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Il tesoro nascosto di Bergamo Alta: l’archivio Colleoni e le storie dimenticate delle donne

Tra rogge, mulini e incarichi, le delibere del primo anno di attività raccontano la nascita del Luogo Pio della Pietà e le prime tracce della sua missione verso le donne bergamasche

In occasione del 550° anniversario della morte di Bartolomeo Colleoni, figura centrale per la storia bergamasca, Ilaria Colleoni – docente di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Filippo Lussana di Bergamo – ha scritto questo testo dopo un’accurata ricerca sull’archivio del Luogo Pio della Pietà, istituzione fondata dallo stesso Colleoni nel 1466 e tuttora attiva nel cuore di Bergamo Alta. Grazie alla disponibilità del presidente dell’ente, Ilaria Colleoni ha avuto accesso diretto alle delibere del primo anno di attività (1476), che ha tradotto e studiato. 


Il 2025 segna il 550° anniversario della morte di Bartolomeo Colleoni, uno dei più celebri condottieri del Quattrocento. Figura centrale per la storia del territorio bergamasco, Colleoni è noto soprattutto come uomo d’armi: le sue battaglie, i frequenti cambi di schieramento al servizio dei potenti dell’epoca, la sua rapida ascesa militare sono ben documentati e spesso celebrati. Tuttavia, accanto al Colleoni guerriero, esiste anche un Colleoni “uomo di pace”, che nella seconda parte della sua vita si dedica con energia a opere di carattere sociale e di sviluppo del territorio.

È in questo contesto che nasce il Luogo Pio della Pietà, istituzione benefica fondata dallo stesso Colleoni e tuttora attiva nel cuore di Bergamo Alta, in via Bartolomeo Colleoni, la storica “corsarola”. Pochi sanno che all’interno di questo edificio si conserva un patrimonio documentario di straordinario valore: l’archivio del Luogo Pio, una fonte storica pressoché inesplorata che offre spunti preziosi per comprendere la storia economica, sociale e culturale di Bergamo e del suo territorio.

Sugli scaffali dell’archivio si trovano i libri delle deliberazioni, la serie fondamentale che prende avvio con il Liber Terminationum annorum 1476, 1477 et 1478 e prosegue ininterrottamente fino ai giorni nostri. Si tratta di una fonte inesauribile, ancora poco indagata dagli studiosi, che può gettare nuova luce su aspetti cruciali della storia locale.

Da sempre affascinata dalla figura di Colleoni, ho avuto la fortuna, in occasione della mia laurea magistrale in Storia Medievale, di poter accedere a questo archivio privato grazie alla disponibilità del presidente del Luogo Pio. Ho così potuto condurre una ricerca sulle prime deliberazioni dell’ente, scoprendo quanto queste fonti siano fondamentali non solo per ricostruire la storia dell’istituzione, ma anche per approfondire la conoscenza della società bergamasca tra Medioevo ed età moderna.

Il Luogo Pio della Pietà fu fondato nel 1466 da Bartolomeo Colleoni con la celebre Donatio inter vivos, un atto di donazione che trasferiva al Comune di Bergamo un ingente patrimonio immobiliare e fondiario. L’ente aveva come scopo principale l’erogazione di doti alle fanciulle povere nubende della città e del territorio, secondo una logica che intrecciava carità, promozione sociale e tutela della propria casata.

L’erogazione della dote era infatti un elemento centrale nella società del tempo: rappresentava non solo uno strumento di tutela dell’onore femminile, ma anche un mezzo per assicurare alle giovani donne un futuro dignitoso e per mantenere l’equilibrio sociale tra le famiglie del ceto dominante.

Le disposizioni della Donatio Inter vivos ci restituiscono un quadro articolato dei criteri di selezione delle beneficiarie: priorità alle fanciulle della casata Colleoni, poi alle giovani delle famiglie nobili bergamasche, infine alle altre ragazze del territorio. La dote, dunque, non era solo un atto di carità, ma anche un potente strumento di costruzione e difesa delle reti familiari e sociali.
La documentazione conservata nell’archivio del Luogo Pio permette di seguire da vicino la nascita e l’evoluzione di questa istituzione, offrendo uno spaccato unico sulle dinamiche economiche, sulle strategie familiari e sulle forme di assistenza e solidarietà che caratterizzavano la società bergamasca del tardo Medioevo. L’analisi diretta delle delibere del 1476, primo anno di attività del Luogo Pio della Pietà, permette di entrare nel vivo della vita amministrativa e sociale dell’ente. La traduzione e lo studio di questi atti hanno rivelato una realtà molto più articolata di quanto si possa immaginare leggendo solo i documenti normativi o i testi celebrativi.

