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Piazzale Marconi: un “piazzale” vero e proprio. È solo un sogno? Quando sarà la natura a ospitare la città

A Norimberga, in Germania, esiste il Bazn – Buntes Amt für Zukunft Nürnberg, un istituto visionario che si definisce “un laboratorio per la visualizzazione di un futuro vivibile” che ha pubblicato un reel in Instagram che ci fa vedere come potrebbero essere le Green City del futuro

C’è un’immagine che non riesco a togliermi dalla mente: la città che non si limita a custodire qualche zona verde come un’appendice, ma che diventa essa stessa ospite della Natura. Non più isole di alberi tra distese di cemento, ma quartieri interi avvolti da rampicanti, chiome e percorsi all’ombra in mezzo a cespugli, erbe e orti.

Oggi più che mai, con il cambiamento climatico che bussa con forza alle porte delle nostre case, non possiamo più accontentarci di pensare l’urbanistica come una somma di cemento, pietra e asfalto. Le ondate di calore, l’aria soffocante che si concentra nelle piazze e nelle strade, la nostra stessa “biofilia” – quella antica e istintiva necessità di vivere in contatto con la natura – ci chiedono di fermarci e ripensare la città.

Il motto dovrebbe essere semplice, quasi elementare: “Più natura nelle nostre città, più benessere per noi cittadini”. Non un verde ridotto a ornamento, a cornice decorativa attorno a palazzi e strade, ma un verde che sia protagonista. Un verde che segue i suoi ritmi, che porta con sé biodiversità, frescura, bellezza. Un verde che ci ricorda che, fino ad oggi, abbiamo costruito soltanto “città minerali”.

L’European Forest Institute ce lo dice chiaramente: bisogna capovolgere la prospettiva. Non più la città che ospita qualche giardino, ma la città che viene ospitata dalla Natura. Ma come trasformare queste parole in immagini, in sogni concreti? A Norimberga, in Germania, esiste il BAZN – Buntes Amt für Zukunft Nürnberg, un istituto visionario che si definisce “un laboratorio per la visualizzazione di un futuro vivibile”. Guardando uno dei loro reel di Instagram, che vi invito a vedere qui, ho avuto un brivido: è così che potrebbe essere la nostra vita, immersa in città che respirano, che si lasciano attraversare dalla Natura.

Ho condiviso subito quel video con amici, conoscenti, e persino con l’assessore al Verde di Bergamo, Oriana Ruzzini. La sua risposta è stata sincera, ma amara: “Sono suggestioni molto interessanti, ma troppo avanzate per la nostra città e per la macchina amministrativa”.

E allora mi chiedo, e vi chiedo: davvero dobbiamo rassegnarci? Davvero le nostre piazze, come Piazzale Marconi, dovranno restare distese accecanti di pietra che si arroventanod’estate e respingono la vita? Davvero il nostro destino è abitare città calde, inospitali, incapaci di regalarci ombra, frescura e respiro? O possiamo avere il coraggio di sognare insieme, come comunità, una città diversa – una città che non soffoca ma accoglie, che non respinge ma abbraccia, che non si chiude ma si apre?

Forse oggi sembra un sogno. Ma ogni cambiamento, prima di diventare realtà, è stato un sogno condiviso.

È per questo che nel 2009, prima per due anni sulla sponda bresciana del Lago di Garda e poi stabilmente a Bergamo, ho dato vita alla straordinaria avventura de I Maestri del Paesaggio. Era il tentativo di realizzare, almeno per quindici giorni all’anno, in quasi una ventina di luoghi della città, quel sogno che tutti vorremmo vivere. Davide, il direttore di questo giornale, mi dice spesso che sono un sognatore. Forse ha ragione. Ma poi, complice, pubblica sempre volentieri i miei sogni!


Maurizio Vegini, Paesaggista dello Studio GPT

Maurizio Vegini