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I bilocali di ChorusLife proposti ai giovani del Fondo Abitare: “Locazione? Emergenza sociale”
L'esterno degli appartamenti al Choruslife

Alcuni appartamenti dello smart district parte di una convenzione con il Comune, Lenzini: “Prezzi in linea con gli accordi territoriali”. Il ruolo della rimessa sul mercato degli immobili sfitti per soddisfare la richiesta

Bergamo. Sono passati quasi 5 mesi da quando lo scorso 3 giugno si è aperta la finestra di presentazione delle domande per entrare nel Fondo Abitare Under 35, la misura promossa dall’amministrazione comunale per aiutare i giovani a trovare una casa in affitto a Bergamo. Lo slot si chiuderà il 1° dicembre e, se al momento non è ancora stato diffuso il numero dei contratti finanziati, non è ancora stata raggiunta la soglia di 100 accordi prevista nell’edizione 2025 del bando.

Tutti i cittadini under 35, residenti in città o intenzionati a trasferirsi, possono fare richiesta per ricevere un contributo economico per contratti a canone concordato. Sussidio che, in base al reddito, può spaziare dai 150 ai 200 euro per un massimo di 3 anni. Tra i contratti inclusi nella misura il più comune è il classico 3+2, il cosiddetto ordinario agevolato.

A Bergamo la locazione a canone concordato è regolata da due accordi territoriali del 2017 e del 2024 sottoscritti dalle associazioni dei proprietari e degli inquilini. “Stiamo lavorando per un’unificazione – annuncia Claudia Lenzini, assessora alle Politiche per la Casa -. Il Comune da tempo si è attivato per l’offerta abitativa, il Fondo Under 35 è stato studiato per renderlo più inclusivo possibile”.

I patti territoriali suddividono la città in macroaree. Nelle zone centrali sono in vigore parametri decisamente più alti, non molto distanti dal canone libero; in periferia il divario con l’edilizia libera si muove invece in una forbice che va dal 30 al 40%. “Il canone concordato negli ultimi due anni si è movimentato e offre delle opportunità. Certo, in alcune zone più di altre”, spiega Oscar Caironi, presidente della sezione provinciale della Fimaa (Federazione Italiana Mediatori e Agenti d’Affari).

Nei quartieri lontani dal centro, a fronte di un prezzo libero che può anche sfiorare quota 700, con il 3+2 il costo di un bilocale può scendere fino a 350/400 euro al mese. “In periferia i locatori scelgono di avere una percentuale di rendita maggiore a fronte di una tassazione più forte” precisa Caironi. Nelle aree centrali, invece, un bilocale a canone concordato può facilmente avvicinarsi ai 1.000 euro mensili (spese comprese).

È il caso degli appartamenti di ChorusLife. Alcuni dei bilocali dello smart district rientrano tra quelli che l’Agenzia per la Casa di Palafrizzoni – Abito Bergamo – propongono telefonicamente ai giovani le cui richieste vengono accolte nel Fondo, ma che ancora sono in cerca di una casa. “Ci impegniamo a verificare situazioni che offrono potenzialità – chiarisce l’assessora Lenzini -. Una parte dei bilocali di Choruslife rientra in una convenzione con il Comune, che impone al gestore di affittare a determinati canoni in linea con i patti territoriali”.

ChorusLife domenica persone

Prezzi che, però, tanti neolaureati al primo impiego o giovani famiglie faticano a sostenere. “Il canone concordato non è necessariamente basso – ricorda Lenzini -. Ognuno in base alla propria situazione reddituale può avere la possibilità di accedere ad un determinato tipo di alloggio piuttosto che ad un altro”.

Martedì, 28 ottobre, è prevista la prima convocazione del nuovo Osservatorio permanente sulle condizioni dell’abitare e degli affitti brevi. L’obiettivo dell’organo sarà comprendere l’evoluzione della locazione e frenare quella che a tutti gli effetti è diventata un’emergenza sociale che colpisce soprattutto le fasce reddituali più deboli.

“Cercheremo di capire come sopperire all’attuale mancanza di alloggi a prezzi accessibili – sottolinea il presidente -. Tra gli Under 35 si nasconde una fascia grigia che nessuno vede e che vive in uno stato di quasi povertà”. Al tavolo siederanno tutti gli stakeholder che hanno un ruolo nelle dinamiche abitative. “La soluzione deve essere pratica più che politica – sostiene Caironi -. Serve convergere tutti in un’unica direzione”.

A Bergamo il numero di immobili sfitti è esorbitante. Se è vero che è difficile riportare una stima complessiva, la Fimaa ha calcolato che in città sono circa 2 mila le abitazioni, tra Aler e edifici comunali, non utilizzabili perché non conformi alle normative. “Alloggi che necessitano di riqualificazioni, in alcuni casi di piccoli adeguamenti – continua Caironi -. La rimessa sul mercato di questi immobili potrebbe rappresentare un fattore decisivo per soddisfare la richiesta”.

Un tema delicato è quello dei negozi sfitti nei quartieri periferici. “Da tempo come Fimaa suggeriamo di cambiarne le destinazioni d’uso – ricorda -. In periferia ci sono serrande abbassate e piazze vuote, un fenomeno che spesso porta a problemi di sicurezza e degrado. Come già sperimentato in altre città questi locali potrebbero diventare abitazioni per studenti”.