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Operaio morto dopo l’incidente sui binari, i consulenti della difesa: “Deceduto per il Covid”

Secondo i due esperti Raffaele Iannotta perì a causa del coronavirus, non per l’amputazione della gamba subita dopo essere stato investito da un locomotore

Treviglio.Raffele Iannotta morì a causa del Covid, non per l’amputazione della gamba subita dopo essere stato investito da un locomotore mentre lavorava lungo la linea ferroviaria tra Romano di Lombardia e Treviglio. Almeno questa è la conclusione dei due consulenti nominati dalle difese di E.R. e C.R., all’epoca amministratori unici di Gcf e Gefer, le due ditte che avevano in appalto il rinnovo dei binari, a processo per omicidio colposo insieme al macchinista G.C. e al capocantiere G.P.

Quella notte del 23 novembre 2020, l’operaio 64enne venne soccorso in elicottero e trasportato all’ospedale di Varese. Erano mesi di piena emergenza Covid: al tampone risultò positivo, seppur asintomatico, e fu ricoverato in terapia intensiva insieme ad altri pazienti affetti da coronavirus. Operato d’urgenza, non si riprese più e morì circa un mese dopo. Le cause del decesso restano al centro del dibattito processuale.

Andrea Verzeletti, medico legale e Damiano Rizzoni, infettivologo, hanno analizzato il caso basandosi sulla relazione del 118, sul verbale del pronto soccorso dell’ospedale di Treviglio, dove Iannotta venne portato in un primo momento, e sulla cartella clinica dell’ospedale di Varese, dove venne operato, ricoverato in terapia intensiva e dove morì il 17 dicembre.

“Al paziente venne amputata una gamba e l’intervento viene descritto come privo di complicanze – ha spiegato in aula Verzeletti -. Nei giorni successivi si presentò una progressiva difficoltà respiratoria tanto che il 6 dicembre si rese necessaria la ventilazione attraverso il C-pap. L’8 dicembre venne intubato e 9 giorni dopo morì. Il suo quadro clinico fu dominato da una grave infezione respiratoria dovuta al coronavirus, dal nostro punto di vista non emergono riferimenti per poter collegare il decesso all’infortunio”.

“Ma se Raffaele Iannotta non fosse stato investito dal locomotore, sarebbe comunque morto per Covid?”, ha chiesto il giudice Donatella Nava. “Il paziente in un primo momento era asintomatico, ma l’infezione era già presente – ha proseguito il consulente -. Poi si è evoluta, come spesso succedeva in quel periodo storico, ed è subentrata una sepsi che l’ha portato alla morte. Ma questa condizione è stata provocata dal Covid, non dall’amputazione. Il moncone infatti era integro, non interessato da un processo infettivo, tant’è che due tamponi effettuati sulla ferita non evidenziarono tracce di batteri”.

“L’evoluzione clinica del caso è sovrapponibile a tante altre rilevate in pazienti affetti da coronavirus” ha aggiunto l’infettivologo Rizzoni. Ma il pubblico ministero Letizia Ruggeri, considerate anche le conclusioni della consulenza effettuata nell’ambito dell’udienza preliminare, dove si ravvisava una relazione tra l’infortunio e il decesso, ha chiesto: “Ma come fate a escludere categoricamente che se l’operaio non avesse subito l’infortunio sarebbe comunque morto per Covid?”.

“Perché era positivo al test, fumava tre pacchetti di sigarette al giorno da 40 anni e, se non si fosse fatto male, sarebbe comunque stato ricoverato dopo qualche giorno a causa del virus – ha risposto Rizzoni -. Il trauma non è nemmeno una concausa del decesso”.

La consulente del pm parla di “crush syndrome”, ovvero la sindrome da schiacciamento che si verifica in caso di politrauma. Ma secondo l’infettivologo questa condizione non ha interessato il caso di Iannotta – che tra l’altro secondo gli esperti presentava un unico trauma localizzato – e ne ha elencato i motivi: “Questa sindrome si manifesta subito, non dopo 15 giorni e determina un aumento della creatinina immediato, valore che nel paziente era normale. Così come lo era, per ben tre volte, la cosiddetta Pct, indicatore della sepsi. Invece l’interleuchina 6, importante marcatore del Covid, era elevata: il valore normale è 7, Iannotta l’aveva a 58”.

La prossima udienza è stata fissata per il 10 febbraio 2026.

TRIBUNALE AULA DI TRIBUNALE CONDANNA - GETTY IMAGES