Al Centro culturale San Bartolomeo in mostra 40 opere del pittore bergamasco
Bergamo. Fino a domenica 26 ottobre, la pittura di Gianfranco Uristani torna a raccontare il silenzio e la bellezza essenziale del mondo, in una mostra che raccoglie paesaggi di campagna, scorci di borghi e marine attraversate da una luce che proviene da dentro le cose.
Alle pareti del Centro Culturale San Bartolomeo (via Tasso 55), una quarantina di opere recenti ruotano intorno ai soggetti prediletti del pittore, in particolare la casa e l’albero esplorati in infinite soluzioni compositive. Sono scorci più interiori che geografici, più archetipici che realistici: non c’è descrittivismo, non c’è naturalismo, c’è piuttosto uno sprofondamento onirico e immersivo nella luce-colore.
L’armonia nasce dall’equilibrio tra pochi segni fondanti: una casa, un albero, una strada. È un linguaggio ridotto all’essenza, che trova la sua forza proprio nella sua semplicità.
Non c’è figura umana nei dipinti di Uristani, eppure la presenza dell’uomo è ovunque: nel profilo di un casolare, nei sentieri che si allungano altrove, nelle ombre che suggeriscono il tempo vissuto. È una pittura che trasforma il quotidiano in poesia e in fiaba, lasciando che l’emozione nasca dal vedere e dal sentire. La sua cifra distintiva non è cambiata: anche nelle opere più recenti, dal grande al piccolo formato, il pimento resta tattile, materico, magnetico.
La critica Sandra Nava, che cura la mostra e segue da anni la ricerca di Uristani, osserva come l’artista “approfondisca con decisa presa di distanza da maniere e concessioni una rigorosa ricerca volumetrica, puntando a una concertazione più ordinata tra gli elementi formali della tela”. Ogni quadro, cioè, sembra obbedire a un ritmo interno, dove forma e colore si fondono in nette partiture visive, con la materia che si addensa quasi a scavare i profili delle cose.
Uristani, in sostanza, dipinge per addensamenti cromatici e per sottrazioni formali, spogliando il reale fino a raggiungere una dimensione elementare, in cui la casa diventa emblema dell’origine, rifugio e memoria, mentre l’albero si erge come presenza vitale, ponte tra terra e cielo, radice e slancio. La loro relazione, continuamente rinnovata, genera uno spazio dell’anima, una sospensione puramente contemplativa, che ci libera, per il tempo della visione, dal peso del presente.
Un invito a fermarsi, a guardare a ciò che resiste al fluire delle stagioni,in una parola a riscoprire l’eco profonda dell’esistenza.
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 11 alle 19.