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Dal blocco di marmo di Vicenza alla festa in piazza: Nicola Trapattoni ha realizzato l’Europa League esposta fuori dalla Curva Sud. “Mi rende felice aver visto la tifoseria unita e che il messaggio di quest’opera è stato capito”

Bergamo. Quando si è affacciato dalla balconata della Curva Sud, sventolando la maglia con la numero 67 appena consegnatagli dal capitano Marten De Roon, NicolaTrapattoni a cuore aperto ha voluto dedicare la sua opera “a chi ci guarda da lassù e non ha potuto viverla, e anche per chi è ancora vivo e non può esserci. Un ricordo per i nostri vecchi che l’Atalanta l’hanno seguita quando giocava a San Benedetto del Tronto o ad Avellino, un motivo di unione per tutti i nostri giovani”.

L’Europa League gigante di marmo era ancora nascosta sotto i teli nerazzurri, in attesa di essere scoperta pochi minuti dopo. “Ed è incredibile come non ci sia stato nessuno spiffero, di alcun tipo: posso assicurare che il viavai in ditta c’è stato eccome, in tanti sono venuti a vedere come procedevano i lavori, ma tutti volevano mantenere l’effetto sorpresa”, racconta a pochi giorni di distanza dallo svelamento, avvenuto nella serata di venerdì 17 ottobre, giorno del 118° compleanno nerazzurro: “Sono contento soprattutto perché siamo riusciti a far emergere il vero significato di quest’opera”.

Quel numero 8, ribaltato di novanta gradi, diventa il simbolo dell’infinito. E riconduce alla coppa stessa, destinata a mantenere viva in eterno la memoria di un giorno storico, il 22maggio2024, ma soprattutto “dedicata a chi l’ha sempre sognata e non ha potuto viverla”, come recita la scritta sul basamento su cui poggia la riproduzione del trofeo.

“È stato il primo motivo che ci ha spinto”, spiega, “quello di mantenere viva la memoria di chi non c’è più. Di chi se n’è andato in età avanzata, di chi ci ha lasciato troppo presto, tutti gli amici che sono lassù. Chi non può più venire allo stadio e non può esserci. Quando ero piccolo, ricordo un signore che con la sua Fiat 127 andava a vedere l’Atalanta, mentre tutti partivano coi bus dei fan club del Milan, dell’Inter o della Juve. Ci ripenso spesso, se oggi io sono qui è anche grazie alla sua passione”.

“L’altra condizione che avevamo posto è che tutti i gruppi fossero uniti: ATA – Associazione Tifosi Atalantini, Forever Atalanta, Per Chi Non Può Esserci, Tanto Tornano. Perché l’unità è la cosa più importante: siamo stati tutti d’accordo da subito, soprattutto sul significato. Abbiamo unito le due curve”, prosegue.

Da maggio a ottobre. Dalla prima raccolta fondi al telo sfilato dalla famiglia Percassi nel piazzale della Curva Sud. Cinquemesi di lavoro intenso dietro le quinte, iniziato con la colletta prima di Atalanta-Parma: “Lo stadio ha risposto da subito alla grande”. In quel piazzale nel quale i ragazzi con le cassette iniziavano a raccogliere i primi contanti, migliaia di persone si sono date appuntamento nel segno dell’Atalanta e della memoria del trionfo di Dublino. “Ho perso il conto delle riunioni, tra organizzazione e allestimento della festa… e anche smontaggio la sera stessa”, sorride il Trap.

“Non abbiamo mai avuto dubbi che ce l’avremmo fatta”, spiega parlando della realizzazione pratica dell’opera. “L’idea iniziale era di utilizzare il marmo: pensavamo fosse impossibile, poi ci siamo resi conto che avevamo fondi sufficienti per coprire le spese principali”. E così alla Trapattoni Marmi di Dalmine, l’azienda di famiglia, è iniziato il processo di concretizzazione dell’idea. “Ai costi non abbiamo dato peso: veniva dopo. Avremmo anche rinunciato alla parte mancante”.

Svelata l'Europa League gigante fuori dalla Curva Sud

Prima veniva l’orgoglio di poter realizzare “un pezzo unico”, un lavoro “di mestiere e di passione” per quanto ricercati sono i dettagli. “È esattamente la riproduzione della coppa originale scansionata in ogni singola sfaccettatura”. L’eccezione? Il logo dell’Uefa, sostituito dal classico stemma tondo della Dea con i capelli al vento.

“Abbiamo utilizzato il marmo di Vicenza, consigliato da scultori e architetti, un materiale vecchio da rendere ‘anticato’ utilizzando specifici prodotti e che si indurisce col passare del tempo”. Un blocco originale da 2,30 metri di altezza a base quadrata con lato di 1 metro, lavorato per il 60% a macchina e per il 40% da uno scultore che si occupa di incisioni di marmo a livello professionale.

Il risultato finale dopo due mesi di lavoro è un’Europa League che in totale pesa quasi 5 tonnellate, alta 2,70 metri, includendo la base di 60 centimetri, quadrata con lato di 1,05 metri. A realizzarla CristoforoGiorgi della SmvCostruzioni. “Il suo supporto è stato fondamentale: non ce l’avremmo fatta senza di lui e la mano che ci ha dato con la posa”.

Già, per l’appunto, la posa: “Ci siamo ritrovati alle 5:30 di giovedì mattina (16 ottobre, ndr), una sorta di raid notturno con il buio. Un camion gru ha trasportato il blocco, lo ha sollevato e lo ha poggiato con la protezione di legno intorno. In 40 minuti abbiamo terminato. Alle 6:15 era già tutto pronto”.

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Un lavoro di gruppo: “Devo ringraziare Cristoforo, l’ingegner Scolari, tutti i ragazzi che si sono adoperati. Abbiamo scelto insieme gli stemmi da posizionare alla base. E poi ringrazio la cava GrassiPietre di Vicenza: mi hanno scritto che sono orgogliosi di cosa è diventato il loro blocco”.

E ovviamente tutti coloro che hanno contribuito economicamente: “Chi ci ha messo qualcosa, anche la più piccola parte, lo ha fatto con il cuore. Anche numerosi imprenditori si sono informati per chiedere come potessero contribuire”. Il ricavato alla fine non solo ha coperto le spese, è andato persino oltre: “Li utilizzeremo per le coreografie o per altre iniziative. Ma voglio dire una cosa: per rispetto verso chi ha contribuito sin da subito, avevamo deciso ben presto che l’opera l’avremmo portata a termine in ogni caso”.

“Bergamo è ancora una roccaforte del tifo pulito, si fa sempre l’interesse della collettività, si guarda al bene del gruppo”. La festa ne è un esempio. “E voglio citare la mostra, che mi ha fatto commuovere, come anche vedere i giocatori di ieri e di oggi insieme, oppure la telefonata della famiglia Percassi: mi ha fatto molto piacere”.

“Non ho mai vissuto una soddisfazione cosi”, conclude, “La parola che sentivo più spesso pronunciare era ‘meraviglia’. Talmente bella che mia mamma, che ha 80 anni, ha guardato la coppa finita e mi detto: ‘ma cosa abbiamo fatto?’”. L’ennesima dimostrazione dello spirito bergamasco: “Noi siamo così: se vogliamo fare qualcosa, andiamo e lo facciamo”.