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Bimbi ustionati all’asilo, il giudice: “L’intenzione è chiudere il processo entro l’estate”

Nell’udienza di giovedì 16 ottobre a carico della maestra e della coordinatrice della scuola materna San Zeno è stata respinta la richiesta di rinvio avanzata dalle difese

Osio Sopra. Sono trascorsi quasi tre anni e mezzo da quel giorno tragico in cui Elisa Prandi e Alessandro Bonansinga, allora appena quattro anni, rimasero gravemente ustionati dal ritorno di fiamma sprigionato da un braciere acceso per arrostire i marshmallow, nel giardino dell’asilo San Zeno di Osio Sopra.

E ora, per il pubblico ministero Silvia Marchina, urge arrivare alla definizione del processo a carico della maestra della classe blu Monica Valsecchi e della coordinatrice Simonetta Nava, entrambe accusate di lesioni colpose gravi e gravissime, aggravate dal fatto di averle cagionate a più persone e perché commesse in violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Il giudice Laura Garufi condivide la necessità di accelerare e ha respinto la richiesta di rinvio avanzata dall’avvocato Emilio Gueli, difensore della coordinatrice, che aveva chiesto di sospendere il procedimento in attesa del risarcimento assicurativo per l’ultima bambina rimasta ferita, quella che aveva riportato un’ustione al polpaccio. “Vorrei chiudere il processo entro l’estate”, ha dichiarato il giudice. Il procedimento, dunque, prosegue: se nel frattempo la situazione risarcitoria dovesse risolversi, verrà tenuta in considerazione.

L’udienza di giovedì 16 ottobre è servita a trattare le questioni preliminari e fissare il calendario del processo. Le difese hanno chiesto di stralciare dal fascicolo la sentenza con cui Roberto Tornicelli – il padre che, la mattina del 30 maggio 2022, spruzzò il bioetanolo sul fuoco – era stato condannato in rito abbreviato a 3 anni, 4 mesi e 12 giorni. Questo perché il giudice Patrizia Ingrascì, che aveva emesso la sentenza, si era espressa parlando di condotte di “tipo commissivo-omissivo” delle due imputate, che “consentivano, o comunque non impedivano” al papà di accendere il braciere all’interno dell’asilo. Per questo motivo il processo era stato riassegnato ad un altro giudice e i tempi si erano ulteriormente allungati. Ora però si entra nel vivo della vicenda processuale e nella prossima udienza, fissata per il 24 marzo, si cominceranno ad ascoltare i testimoni chiamati dall’accusa e dalla difesa.

Nava e Valsecchi anche questa volta non erano presenti in aula. Lo erano invece, come sempre, le famiglie dei due bambini: Alfonso Bonansinga e Sabrina Ciulla, genitori di Alessandro, e Paolo Prandi e Angela Perico, genitori di Elisa. Dopo aver raggiunto un accordo con l’assicurazione e ottenuto parte del risarcimento, le famiglie hanno scelto di non costituirsi parte civile nel processo penale, pur restando persone offese, e di proseguire in sede civile. Chiedono però, con la loro costante e rispettosa presenza in aula, che venga accertata l’eventuale responsabilità penale delle due imputate. Da quel giorno la loro vita è cambiata e i segni delle ustioni sui corpi dei loro figli resteranno purtroppo perenni.

I fatti

Il 30 maggio 2022, i bambini della classe blu dell’asilo San Zeno stavano partecipando a un laboratorio all’aperto nel giardino della scuola materna. Come sorpresa finale, era previsto di arrostire dei marshmallow sul fuoco, con l’aiuto di tre papà volontari.

Uno di loro, Roberto Tornicelli, aveva portato il braciere e una tanichetta di bioetanolo, aveva sistemato le pietre, versato il liquido infiammabile e acceso la fiamma con un accendino. Il riverbero del sole aveva però reso invisibile la fiammella, e l’uomo, convinto che il fuoco si fosse spento, spruzzò altro bioetanolo. In un attimo si verificò il ritorno di fiamma che investì i presenti.

Elisa e Alessandro, che si trovavano in prima fila, furono avvolti dalle fiamme: i vestiti presero fuoco e riportarono ustioni gravissime, in particolare la bambina, ferita sull’80% del corpo. Entrambi rimasero per giorni in pericolo di vita; Elisa restò ricoverata per dieci mesi. Oggi stanno meglio, ma portano ancora i segni di quel dramma e devono affrontare nuove operazioni chirurgiche e dolorose terapie.

Tornicelli si assunse la responsabilità dell’accaduto fin dal primo giorno. Le due imputate, invece, hanno sempre sostenuto di non aver autorizzato l’accensione del fuoco e di non essersi accorte che il padre avesse portato nel cortile il braciere e il liquido infiammabile. Ora spetterà al giudice stabilire se la loro versione regge alle prove.

Osio Sopra, bimbi ustionati all’asilo