Asean: la prossima frontiera della competizione tra Usa e Cina
Da un punto di vista economico, il blocco Asean risulta essere attrattivo sia per aumentare l’export di prodotti occidentali (è un mercato con oltre 680 milioni di perone) che per trasferire alcune fasi dei processi manifatturieri
Il tour asiatico di questa settimana del Presidente Trump riaccende i fari sul rapporto tra Stati Uniti ed Asia, tema chiave della geopolitica dei prossimi decenni. La varietà di paesi che popola questo blocco continentale suggerisce una lettura attenta dei rapporti che vanno consolidandosi o erodendosi, tasselli importanti di un mosaico di alleanze internazionali che saranno il contesto nel quale si articolerà la competizione tra Stati Uniti e Cina negli anni a venire.
Accanto a paesi come Giappone e Sud Corea, alleati di lungo corso del blocco transatlantico, esiste una varietà di paesi che presentano grandi opportunità per l’occidente, ma che necessitano di un sostanzioso investimento relazionale ed economico per esprimere appieno il potenziale di un rapporto fruttuoso.
Il blocco forse più rilevante è quello dei paesi dell’Asean (Association of South-East Asian Nations) , organizzazione costituita nel 1967 da un nucleo di paesi fondatori (Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore e Tailandia) successivamente allargato ad altri 6 paesi del sud est asiatico. La nascita dell’Asean rispondeva negli anni ’60 ad un’esigenza ben precisa: promuovere lo sviluppo economico e limitare la diffusione del comunismo in Asia, mantenendo relazioni privilegiate con gli Stati Uniti.
Con il tempo, ed in particolare dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, l’Asean è diventato per gli americani un utile strumento per limitare l’influenza cinese nella regione, ed in particolare sotto la presidenza Obama è divenuto un elemento centrale della strategia “pivot to Asia” inaugurata dal Presidente americano nel 2011. Come ricordato da Walker e Lakshmi sulle colonne del Financial Times, Obama è stato il presidente che più di ogni predecessore o successore ha partecipato agli incontri periodici dell’Asean, testimoniando con la sua presenza il ruolo chiave di questa organizzazione nella strategia di politica estera del paese a stelle e strisce.
In anni più recenti, il rapporto tra Stati Uniti ed il blocco Asean ha vissuto purtroppo diversi momenti di incertezza: l’affidabilità degli Usa come partner strategico è stata seriamente messa in dubbio nel momento in cui gli americani hanno deciso formalmente di ritirarsi, dopo 10 anni di negoziazioni, dal Trans-Pacific Partnership (TTP) , un accordo di libero scambio che avrebbe dovuto solidificare le relazioni tra i paesi affacciati sull’oceano Pacifico. Come ulteriore conseguenza di questo abbandono, i membri dell’Asean hanno costituito, insieme ad altri paesi tra i quali la Cina, un accordo alternativo chiamato Regional Comprehensive Economic Partnership, che si trova a rappresentare oggi il più grande blocco di libero scambio al mondo.
Il TTP, accordo immaginato per favorire le relazioni tra Stati Uniti ed Asean, ha quindi lasciato il passo ad un accordo alternativo nel la Cina risulta essere il partner di maggioranza. Un punto di arrivo senz’altro diverso da quanto era stato pianificato.
Nonostante questo mutamento di equilibri, gli Stati Uniti sono rimasti protagonisti nella vita economica dell’Asean: nel 2023 erano il primo investitore straniero, con oltre 74 miliardi di dollari di FDI (foreign direct investment), contando sulla presenza di oltre 6000 società americane in loco e contendendo alla Cina il ruolo di maggiore esportatore nell’area.
