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La struttura Wwf di Cenate Sopra, teatro della 3ª puntata della rubrica di approfondimento di Bergamonews, ogni anno ospita 3.500 esemplari. La primavera è la stagione dei cuccioli in difficoltà, in inverno arrivano gli animali feriti da arma da fuoco: “La fauna selvatica è lo specchio della salute dell’uomo”

Cenate Sopra. Aperto da poche settimane, al Centro Recupero Animali Selvatici in Valpredina viene portato un tasso ferito ad una zampa. L’arto è lacerato dai denti seghettati di una tagliola, il morso di ferro di un bracconiere. L’animale, ancora intrappolato, si era trascinato vicino ad una cascina, sfinito e impaurito.

Il direttore sanitario decide per l’amputazione della zampa ferita. Per un tasso, animale che per vivere scava con gli arti anteriori intricate tane sotterranee dove riposa e alleva i cuccioli, potrebbe significare la fine. E invece no. Durante un test in una tana costruita artificialmente, con una sola zampa scava un tunnel di uscita e si allontana nel bosco. L’inverno successivo, sulle nevi della riserva naturale, gli operatori trovano le impronte di un tasso a tre zampe: ce l’aveva fatta. Era sopravvissuto.

Il tasso venne poi scelto per il logo del Cras dell’Oasi Wwf di Valpredina, teatro della terza puntata della rubrica “Dietro le quinte” . La sua storia in qualche modo incarna la missione stessa delle persone che gravitano intorno alla struttura: curare e restituire alla libertà gli animali selvatici, offrendo al tempo stesso ai cittadini un punto di riferimento educativo e sociale.

Inaugurato all’inizio degli anni Duemila, il Centro accoglie oggi qualcosa come 3.500 animali l’anno e il trend è in costante aumento. Il responsabile della struttura è Matteo Mauri, che ci guida negli ambienti dedicati alla riabilitazione degli esemplari. Laureato in Allevamento e benessere degli animali, nella quotidianità del Cras si occupa di primo soccorso, dell’alimentazione e della gestione dei selvatici.

“La giornata tipo non esiste – sorride -. I casi critici richiedono terapie giornaliere, ma il lavoro cambia con le stagioni: in primavera arrivano i cuccioli trovati in difficoltà, in inverno curiamo animali feriti da arma da fuoco o provenienti da sequestri”.

Il percorso di recupero si articola in tre fasi: dai lettini post chirurgici dell’ambulatorio veterinario, un po’ come una terapia intensiva ospedaliera, ai primi movimenti attentamente monitorati, fino alla riabilitazione finale. È il momento in cui i rapaci provano il volo nelle grandi voliere e i mammiferi imparano di nuovo a muoversi nei recinti. “Prima di rilasciare un animale dobbiamo essere certi che possa vivere davvero in autonomia, proprio come in natura”, spiega Mauri.

Il Centro ospita diverse professionalità: il direttore sanitario imposta le terapie ed esegue gli interventi chirurgici, l’inanellatore volontario dell’Ispra applica i dispositivi di identificazione agli uccelli. La naturalista che lavora nella struttura è anche un’esperta di pipistrelli: Valpredina è la sede lombarda dello Sportello Pipistrelli, riferimento informativo per i cittadini per tutto quello che riguarda il mondo dei chirotteri.

Ma anche per gli operatori più esperti, il contatto con la fauna selvatica non è mai semplice. “Nelle fasi di cura gli esemplari vivono momenti di stress incalcolabile – ricorda Mauri -. Per gli animali selvatici l’uomo è un predatore, il contatto è vissuto come terrore allo stato puro. La prima cosa da fare per renderli più tranquilli è metterli in una condizione di buio, solo così iniziano a sentirsi al sicuro”.

“La fauna selvatica è lo specchio della nostra salute – sentenzia -. Quando entriamo in un bosco, dovremmo sentirci sempre ospiti: prima di tutto è la casa degli animali, poi un po’ anche la nostra”. Lo accompagniamo a dare da mangiare ad una giovane volpe ospite della struttura, poi facciamo visita in riabilitazione ad un gufo reale, il rapace notturno più grande d’Europa. È in questi momenti che avvertiamo il senso profondo dietro al Centro: restituire alla natura ciò che le appartiene.

centro recupero animali selvatici oasi wwf valpredina - foto anna arzuffi diramaL'ingresso del Cras. Foto di Anna Arzuffi

Guarda la terza puntata integrale di “Dietro le quinte” nel video in apertura di articolo.

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