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Termovalorizzatore Montello, prima audizione in Regione: “Il consiglio ha preso degli impegni, si rispettino”
Una manifestazione di piazza contro il progetto del termovalorizzatore

Battaglia in sede di VI Commissione: l’azienda ha illustrato il progetto e le finalità, contestate pesantemente dal Comune di Montello che ha anche abbandonato la seduta sul finale. Reazioni politiche opposte: tra chi chiede con intransigenza la sospensione immediata e chi invece sostiene la linea del dialogo

Era solo il primo appuntamento ma l’indirizzo è chiaro: ogni scelta dovrà essere presa negli interessi del territorio e a sua tutela.

Nel pomeriggio di lunedì 13 ottobre in Regione Lombardia, nell’ambito dei lavori della VI commissione permanente Ambiente, energia e clima, protezione civile riunita in seduta comune con la V Commissione Territorio, si è svolta l’audizione in attuazione degli impegni previsti dalla mozione 355 concernente la realizzazione di un impianto di incenerimento ad opera della Montello Spa.

Un appuntamento che ha dato il via alla fase di ascolto in merito alla richiesta dell’azienda di poter realizzare un termovalorizzatore, con l’obiettivo di approfondire ogni aspetto legato alle criticità ambientali, alla sicurezza e alla qualità della vita dei cittadini. All’incontro hanno partecipato i massimi esponenti tecnici e istituzionali: dalla Direzione generale Ambiente e Clima, ad ARPA Lombardia, la Provincia di Bergamo, il Comune di Montello e l’azienda proponente Montello S.p.A., garantendo un confronto tecnico rigoroso.

Un confronto necessario, che ha ribadito anche le varie posizioni dei partiti che siedono in consiglio regionale. Il Movimento 5 Stelle, per bocca della consigliera PaolaPollini, ha espresso la più netta contrarietà: “Portare avanti gli impegni presi dal Consiglio regionale attraverso la mozione approvata nelle scorse settimane, con l’obiettivo di arrivare a riscrivere il Piano regionale rifiuti. Questa è la direzione che il Movimento Cinque Stelle intende mantenere in merito alla vicenda relativa al progetto dell’inceneritore di Montello. Quanto ascoltato oggi in audizione ha confermato le più rilevanti criticità, da noi precedentemente segnalate alla Giunta attraverso atti ufficiali. In primo luogo, la prossimità dell’impianto con produzioni agricole di pregio, che rischierebbero di perdere la propria qualifica, nel momento in cui l’impianto venisse realizzato. Questo rappresenterebbe un grave danno, per il territorio e per le imprese stesse. È stato poi ribadito come l’intero territorio comunale sia all’interno della RER (Rete Ecologica Regionale) condizioni che già di per sé sarebbe sufficiente a bloccare qualsiasi tentativo di espansione dell’impianto. Abbiamo ascoltato i soliti vecchi trucchi semantici, al fine di tentare di rimarcare la differenza fra termovalorizzatore e inceneritore. Pur chiamandolo nel modo in cui si vuole, ciò che non cambierà sono le ceneri nere, pericolose per l’ambiente, che l’impianto lascerà in eredità al territorio da smaltire, qualora il progetto dovesse concretizzarsi, nonostante la volontà chiaramente espressa dai cittadini, dai rappresentanti degli enti locali e anche dal Consiglio regionale della Lombardia attraverso il recente voto alla mozione, che chiede lo stop del progetto. Da segnalare infine, il dato riportato da Arpa in merito alle molestie olfattive, già denunciate dai cittadini rispetto l’attuale conformazione dell’impianto. Nel 50% dei casi, in cui Arpa è intervenuta in seguito a segnalazioni l’estate 2025, sono state rilevate problematiche. Questo a conferma del fatto non si tratti di episodi isolati, ma di una condizione sistemica, che deve essere sanata, piuttosto che peggiorata attraverso l’ampliamento”.

Al “No” arrivato dal consiglio regionale l’azienda aveva replicato con una nota nella quale aveva chiarito la volontà di proseguire lungo il canonico iter autorizzativo: “Prendiamo atto, non meravigliandocene, della delibera di formale natura politica approvata dal Consiglio Regionale – avevano scritto -. Nella sostanza, siamo certi che l’istruttoria tecnica procederà nel rispetto dei ruoli e della disciplina in materia ai fini dell’espressione degli opportuni pareri, non trascurando i presupposti, anche normativi, sui cui è fondata l’istanza della società. In proposito, confermiamo il nostro impegno a fornire tutte le più opportune precisazioni richieste dagli Enti in sede di conferenza dei servizi oltre a quelle conseguenti a quanto ulteriormente necessario. Continueremo a prestare la nostra fattiva collaborazione con Arpa nello svolgimento delle attività di monitoraggio, proseguendo nella realizzazione degli interventi programmati, così come autorizzati dagli Enti preposti”.

