“Le Orobie e i suoi abitanti”: il pluripremiato documentario di Daniele Gangemi
Il documentario racconta la vita animale e le connessioni tra alberi e funghi nelle Alpi Orobie
La pellicola del 39enne Daniele Gangemi, originario di Sarnico, ora in fase di distribuzione, ha trionfato in tre categorie diverse al Festival Folco Quilici di Comacchio, in provincia di Ferrara. Si parla delle diverse tecniche di sopravvivenza degli animali e delle interazioni tra alberi e funghi. Gangemi ne ha curato la regia, la produzione, la sceneggiatura e il montaggio.
Le orobie sono una delle perle e dei simboli bergamaschi in Italia e nel mondo. Ogni anno sono numerosi i turisti che si cimentano sui sentieri montani orobici tra la Val Brembana la Val Seriana e la Valtellina. Parliamo di 90 km di vette, attorniate da una cospicua varietà di flora e di fauna che rendono le Alpi Orobie un tesoro naturale unico nel suo genere.
Un panorama montano protagonista del documentario “Le Orobie e i suoi abitanti”, ideato e prodotto dal bergamasco Daniele Gangemi, che accompagna lo spettatore all’interno di un viaggio fatto di scoperta e curiosità a livello animale e ambientale.
Il documentario, ora in fase di distribuzione e in uscita nei prossimi mesi, ha vinto di recente tre premi (Miglior documentario, Premio del pubblico e Premio Rotari) al Festival internazionale Folco Quilici a Comacchio (Fe), ed è stato selezionato al Documentaries Without Borders International Film Festival nella categoria Wildlife/Nature/Animals (prima volta per una produzione italiana).
Il tema centrale della pellicola sono le strategie utilizzate dagli animali per sopravvivere ad un ambiente a volte ostile. Mentre sul finale del videoracconto l’attenzione si sposta sulle interazioni tra alberi e funghi all’interno del bosco.
“L’idea di questo documentario nasce circa cinque anni fa. E la devo a Baldovino Midali (documentarista naturalista da oltre trent’anni), una delle figure più esperte in termini di fauna. Infatti per lui ogni occasione è buona per immergersi nella natura delle valli e fotografare le specie animali. Mi invitò a casa sua e mi mostrò tutto il materiale che aveva e da lì pian piano iniziò a balenarmi in testa l’idea del documentario. Per quanto riguarda le Orobie Baldovino ha un patrimonio filmico straordinario e grazie al suo aiuto è partita questa avventura” – spiega Gangemi, che ne ha curato la regia, la produzione, la sceneggiatura e il montaggio
Midali ha guidato Gangemi alla scoperta dei boschi orobici risolvendogli ogni dubbio che si poneva mentre scriveva la storia. Sempre grazie a lui il documentarista bergamasco ha conosciuto figure come i fotografi Massimiliano Manuel Paolino, Davide Crola e Roberto Vallet che hanno contributo al progetto regalando perle come le riprese di stambecchi e camosci circondanti dalla neve in alta montagna.

“Nella prima parte del documentario – continua Gangemi – parlo delle tecniche di sopravvivenza degli animali in una situazione non proprio idonea: parliamo di inverni caratterizzati dalle temperature rigide. Tra le varie modalità di sopravvivenza ho parlato anche di come determinati animali fuggono ai predatori. Ma sarà possibile ammirare immagini come quelle inerenti al lungo viaggio d’amore intrapreso dalle rane temporarie o a quelle raffiguranti le coreografie del merlo acquaiolo per conquistare la compagna. Protagonisti anche animali come lo stambecco, il camoscio, la pernice bianca e le aquile reali (di cui il citato in precedenza Baldovino Midali ne è un avvezzo conoscitore).
“Sul finale del documentario affronto il tema della cooperazione presente tra gli alberi all’interno del bosco. In particolar modo come loro comunicano attraverso la rete miceliare dei funghi. Gli alberi e i funghi si comportano come un super-organismo, mettendo in atto delle strategie di difesa e di sopravvivenza fuori dall’ordinario”.
Gangemi nel documentario si sofferma su come gli alberi comunicano tra di loro nei boschi delle Alpi Orobie. Per esempio “avvisano i vicini in caso di allarme e sostengono e rinforzano gli esemplari più deboli”.
Il tutto è possibile tramite il micelio dei funghi (Wood Wide Web): si tratta di una rete di connessioni sotterranee che permettono il trasporto di nutrienti e informazioni vitali. Rispetto a ciò, prezioso l’aiuto del neurobiologo Stefano Mancuso(attraverso la lettura)delle sue teorie riguardanti l’intelligenza delle piante.
“Le Orobie e i suoi abitanti” è l’ottavo documentario realizzato da Gangemi nell’arco della sua carriera. Tra questi anche “La montagna che rivive”, prodotto da Alpenway e presto vedrà una messa in onda su Rai Tre.