Le ben 130 delibere – che vanno dal 20 Febbraio fino al 31 Dicembre – testimoniano la complessità della gestione patrimoniale dell’ente: dalla distribuzione degli incarichi alla regolamentazione delle acque, dalla manutenzione dei beni immobili alla riscossione dei canoni, fino alla difesa del patrimonio dalle usurpazioni della Repubblica di Venezia. Ogni atto amministrativo diventa così una finestra aperta sulle priorità, le difficoltà e le soluzioni adottate da una comunità impegnata a garantire la continuità di un’opera benefica.

Le delibere mostrano una struttura amministrativa già sorprendentemente efficiente: vengono nominati fattori, campari (addetti alla manutenzione delle rogge), notai, ambasciatori incaricati di difendere i diritti dell’ente presso Venezia. Ad esempio, il 20 febbraio 1476 viene nominato Tonolino Viscardi come fattore, con uno stipendio annuo e l’assegnazione di un cavallo, segno della centralità della gestione agricola e patrimoniale.

Molte delibere riguardano la manutenzione delle rogge e dei mulini, infrastrutture fondamentali per l’economia locale. Il 27 aprile 1476, ad esempio, viene incaricato Bartolomeo Moroni di Stezzano come camparo delle seriole, mentre altre delibere prevedono la costruzione di fienili e la riparazione di ponti e argini. Questi atti testimoniano l’attenzione costante alla produttività e alla sicurezza delle risorse idriche, vero motore della ricchezza agricola bergamasca.

Le delibere documentano la concessione in affitto di terreni, mulini e diritti d’acqua, spesso con contratti di lunga durata o enfiteusi. Un esempio significativo è la locazione dei mulini di Cologno, affidati a Giuseppe di Gromo per nove anni, con precise clausole sulla manutenzione e la restituzione degli attrezzi. In altri casi, la Pietà concede l’uso delle acque delle seriole a privati cittadini per alcune ore settimanali, in cambio di un canone, regolando così l’accesso a una risorsa preziosa e contesa.
Non mancano testimonianze circa le tensioni con la Repubblica di Venezia che, dopo la morte di Colleoni, tenta di riappropriarsi di alcuni beni. Le delibere documentano l’invio di ambasciatori a Venezia per difendere i diritti della Pietà e la costante attenzione a tutelare il patrimonio da usurpazioni e appropriazioni indebite.

Durante questo primo anno di attività non si trova ancora nessun riferimento a doti da erogare, ad eventuali cifre da esborsare a favore di questa o quell’altra fanciulla, né arrivano alla Pietà richieste in tal senso. Per saperne di più sarebbe utile proseguire nello studio delle delibere degli anni successivi. Gli esempi sopra riportati dimostrano come ogni atto, ogni nome, ogni decisione amministrativa contribuisce a ricostruire la trama della vita quotidiana, delle relazioni sociali, delle strategie familiari e delle condizioni delle donne nella Bergamo del Quattrocento.

Nonostante la ricchezza e la continuità della documentazione, l’archivio del Luogo Pio della Pietà resta ancora in gran parte inesplorato. Le potenzialità di questa fonte sono enormi: le deliberazioni, i registri, gli atti notarili e le corrispondenze permettono di seguire l’evoluzione delle politiche assistenziali, di analizzare la gestione delle risorse idriche e agricole, di studiare le relazioni tra città e contado, di ricostruire le biografie di amministratori, beneficiari e semplici cittadini.

Proseguire nello studio sistematico di queste fonti significa non solo arricchire la conoscenza della storia locale, ma anche contribuire a una riflessione più ampia sulle dinamiche sociali, economiche e culturali che hanno plasmato il territorio bergamasco. In particolare, l’attenzione alle pratiche dotali e alla condizione femminile offre spunti di grande attualità per comprendere le radici storiche delle disuguaglianze di genere e delle politiche di inclusione sociale.

Il Luogo Pio della Pietà rappresenta una delle più antiche fondazioni benefiche d’Europa ancora in attività. La sua storia, custodita negli scaffali dell’archivio, è parte integrante della memoria collettiva di Bergamo e del suo territorio. Oggi più che mai, in occasione del 550° anniversario della morte di Bartolomeo Colleoni, è fondamentale valorizzare e promuovere la ricerca su queste fonti, coinvolgendo studiosi, studenti, istituzioni e cittadini. Solo attraverso uno studio attento e condiviso dell’archivio del Luogo Pio sarà possibile restituire voce alle donne, alle famiglie, alle comunità che hanno costruito la storia di Bergamo.
Un patrimonio che attende ancora di essere pienamente riscoperto e raccontato.


Ilaria Colleoni, docente di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Filippo Lussana di Bergamo