Pamela, fiori e ricordi alla camera ardente. La madre: “Se le amiche sapevano, dovevano denunciare”
Avanti gli interrogatori: in giornata i pm milanesi sentiranno i familiari della giovane
Villa d’Almè. C’è chi lascia un mazzo di rose, chi un ricordo scritto a mano: “Eri il fiore più bello, ora sei una stella. Aiuta la tua mamma da lassù”.
Martedì 21 ottobre ad accogliere il feretro di Pamela Genini, 29 anni, originaria della Valle Imagna, c’erano amici, conoscenti, ma anche tanta gente comune. Gente che non è rimasta indifferente all’orrore dell’ennesimo femminicidio e che si è fermata anche solo per una preghiera.
La madre della ragazza, Una Smirnova, è arrivata insieme alla nonna Inna, tenendola stretta stretta sotto braccio. Il passo è lento, lo sguardo segnato dal dolore. Al centro della camera ardente, allestita nella casa del commiato di via Brughiera, una bara in rovere laccato bianco. Tutt’intorno, composizioni floreali ornate da nastri che portano inciso “con amore infinito”. Alle pareti, tantissime immagini di Pamela: alcune la ritraggono da bambina, altre da giovane donna nel pieno della vita. In entrambi i casi sempre bellissima, sempre circondata dall’affetto dei suoi cani.
Tra i presenti, anche chi l’ha conosciuta sin da piccola. Rosaria Mirante, ex insegnante alle elementari a Val Brembilla, ha consegnato alla madre una vecchia foto. “Era educata, dolcissima, volenterosa. Quando ho saputo ciò che le è successo ho perso le parole”. Lancia un appello alle istituzioni: “Servono leggi più forti. Pamela non ha denunciato perché aveva paura”. Mario Manzinali, amico di famiglia, rincara: “Dentro al sistema ci sono delle falle. Qualcosa non ha funzionato “.
Una Smirnova ha parlato ai microfoni di Canale 5. GianlucaSoncin, accusato di omicidio pluriaggravato, “mi sembrava gentile. Diceva di volerle bene, invece era un mostro”. Ma il dolore più grande, oltre alla perdita della figlia, è il senso di abbandono: “Sono arrabbiata con le sue amicizie. Se sapevano, dovevano denunciarlo. L’hanno lasciata sola. Nessuno mi ha contattato”.
Poi, l’appello pubblico per il ritorno di Bianca, la cagnolina di Pamela. “È ancora con Francesco Dolci. Diceva di essere il suo ex fidanzato, ma era solo un amico. Non vuole restituirla, anche se abbiamo il certificato veterinario. L’abbiamo cercato con i Carabinieri, ma ci ha chiuso la porta. Sta usando il cane per farsi pubblicità in tv. Aiutatemi: Bianca deve tornare a casa, per Pamela”.
Proprio Dolci, amico della vittima e testimone chiave, è stato sentito in Procura per tre ore. Ha ribadito la lunga spirale di violenza subita da Pamela: “Mi diceva di avere paura. Soncin la minacciava, anche di uccidere sua madre”. Tra gli episodi raccontati: una pistola puntata al ventre, un dito rotto, minacce continue.
Gli inquirenti gli hanno chiesto anche delle frequentazioni e delle attività lavorative di Pamela. Intanto, la Procura ha chiesto a Dolci di limitare le ospitate televisive, per non ostacolare le indagini.
Secondo quanto emerge, Soncin avrebbe fatto duplicare le chiavi dell’appartamento milanese di via Iglesias per sorprendere Pamela e ucciderla con un coltello portato da casa. I testimoni, tra cui vicini e il fabbro che ha duplicato quelle chiavi, stanno contribuendo a ricostruire le ultime ore di vita della giovane. Mercoledì mattina, in Procura, saranno ascoltati anche i familiari. La madre ha dichiarato di sapere che la figlia si era curata un dito rotto, ma di ignorare che fosse stata picchiata dal compagno. Il 4 settembre 2024, infatti, Pamela si era recata al pronto soccorso di Seriate riferendo di essere stata aggredita la sera prima a Cervia da Soncin.








