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Pamela uccisa perché “o con me, o con nessun altro”. Il gip: “Relazione ben oltre la tossicità”. Quando finì in ospedale a Seriate

Soncin resta in carcere, riconosciute tutte le aggravanti: premeditazione, stalking, futili motivi e crudeltà. La vittima “consapevole dell’imminente fine”. L’anno scorso si era presentata al pronto soccorso con un dito rotto

“O con me o con nessun altro”. Questa, secondo il giudice per le indagini preliminari Tommaso Perna, è la logica che ha spinto Gianluca Soncin a piombare martedì sera nell’appartamento milanese di Pamela Genini, la 29enne originaria della Valle Imagna uccisa con almeno 24 coltellate.

Il giudice ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere del 52enne accusato di omicidio pluriaggravato, accogliendo integralmente la richiesta avanzata dalla pm Alessia Menegazzo e dall’aggiunta Letizia Mannella sulla base delle indagini condotte dalla Polizia di Stato.

Riconosciute tutte le aggravanti contestate: premeditazione, stalking, futili motivi, crudeltà. Il giudice ravvisa  “il pericolo” che Soncin “nella sua follia omicidiaria possa prendere di mira anche” F.D., l’ex fidanzato della vittima, che con Pamela aveva mantenuto un rapporto di amicizia ed era al telefono con lei poco prima che si consumasse l’orrore. “Oltre ad essere reo di essersi frequentato con la vittima (…) ha contribuito in misura significativa alla ricostruzione del contesto”, scrive a proposito il gip, definendo l’imprenditore di Sant’Omobono una figura chiave nell’inchiesta. Una sorta di “memoria storica” del rapporto malato tra Pamela e il suo compagno.

Anche perché, purtroppo, “resta l’amarezza di constatare”, scrive il giudice in un passaggio, “che la vittima ha dipinto un quadro non sufficientemente allarmante della vicenda”, quando il 9 maggio scorso, durante una lite, la polizia era intervenuta nell’appartamento della coppia. Quel giorno Pamela, forse per paura o per protezione, aveva detto che Soncin era solo “un amico a cui doveva dei soldi”.

Emerge tuttavia un episodio. Una lite domestica, il 3 settembre 2024 quando nella casa di lui a Cervia arrivarono i carabinieri. Dopo quella violenta discussione, Pamela decise di trasferirsi momentaneamente a casa di un’amica a Seriate. La mattina dopo, si recò al pronto soccorso dell’ospedale Bolognini, dove le fu diagnosticata la frattura di un dito della mano destra, con una prognosi di 20 giorni.

Con i medici, Pamela trovò il coraggio di dire che era stato il compagno, che non era la prima volta, che l’aveva strattonata e tirata per i capelli. Allarmati dallo sfogo, i sanitari contattarono i carabinieri di Seriate, che arrivarono in ospedale per raccogliere la testimonianza della donna. Dopo aver appreso che il fatto era avvenuto il giorno prima a Cervia, i militari contattarono i colleghi romagnoli, inviando l’annotazione con il referto medico e una sintesi delle parole riferite informalmente da Pamela ai medici. Il motivo? Il reato, procedibile a querela di parte, si era consumato a Cervia, di conseguenza la competenza territoriale andava collocata lì. Lei, ricontattata dagli investigatori dell’Arma di Seriate, rispose che non aveva intenzione di presentare denuncia.

Morale, mai nessun fascicolo fu aperto in Procura, nemmeno una procedura d’urgenza per il codice rosso. E nessun alert risulta essere stato inviato alle Questure di riferimento per eventuali misure preventive. Di quella vicenda, insomma, rimane solo una traccia nelle banche dati delle forze dell’ordine.

Tornando al provvedimento del giudice, confermata l’aggravante della premeditazione: “Soncin si è recato nell’abitazione di Genini munito di ben due coltelli a serramanico, di cui uno lasciato all’interno dell’abitacolo della sua vettura”. Non solo: l’uomo aveva anche fatto una copia delle chiavi di casa all’insaputa di Pamela. “Vi è stata una vera e propria spedizione dell’uomo a casa della donna, decisa almeno una settimana prima”.

Riconosciuta l’aggravante di stalking: “Suscita profonda frustrazione, oggi, leggere che più volte Genini è stata minacciata di morte”. Idem per i futili motivi, visto che l’uomo ha ucciso la donna perché voleva interrompere la relazione: “una ragione futile e bieca”, “non meritando alcun tipo di umana comprensione”.

Regge infine l’aggravante della crudeltà. “Pamela ha acquisito consapevolezza dell’imminente fine”, scrive il giudice, che definisce la relazione con Soncin andata “ben oltre la tossicità”, caratterizzata sin dal principio da “inaudita e nitida violenza”.