vorrebbero partecipare, ma che di fatto scoraggia la partecipazione.
Mi chiedo se i responsabili del Comune o il proprietario della prestigiosa struttura di Choruslife si siano interrogati sul motivo di tale disinteresse.
Partendo dal presupposto che il bando denominato “Fondo Abitare Under 35” abbia l’obiettivo di incentivare la residenza dei giovani nella splendida città di Bergamo, trovo incoerente e poco lungimirante il comportamento di numerosi proprietari che si rifiutano di stipulare contratti a canone concordato, spinti da una evidente speculazione sul mercato degli affitti.
Ritengo, inoltre, che sia un grave errore di gestione non aver promosso un’adeguata campagna informativa e di adesione da parte di Abito Bergamo, finalizzata a individuare appartamenti già disponibili e proprietari disposti a partecipare all’iniziativa.
Ma ciò che considero ancor più inaccettabile è che i proprietari di Chorus Life propongano in affitto appartamenti — attualmente sfitti — al costo di 1.611 euro mensili, comprensivi delle sole spese condominiali. Mi domando se, secondo loro, un docente o una qualsiasi persona con uno stipendio medio possa realisticamente permettersi una simile cifra, anche ipotizzando una condivisione dell’alloggio.
Personalmente avrei preso in seria considerazione la possibilità di usufruire di questo bando, come probabilmente molti altri giovani, se fossero state previste condizioni più eque, una migliore organizzazione e prezzi più accessibili.
Il mio auspicio è che questa lettera venga letta e stimoli una riflessione da parte di tutti gli attori coinvolti, perché — se queste restano le condizioni — il messaggio che emerge è chiaro: non si vuole realmente che noi “under 35” veniamo a vivere a Bergamo”.
Giuseppe Ventricelli



