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Alimenti iperproteici: tra moda, marketing e reale necessità

Gli alimenti iperproteici possono avere un ruolo in alcune situazioni specifiche, ma non sono necessari per la maggior parte delle persone che seguono una dieta equilibrata

La moda del “High Protein”

Negli ultimi anni gli scaffali dei supermercati si sono riempiti di alimenti “High Protein” (HP): yogurt, dessert, snack, biscotti e persino prodotti da forno. Secondo Euromonitor International, i consumatori li acquistano soprattutto per migliorare salute e benessere. L’Osservatorio Immagino GS1 Italy segnala nel 2023 un +5% nelle vendite e un aumento del 20% del fatturato, per un valore di 2 miliardi di euro. Oggi quasi 3.000 prodotti confezionati vantano l’etichetta “ricco in proteine”. A livello globale, il mercato vale già 4,1 miliardi di dollari e si prevede che raggiungerà i 10 miliardi entro il 2032.

Il fattore trainante di questo incremento è sicuramente l’offerta, che è aumentata dell’11% nel 2024, ma anche la domanda, che ha segnato un +8% nello stesso anno. Perciò, la grande distribuzione ha dovuto adeguarsi a questa forte crescita di domanda e offerta.

Da dove nasce la tendenza

Questa moda non nasce oggi. Le prime diete iperproteiche comparvero già tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ma il vero boom arrivò negli anni Settanta e Ottanta con la diffusione di diete a basso contenuto di carboidrati come la Atkins, la Paleo e la chetogenica. Il messaggio implicito era che ridurre i carboidrati e aumentare le proteine fosse la chiave per uno stile di vita sano e un corpo tonico. Parallelamente, il mondo del fitness e del bodybuilding diffuse l’idea che le proteine fossero indispensabili per aumentare la massa muscolare. Anche in ambito scientifico, dopo la Seconda guerra mondiale, si diffuse l’errata convinzione che la malnutrizione fosse causata principalmente da una carenza proteica. Solo successivamente si chiarì che si trattava piuttosto di malnutrizione calorico-proteica.

Oggi, l’interesse verso le proteine si è ulteriormente ampliato con la crescita del mercato delle cosiddette proteine alternative, di origine vegetale, da fermentazione o da insetti. Secondo il Future Food Institute, questo settore vale già 90,5 miliardi di dollari e potrebbe superare i 230 miliardi entro il 2034, spinto soprattutto dai Millennials e dalla Gen Z, attenti alla sostenibilità e al benessere animale.

Cosa significa “iperproteico”

Le proteine sono molecole formate da amminoacidi, fondamentali per costruire e riparare tessuti, produrre enzimi e ormoni e mantenere efficiente il nostro organismo. Un alimento è definito “iperproteico” quando contiene una quantità di proteine significativamente superiore rispetto ai prodotti analoghi: ad esempio, uno yogurt tradizionale ne fornisce 5–8 grammi per 100 g, mentre una versione “High Protein” può arrivare a 15–20 g.

Quante proteine servono davvero

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e i LARN italiani (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), una persona sedentaria necessita di circa 0,8–1 grammo di proteine per ogni chilo di peso corporeo al giorno, pari al 10–15% delle calorie totali. Per una donna di 54 kg, questo corrisponde a circa 49 grammi di proteine al giorno, facilmente raggiungibili con una normale alimentazione mediterranea. Il nostro organismo utilizza solo una certa quantità di proteine: l’eccesso viene eliminato dai reni o trasformato e depositato come grasso. Inoltre, ogni grammo di proteine apporta 4 kcal, proprio come un grammo di carboidrati: quindi più proteine non significa necessariamente più salute.

Conta anche la qualità: le carni rosse e lavorate, per esempio, sono associate a un maggiore rischio cardiovascolare e tumorale, mentre pesce, carne bianca, yogurt e legumi rappresentano alternative più salutari. Una dieta varia e bilanciata consente di coprire il fabbisogno proteico senza bisogno di ricorrere a prodotti artificialmente arricchiti.

