“Al telefono con Pamela mentre veniva uccisa. Denunciate, non combattete i ‘mostri’ da soli”
Lo ripete F.D., imprenditore di Sant’Omobono ed ex fidanzato di Pamela Genini, la 29enne originaria della Valle Imagna uccisa martedì notte a Milano con 24 coltellate dal suo compagno, Gianluca Soncin, 52 anni. “Minacciava di far male anche alla sua famiglia, per questo non diceva nulla”. A Strozza l’avevano vista l’ultima volta lunedì: “Sembrava serena”
Lo sguardo che a volte si perde, statico sul volto impietrito segnato da una notte insonne. Le frasi che a volte si fanno sconnesse. “Bisogna denunciare. Noi, persone normali, non abbiamo gli strumenti per contrastare certi mostri”. Lo ripete F.D., imprenditore di Sant’Omobono Terme ed ex fidanzato di Pamela Genini, la 29enne originaria della Valle Imagna uccisa martedì notte a Milano con 24 coltellate dal suo compagno, Gianluca Soncin, di 52 anni.
A parlare è un uomo visibilmente provato, che racconta di aver frequentato Pamela fino a due anni fa e di aver assistito, impotente, al lento precipitare della situazione. Se Pamela rientra nella categoria di quelle che definisce “persone normali”, dall’altra parte, nella categoria dei “mostri”, evidentemente ritiene ci sia l’uomo che l’ha massacrata: Soncin, biellese, con un passato segnato da truffe legate alla compravendita di auto di lusso e precedenti per aggressioni.
Pamela voleva lasciarlo. “Ma lui non lo accettava – racconta F.D. -. Minacciava di fare del male anche alla sua famiglia. Per questo lei non ne ha mai parlato”. Lo conferma il compagno della madre: l’avevano vista serena e sorridente appena il giorno prima, lunedì, quando era passata in via Mezzasco, a Strozza, per salutare i genitori. La madre Una, di origini russe, e il padre Sergio, segnato da un grave incidente sul lavoro. Pamela aveva anche un fratello e una sorella: Nicola di 33 e Veronica di 35 anni.
L’aggressione durante una telefonata
“Ha subito le peggiori vessazioni, fisiche e psicologiche – continua F.D. -. Il compagno cercava di isolarla dal lavoro e dagli amici. A volte glielo dicevo: ‘guarda che finisce male'”. E così è stato. Soncin ha fatto irruzione nell’appartamento al terzo piano in zona Gorla, dove Pamela si era trasferita. È entrato usando una copia delle chiavi realizzata di nascosto settimane prima. La ragazza era al telefono con l’ex fidanzato, con cui era rimasta amica, proprio nel momento in cui l’uomo ha fatto irruzione.
“Ci eravamo conosciuti sette anni fa durante una festa in piscina – ricorda F.D. -. Poco prima della tragedia ci eravamo sentiti: era rientrata da Lugano, dove era andata per iscriversi a un corso di psicologia. Voleva laurearsi”. “Aiuto, ho paura, questo è pazzo”, sono state le ultime parole pronunciate da Pamela al telefono. Poi un messaggio disperato: “Teso ho paura, è entrato, nn so che fare, chiama polizia”. Quando le volanti sono arrivate, Pamela ha risposto al citofono fingendo una consegna, indicando il piano. Grida dall’interno dell’abitazione. Quando gli agenti sono riusciti ad aprire la porta, la giovane era riversa a terra. Respirava a fatica.
Una relazione tossica e violenta
Con Soncin era iniziata nel marzo 2024. Fin da subito, raccontano le persone vicine, l’uomo aveva mostrato un comportamento violento e possessivo: schiaffi, calci, vestiti strappati, una pistola puntata al ventre. Aveva persino costretto Pamela a lasciare il lavoro e trasferirsi a Cervia con lui. In passato aveva già tentato di ferirla con un coccio di bottiglia e di accoltellarla. Questa volta ci è riuscito. Dopo l’aggressione, ha inscenato un tentativo di suicidio, infliggendosi dei tagli. È stato portato al Niguarda per una notte, poi fermato e interrogato. Si è avvalso della facoltà di non rispondere. È detenuto a San Vittore con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dal legame sentimentale, dalla crudeltà e dallo stalking.
Indagini in corso
Il fermo è stato disposto dalla pm Alessia Menegazzo, che coordina le indagini con il procuratore aggiunto Letizia Mannella. Dopo il femminicidio, numerosi i testimoni ascoltati, tra cui vicini di casa che hanno sentito grida disperate: “Non lo farò più”, “Ti amo”, “Smettila, ho una famiglia”. Alcuni l’avrebbero vista urlare e inginocchiarsi sul balcone mentre veniva schiaffeggiata da Soncin. Determinante anche il racconto di F.D., che ha ricostruito il crescendo di violenze subite da Pamela.
Nel decreto di fermo si legge un quadro “agghiacciante”, fatto di “vessazioni e soprusi”. La vittima, spiega il testimone, voleva lasciare l’uomo ma temeva per la sua vita e per quella dei genitori: “Se mi lasci ti ammazzo e ammazzo tua madre”, le diceva. Anche per questo Pamela era terrorizzata. Aveva smesso di postare sui social per evitare di essere trovata. Pochi giorni prima della tragedia, aveva confidato all’ex compagno di sentirsi “sola”, ma anche sollevata per aver trovato il coraggio di chiudere quella relazione.
Difeso dall’avvocatessa Simona Luceri, Soncin è apparso “confuso” e non ha parlato. Giovedì mattina è fissato l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Tommaso Perna, che dovrà decidere sulla convalida del fermo e sull’eventuale custodia cautelare in carcere.”Pazzo? Sì lo sei. Ma non credo abbastanza da non sapere quello che stavi facendo – ha scritto sui social Elisa Bartolotti, l’amica con la quale Pamela Genini aveva fondato il brand di bikini -. Ciao Pam, ti voglio bene amica mia. Spero solo – continua, riferendosi al compagno omicida – che se esiste una giustizia la pagherai per avermi tolto chi per me era una sorella “.
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