Scamacca e Krstovic, maneggiare con cura: l’Atalanta e la questione punte
Gli zero minuti contro il Milan sono frutto di scelte tattiche precise ed esigenze della partita, ma anche di due situazioni diverse se pur ugualmente delicate
Bergamo. Zero minuti per Nikola Krstovic, altrettanti per Gianluca Scamacca. In molti hanno storto il naso di fronte alla scelta di Ivan Juric di non schierare nessuno dei due ‘nove’ nerazzurri nel finale di Atalanta-Milan per provare ad agguantare quella vittoria che manca da un mese e spezzare la maledizione del pareggio. Il tecnico nerazzurro lo ha spiegato in poche parole: “Scelgo in base a quello che vedo in allenamento” ha detto a Dazn. “Una decisione azzeccata”, ha ribadito pochi minuti dopo in conferenza stampa.
Parole non pronunciate certo a caso, soprattutto alla luce di quelle che erano le richieste della partita, in cui il blocco basso del Milan nel minuti finali impediva di verticalizzare o di avere delle situazioni da cross pulite per trovare poi buona presenza dentro l’area di rigore, dove la presenza di maglie bianche era nettamente superiore a quella nerazzurra.
Il punto di vista dell’allenatore della Dea è sembrato chiaro: per andare fino in fondo non sarebbe servito un bomber d’area di rigore, piuttosto qualcuno con migliori caratteristiche di inserimento dalle retrovie o di tiro da fuori. Ovvero uno alla Musah e uno alla Samardzic, entrati in campo al posto di un Pasalic che aveva lavorato alla grandissima su Modric per 82 minuti e un De Ketelaere che aveva progressivamente perso la scintilla, essendo alla quarta gara da titolare in 10 giorni. Condivisibile o meno, è stata una scelta.

Sono stati il quarto e quinto cambio, visto che gli altri tre sono stati obbligati da altri fattori: Brescianini per l’infortunato De Roon al 19’, Djimsiti e Bellanova per uno stanco Ahanor e Bernasconi (forse peggiore in campo) al 71’ per ridare equilibrio e soprattutto portare Zappacosta a piede invertito sulla fascia sinistra. Due delle ultime tre occasioni si sono sviluppate proprio da quel lato: la parata acrobatica di Maignan ha negato proprio al numero 77 nerazzurro il gol.
È stata una scelta che ha rotto lo spartito, perché ha tolto al Milan un riferimento che fino a quel momento aveva permesso di poter gestire senza troppi patemi la sofferenza difensiva. E anche Musah, tra l’altro, è andato davvero vicino a sfondare nei minuti finali, come già aveva fatto contro il Brugge con la spizzata che ha propiziato il gol di Pasalic. Solo che stavolta c’è stata una retroguardia più attenta. A generare queste occasioni sono però stati i movimenti, l’imprevedibilità e l’assenza di un riferimento centrale che avrebbe intasato ancora di più in mezzo.
Ecco perché è eccessivamente semplicistico ridurre tutto ai centravanti. Soprattutto se in questo momento c’è uno Scamacca che è ancora lontanissimo dalla sua miglior versione e che per sua natura avrebbe avuto la tendenza ad uscire dall’ingorgo centrale dato dalle linee strette del Milan, di fatto non risolvendo in alcun modo il problema.
E NikolaKrstovic? Parla il campo: uscendo dal campo allo Zini sabato scorso è apparso parecchio accigliato e sfiduciato verso sé stesso dopo le due pessime prestazioni al cospetto delle difese di Slavia Praga e Cremonese, non certo due corazzate, per quanto organizzate possano essere. Il montenegrino ha finora dimostrato sì discrete doti dentro l’area di rigore, ma anche di non avere le qualità tecniche all’altezza per partecipare a una fase di possesso palla organizzato, come sarebbe servito contro il Milan e come ben dimostra il 55% di passaggi completati nelle due partite sopracitate.

Tradotto: se per Scamacca c’è un fisico che va gestito con grande attenzione, per Krstovic è il fattore ‘fiducia’ a dover essere mantenuto in equilibrio. E se qualcosa è stato chiaro nei primi due mesi e mezzo di stagione, è che la parola ‘equilibrio’ è al centro dei pensieri di Juric più di altre. L’auspicio, dello stesso tecnico in primis, è che presto vi venga affiancata anche la parola ‘vittoria’. Ma questo non può e non deve dipendere solo dalle punte, specialmente in una squadra che ha distribuito piuttosto equamente i 13 xG creati: dopo i 3.0 di Krstovic, c’è Lookman a 1.3 e via via tutti gli altri.
Ogni gara, per il resto, fa storia a sé: contro una squadra aggressiva come l’Udinese serviranno caratteristiche ancora diverse e magari quelle del classe 2000 ex Lecce potrebbero rivelarsi più utili, come sono state contro il Torino o contro il Parma. È il bello di poter scegliere: visto come era ridotta la squadra fisicamente fino a tre settimane fa, Juric pur di avere margine di decisione ci avrebbe messo la firma.