Quando è utile aumentare le proteine

Nei paesi occidentali l’apporto proteico medio è già superiore al necessario, ma in alcune situazioni può essere utile un leggero incremento. Dopo i 50 anni, ad esempio, massa e forza muscolare tendono a ridursi: le linee guida consigliano 1–1,2 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno. Anche chi soffre di malattie croniche, chi è reduce da interventi chirurgici importanti, infortuni o ustioni o chi pratica sport ad alta intensità e frequenza può beneficiare di un apporto da 1.4g a 2 g per kg di peso corporeo. Nelle donne in gravidanza, l’aumento di proteine serve a sostenere la formazione dei nuovi tessuti e la crescita del feto, mentre chi segue diete vegetariane o vegane può avere bisogno di più proteine per compensare una minore biodisponibilità. Nel caso delle proteine vegetali esistono tecniche per migliorare assorbimento e
utilizzo da parte dell’organismo: l’aggiunta di alimenti ricchi di vitamina C, come agrumi e peperoni, l’ammollo o il tipo di cottura favorisce un miglior assorbimento delle proteine vegetali.

Pro e contro dei prodotti High Protein

I prodotti arricchiti in proteine possono risultare pratici – ad esempio dopo l’allenamento o quando si ha poco tempo – ma non sempre sono la scelta migliore. Molti appartengono alla categoria degli alimenti ultra-processati, ottenuti tramite numerosi passaggi industriali e arricchiti con additivi, dolcificanti o aromi. Se confrontiamo un budino proteico con uno yogurt greco, spesso il contenuto proteico è simile, ma il primo presenta una lista ingredienti molto più lunga. Un consumo frequente di questi prodotti può favorire un’eccessiva assunzione di additivi, che nel lungo periodo possono avere effetti negativi sulla salute, come l’aumento del rischio di malattie cronico-degenerative.

Esistono però delle eccezioni. Alcuni yogurt bianchi ad alto contenuto proteico non presentano aggiunta di additivi e possono essere utili per le persone anziane che perdono massa muscolare e le cui diete spesso sono povere di nutrienti. Anche gli snack a base di legumi spesso non contengono additivi e rappresentano alternative più sane rispetto alle merendine o ai cracker industriali.

Il prezzo del marketing

Un altro aspetto da considerare è il costo. I prodotti iperproteici sono mediamente più cari, pur offrendo spesso un contenuto proteico solo leggermente superiore agli analoghi tradizionali. Il prezzo più alto riflette soprattutto il marketing, la ricerca e il packaging accattivante, più che un reale valore nutrizionale aggiunto. Non solo i prodotti ad alto contenuto proteico rappresentano una nuova frontiera del business dell’industria alimentare che vuole farli percepire come superiori ai prodotti non arricchiti, per venderli a prezzo maggiorato.

Conclusioni

Gli alimenti iperproteici possono avere un ruolo in alcune situazioni specifiche, ma non sono necessari per la maggior parte delle persone che seguono una dieta equilibrata. Il benessere non dipende dalla quantità di un singolo nutriente, ma dall’equilibrio complessivo dell’alimentazione e dallo stile di vita. Meglio scegliere alimenti freschi e vari, leggere con attenzione le etichette e diffidare di promesse miracolose. Ricorda: non esistono cibi magici, ma abitudini che, giorno dopo giorno, fanno davvero la differenza per la tua salute.

Lara Brignoli – dietista clinica e sportiva, MindFit Clinic


Bibliografia

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Allowance for Adults. ISRN Nutrition. 18 luglio 2013;2013:1–6.
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Optimal Protein Intake, Sustainable Dietary Sources and the Effect on Appetite in Ageing Adults.
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5. Proteine: la carica dei cibi proteici. A chi servono davvero? https://ilfattoalimentare.it/cibiricchi-proteine