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“Le salme nelle chiese hanno una funzione sociale”, “Inconcepibile cambiare la Legge”
Un momento dell'audizione in Regione

Nella prima audizione si accende il dibattito tra amministratori e imprese funebri. La Commissione Sanità ricerca la mediazione per una deroga nelle aree interne

Milano. È infelice, parlando del diritto e della dignità dell’ultimo saluto ad un proprio caro, dover discutere di leggi e investimenti. Lunedì pomeriggio, durante la prima audizione davanti alla Commissione Sanità regionale per avviare l’iter che potrebbe portare al cambiamento della normativa che vieta l’esposizione delle salme dei defunti nelle chiese, si sono affrontati anche questi temi, alla ricerca di un compromesso tra sensibilità differenti.

“Nessuno vuole ridurre le garanzie sanitarie o tanto meno creare contrapposizione con le imprese funebri”, esordisce Susanna Pini, sindaca di Ponteranica e promotrice della richiesta di audizione da parte di oltre 60 primi cittadini bergamaschi. “Chiediamo che i Comuni possano autorizzare l’osservazione delle salme in spazi pubblici qualora siano rispettate le misure minime di sicurezza – spiega Pini -. Non si tratta di concorrenza sleale con le case del commiato. Non comporta profitto, ma risponde ad una funzione sociale e comunitaria”.

La sindaca elenca in aula i possibili accorgimenti che potrebbero essere resi obbligatori per concedere l’autorizzazione: servizi igienici accessibili nel raggio di 200 metri, adeguata ventilazione, igienizzazione dei locali dopo ogni utilizzo. E ancora: dotazione di presidi tecnologici di sicurezza e di dispositivi che monitorino la salma segnalando in tempo reale eventuali anomalie.

sindaca susanna pini salme nelle chieseLa sindaca Pini in aula

Esprime grande preoccupazione Alessandro Bosi, direttore e segretario di Feniof, la Federazione Nazionale Imprese Onoranze Funebri. “La normativa lombarda è stata presa come esempio da tutte le altre regioni, una deroga impatterebbe a cascata su tutto il sistema nazionale – spiega -. Non parliamo di un’abitudine culturale fossilizzata, ma di un comportamento emerso meno di vent’anni fa”.

Pietro Bonaldi, direttore di Lia (il sindacato di categoria delle Onoranze Funebri bergamasche), snocciola qualche numero. In Bergamasca, ad oggi, sono aperte 38 case funerarie. “Altre 10 sono già autorizzate e saranno concluse entro il 2026”, annuncia. Gli investimenti, solo in Lombardia, sfiorano il mezzo miliardo di euro.

La problematica è particolarmente sentita nei territori montani. “Da Almenno San Bartolomeo fino a Fuipiano non ci sono case del commiato – ricorda Gianbattista Brioschi, presidente della conferenza dei sindaci dell’Asst Papa Giovanni e dell’ambito della Valle Imagna -. Comprendo la difficoltà ad investire nei piccoli Comuni senza un risvolto economico, ma la necessità per la cittadinanza è reale”.

“In Val Brembana le distanze sono ampie e l’unica casa del commiato è a San Pellegrino Terme – chiosa il presidente della Comunità Val Brembana, Valeriano Bianchi -. Quando muore una persona anziana a Foppolo o Valtorta, se viene composta in una chiesa del paese gli abitanti le vanno a dare un ultimo saluto. Cosa che non succede a 30 chilometri di distanza”. “Si continua a parlare delle difficoltà dell’abitare in montagna e poi non andiamo incontro alle esigenze portate dai cittadini”, aggiunge Marco Grassi, presidente della Comunità Montana di Scalve.

Non usa mezzi termini Davide Veronese, presidente della federazione nazionale del comparto funerario (Federcofit). “Non è immaginabile la modifica di una Legge che a suo tempo fu avanguardista – osserva -. Ci chiedete di fare il passo del gambero su una normativa che funziona ed è emulata in tutta Italia. I principi igienico-sanitari non sono derogabili: per vent’anni i sindaci hanno chiuso non uno ma entrambi gli occhi, consolidando una prassi che è a tutti gli effetti contro la Legge”.

Nelle aree interne la proposta di Veronese è realizzare delle sale di osservazione interne ai cimiteri che possano ospitare le salme prima dei funerali. L’usanza è tuttavia consolidata anche in altre aree della provincia. “I Comuni montani sono forse più esposti, ma una modifica al regolamento andrebbe incontro a tutti indipendentemente dal numero di abitanti – sostiene Denni Chiappa, presidente della Comunità Isola Bergamasca -. Si rischia di fare delle differenze soltanto economiche, chiediamo semplicemente minor rigidità”.

È necessario ritrovare il buon senso – interviene il vicesindaco di San Pellegrino Terme, Vittorio Milesi -. Nei borghi montani non arriverà nessuna casa del commiato: non è ragionevole costringere anziani a partire da Cusio per raggiungere San Pellegrino solo per fare visita ad un proprio caro”.

“Serve trovare una mediazione, un punto di incontro per le aree interne – avverte il consigliere regionale Davide Casati, membro della commissione -. Le chiese potrebbero rappresentare un luogo adatto, ma solamente dopo una serie di investimenti mirati”. Casati ricorda l’esempio della Regione Puglia, dove è riconosciuta la possibilità di utilizzare i luoghi di culto per l’osservazione purché siano rispettate le norme igienico-sanitarie.

Valle Brembana: Federcofit interviene sulle salme nelle chiese

“Nei piccoli centri nessuno ha deciso di investire – precisa il consigliere regionale brembano, Jonathan Lobati -. Bisogna individuare le zone in cui pesano la distanza e lo spopolamento, aree in cui se non lo fa il pubblico nessuno investirà”. “Preferirei uno strumento risolutivo del problema, non una deroga”, conclude il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Michele Schiavi.