Una posizione ribadita lunedì in aula, col presidente Roberto Sancinelli che ha sottolineato la “disponibilità al dialogo, ma non a fermarci”.

Di tenore completamente opposto le dichiarazioni del Comune di Montello, che oltre a chiedere con forza l’interruzione dell’iter autorizzativo, sul finale dell’audizione ha anche abbandonato la seduta in segno di protesta. Montello che, tra l’altro, sabato 4 ottobre è stato teatro di una nuova, partecipatissima manifestazione di protesta dal titolo emblematico: “Basta puzze – No all’inceneritore di Montello”: una marcia che ha raccolto un migliaio di presenze anche dai comuni limitrofi, scattata dal municipio del paese e giunta fino alle soglie dell’azienda.

Tornando alla seduta di lunedì pomeriggio, il presidente della V Commissione, il bergamasco Jonathan Lobati, ha sottolineato: “L’incontro di oggi è servito ad avere una prima visione di insieme del progetto mentre, nelle prossime settimane, sono previste altre due audizioni che serviranno per entrare più nel dettaglio dell’intervento. Continueremo a monitorare la situazione per fare in modo che ci sia attenzione al territorio e per dare una risposta alle preoccupazioni dei cittadini della zona”.

Gli hanno fatto eco le parole dei rappresentanti di Fratelli d’Italia, Michele Schiavi, Pietro Macconi e Alberto Mazzoleni: “I lavori di oggi confermano la nostra linea: affrontare il tema con equilibrio, ascoltando tutte le parti, ma con una priorità non negoziabile. Prima di valutare qualsiasi ipotesi di ampliamento o incremento strutturale dell’impianto, è imperativo intervenire con decisione per eliminare i miasmi che continuano a compromettere la qualità della vita dei residenti. È una criticità che non può e non deve più essere trascurata e che richiede soluzioni rapide e concrete, quanto fatto, seppur riscontrabile, evidentemente non è stato sufficiente. Non siamo per principio contrari alle iniziative imprenditoriali virtuose nell’ambito dell’economia circolare, ma ogni progetto deve rispettare la salute e le comunità locali. Abbiamo il dovere, come consiglieri regionali, di seguire da vicino questa vicenda, garantendo trasparenza e dialogo. L’audizione odierna è un passo fondamentale per riaprire un confronto costruttivo con la popolazione nell’ottica di individuare soluzioni condivise e sostenibili. Il percorso avviato dalla Commissione VI, in collaborazione con la Commissione V, è il miglior esempio di corretto approccio istituzionale. I cittadini e il territorio devono essere ascoltati, le aziende coinvolte e le criticità valutate con il massimo rigore tecnico. Solo così potremo assumere decisioni equilibrate, capaci di coniugare sviluppo, innovazione e imprescindibile tutela della comunità”.

Critici Davide Casati e Jacopo Scandella, del Partito Democratico: “Dopo l’audizione di oggi in Commissione VI Ambiente, due sono le questioni che ci sentiamo di rilevare, con una premessa: ci aspettavamo che l’assessore Maione su un tema così importante intervenisse personalmente, mentre era assente. Nel merito, la prima questione è relativa agli odori: dopo 5 anni di segnalazioni i cittadini sono  esasperati e il tempo dei tavoli tecnici è finito: occorre essere più incisivi rispetto alle indicazioni nei confronti dell’azienda, affinché a stretto giro si possano registrare miglioramenti apprezzabili. La seconda è relativa alla compatibilità della richiesta di nuovo impianto rispetto al PRGR, che oggi la DG Ambiente ha ribadito in sede di commissione: il piano va cambiato perché non è efficace, dal momento che non considera un aspetto fondamentale, ovvero la raggiunta (e superata)  autosufficienza della nostra regione dal punto di vista dello smaltimento rifiuti. Un Piano che non prende in considerazione né gli effetti cumulativi delle emissioni né l’effettivo fabbisogno della Regione non è evidentemente uno strumento adeguato per pianificare e gestire l’insediamento di nuovi impianti e l’ampliamento degli esistenti in una regione come la Lombardia. Se, come evidenziato oggi dall’azienda, il problema è la sostenibilità economica del ciclo produttivo a fronte dei continui aumenti dei costi di smaltimento presso impianti già esistenti, la Regione prima di prevedere deroghe e autorizzare nuovi impianti metta in campo politiche industriali volte al contenimento di tali costi”.