La relazione tra le due sponde del Pacifico sembrava dunque aver resistito alle conseguenze del ritiro americano dal TTP, ma la situazione ha iniziato ad incrinarsi nuovamente quest’anno, in seguito all’annuncio degli Stati Uniti di un nuovo regime di dazi internazionali: i paesi del sud est asiatico erano inizialmente tra quelli più duramente colpiti, con aliquote che toccavano il 46% per il Vietnam ed il 49% per la Cambogia. Sebbene i dazi finali siano decisamente più contenuti rispetto alle ipotesi iniziali, questa ulteriore erosione di fiducia nei confronti del partner statunitense rimane una conseguenza di lungo temine decisamente più complicata da neutralizzare.
In tutto questo Pechino ha fiutato l’opportunità di rafforzare il proprio posizionamento, potendo partire da una situazione già favorevole: dal 2009 è il maggior partner commerciale dei paesi in questione, trovandosi inoltre ad essere il maggior investitore in alcuni settori strategici tra i quali quello dei veicoli elettrici.
Subito dopo l’annuncio dei dazi americani nell’aprile di quest’anno, il Presidente cinese Xi Jinping ha colto l’occasione per visitare diversi paesi chiave del sud est asiatico con l’obiettivo di promuovere l’immagine della Cina come alfiere del multilateralismo e della cooperazione con i paesi in via di sviluppo. In altre parole, ha reso ancora una volta chiaro come la Cina sia pronta a raccogliere il testimone della globalizzazione, innescata dagli Stati Uniti nei decenni passati ed oggi rinnegata in forza di un ritorno al protezionismo.
La collocazione dei paesi Asean nello scacchiere internazionale non è quindi scontata, ma è probabilmente nell’interesse dell’Occidente, ed in particolare dell’Europa , investire capitale relazionale e finanziario per accorciare le distanze con un’area di grandissimo interesse, sia attuale che prospettico.
Da un punto di vista economico, il blocco Asean risulta essere attrattivo sia per aumentare l’export di prodotti occidentali (è un mercato con oltre 680 milioni di perone) che per trasferire alcune fasi dei processi manifatturieri (limitando quindi parzialmente l’impatto inflattivo di un re-shoring su larga scala in caso di deterioramento delle relazioni con la Cina).
Da un punto di vista geopolitico, rappresenta un’area di grande rilevanza per la solidità dei rapporti storici che legano l’occidente ai suoi componenti, un patrimonio da valorizzare soprattutto in un contesto di crescenti tensioni internazionali con le due potenze protagoniste del continente Asiatico: Russia e Cina.
Non dimentichiamoci però che i paesi dell’Asean dispongono di una caratteristica che hanno dimostrato di saper utilizzare con efficacia: l’adattabilità. La competizione per la vicinanza al blocco dell’Asean è aperta ed i concorrenti dell’Occidente non mancano.

Alessandro Somaschini, bergamasco, classe 1984, è Vice Presidente di Yes for Europe – The European Confederation of Young Entrepreneurs, Membro del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo presso il Ministero degli Affari Esteri (MAECI) e Membro del Gruppo Tecnico Internazionalizzazione di Confindustria.
È inoltre Membro della Task Force Trade & Investment del B20 – South Africa 2025, engagement group ufficiale della comunità imprenditoriale presso il G20, oltre ad essere Consigliere di Amministrazione di società pubbliche e private.
In passato è stato nel quadriennio 2020-2024 Vice Presidente Nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria con delega agli Affari Internazionali, Membro di Task Force all’interno del B20 nelle edizioni organizzate in Italia (2021), Indonesia (2022), India (2023) e Brasile (2024), ed in precedenza ha ricoperto le cariche di Membro del Comitato Esecutivo dell’Associazione Italiana dei Costruttori di Organi di Trasmissione (ASSIOT) e di Vice Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo.
È stato Consigliere di Amministrazione di Somaschini Automotive ed Executive Vice President di Somaschini North America, lavorando negli Stati Uniti nel settore della componentistica meccanica.
Ha cominciato la sua carriera a Roma nel settore Aerospazio e Difesa all’interno del Gruppo Finmeccanica (oggi Leonardo) , dopo essersi laureato con lode in International Management all’Università Bocconi di Milano .


