Schilpario, nuovo impianto idroelettrico sul fiume. Il sindaco: “Favorevole, ma servono garanzie”
Fa discutere il progetto dell’azienda scalvina Bettoni 4.0 che riguarda il tratto del torrente Dezzo nel cuore del paese: “Proposta insensata: ripercussioni paesaggistiche in un’area idrogeologicamente fragile”
Da secoli, nel tranquillo borgo alpino di Schilpario, l’acqua del torrente Dezzo scorre silenziosa accompagnando la vita dei residenti. Un equilibrio che, però, potrebbe presto cambiare. La Bettoni 4.0 Srl, azienda scalvina attiva nel settore idroelettrico, ha infatti depositato la richiesta per la costruzione di un nuovo impianto di derivazione delle acque dal tratto di fiume che serpeggia nel cuore del paese.
Dopo l’avvio ufficiale dell’iter autorizzativo, i dettagli del progetto sono consultabili sulla piattaforma Silvia, il sistema regionale che raccoglie i documenti legati alle procedure di valutazione di impatto ambientale. Riassumendo gli aspetti tecnici, l’impianto preleverebbe una parte dell’acqua del torrente tramite una traversa in subalveo, una struttura di sbarramento localizzata sotto il letto del fiume, per convogliarla in una condotta sotterranea lunga circa 650 metri. L’acqua verrebbe usata poi per produrre energia elettrica tramite turbine e restituita al fiume poco più a valle.
L’obiettivo, nell’era della transizione ecologica, è nobile: produrre energia pulita da una fonte rinnovabile. In Val di Scalve, del resto, sono più di 200 anni che il Dezzo viene sfruttato per fini idroelettrici. Secondo gli oppositori però, i piani dell’operatore privato comporterebbero modifiche al corso naturale del Dezzo con ripercussioni paesaggistiche e il rischio di aumentare la fragilità idrogeologica di un’area già soggetta a piccole frane.

Ad accendere i riflettori sulla vicenda è Acqua di Scalve, gruppo Facebook che in un certo senso ‘monitora’, in un’ottica di trasparenza e partecipazione civica, la gestione delle risorse idriche della valle. “L’intervento stravolgerebbe la vita di un torrente già martoriato da un numero impressionante di derivazioni e impianti – sostiene uno dei membri del gruppo, Lucio Toninelli -. Un progetto insensato, sia per i residenti che per i turisti, che favorisce solamente l’interesse di un privato senza reali benefici per la comunità”.
Sulla questione è trasparente, proprio come la gelida acqua che scorre nel Dezzo, l’atteggiamento del sindaco di Schilpario Claudio Agoni. “Sono favorevole al progetto in sè”, chiarisce, “ma solamente nel caso in cui al Comune siano offerte da un lato una valida contropartita, dall’altro una serie di garanzie”. Tra i requisiti richiesti, il primo cittadino annota la tutela del flusso vitale minimo del torrente, la realizzazione interamente interrata dell’opera e la certezza che l’alveo non venga intaccato dalle operazioni. “I sassi sul fondo del fiume non possono essere mossi e il rischio idrogeologico non può essere sottovalutato”, sottolinea il sindaco.
Nell’elenco degli oppositori figurerebbero anche l’associazione dei pescatori della valle, coinvolti in quanto il tratto di Dezzo interessato è una zona di pesca, e la sottosezione locale del Cai. Tra le critiche indirizzate al progetto c’è anche la possibilità che la derivazione del torrente possa togliere la fonte di energia al mulino del Museo etnografico schilpariese, recentemente rinnovato.
La proposta si trova ora al vaglio degli uffici del settore Ambiente della Provincia, l’ente che dovrà pronunciarsi per l’eventuale autorizzazione alla richiesta. La scorsa settimana i funzionari di via Tasso hanno effettuato il primo sopralluogo per toccare con mano i luoghi coinvolti e farsi descrivere il progetto. Il tema potrebbe approdare presto in Consiglio comunale a Schilpario, il cui parere non sarà vincolante ma potrebbe avere un peso di rilievo nei ragionamenti della Provincia.


